Diego Laxalt, il nome giusto per la Lazio

Diego Laxalt, il nome giusto per la Lazio

L’esterno uruguaiano può ricoprire diversi ruoli ed è pronto per il salto di qualità

Bologna, 25 settembre 2013. Il Milan si presenta al Dall’Ara senza sapere che Stefano Pioli ha caricato una freccia, e che quella freccia porta le treccine. Per Laxalt è il battesimo del fuoco: doppietta contro i rossoneri e tanti occhi puntati addosso, dopo quella partita. A quel tempo, Diego aveva vent’anni e poca esperienza alle spalle. Però, che grinta. Però, che corsa. La prima delle due reti è in perfetto stile-Laxalt: corsa senza freni verso la porta avversaria e tiro sul primo palo. Tralasciando la consistenza della difesa del Milan, più simile al burro che a uno scudo, una cosa salta agli occhi: la velocità con la quale Laxalt brucia tutti. Quella stessa velocità che convincerà Gasperini a spostare Diego sulla fascia, una volta arrivato a Genova.

Proprio al Genoa Laxalt fa vedere le sue qualità. In un primo periodo viene impiegato come mezz’ala, ma poi Gasperini si rende conto che quel ragazzo con le treccine può stare solo da una parte: sulla fascia sinistra. Il suo posto è quello, come quando sistemi i mobili dentro casa e ti rendi conto che sì, la scrivania deve stare proprio lì, e da nessun’altra parte. E così Laxalt si prende quella zona di campo, che va dalla sua area a quella avversaria. Non è così largo, però, il suo raggio d’azione. E’ lungo come è lunga la linea che separa il terreno di gioco dalle panchine, quello sì. Ma si limita a una striscia. Raramente Laxalt viene dentro, e se lo fa è solo per essere decisivo. Taglia il campo quando sa di poter mettere un pallone in mezzo, o quando c’è da inseguire un avversario. Per il resto, se ne sta sulla fascia. E va bene per tutti i moduli.

Il 3-5-2 di Gasperini, il 3-4-3 di Juric, la breve parentesi del 4-3-3 di Mandorlini: Laxalt, da due anni, c’è sempre. E’ una garanzia di costanza e buone prestazioni. Offende e difende, senza che per lui faccia troppa differenza. L’unica cosa che conta, per Diego, è tenere d’occhio la sua corsia: se qualcuno la attacca bisogna coprire, se invece gli altri la lasciano sguarnita, è il momento di attaccare.

E in questa Lazio, Laxalt starebbe benissimo. Sembra disegnato apposta per il 3-5-2 di Inzaghi, ma non starebbe male neanche come terzino nel 4-3-3: con Mandorlini ha giocato in quella posizione. E se fino a un paio d’anni fa poteva ancora essere considerato acerbo, ora questa etichetta se l’è scrollata di dosso: ha dimostrato di essere pronto e di saper stare in Serie A come si deve.

In biancoceleste potrebbe dare il cambio a Lulic, oppure sistemarsi in difesa, o ancora giocare come esterno offensivo, all’occorrenza. Tra l’altro, la Lazio aveva messo gli occhi su Laxalt già prima del suo approdo all’Inter. Poi non se ne fece nulla, perché l’uruguaiano all’epoca scelse i nerazzurri. Ora è il Genoa a detenere il cartellino di Laxalt, dopo averlo riscattato per quattro milioni nel luglio del 2016.

C’è quindi da trattare con Preziosi, e nella trattativa potrebbe essere inserito anche Cataldi, attualmente in prestito al Genoa. E forse così, dopo quattro anni, Laxalt e la Lazio potrebbero finalmente convogliare a nozze.

Cittaceleste.it

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