Lazio: punto di arrivo o trampolino di lancio?

Lazio: punto di arrivo o trampolino di lancio?

Questione di programmazione e di aspirazioni personali. Senza dimenticare il lato economico.

di Leonardo Mazzeo

ROMA“La Lazio è un punto di arrivo, non di partenza”. Neanche un mese fa, Igli Tare pronunciava queste parole. Ma è proprio vero? La Lazio è vista dai giocatori come un punto di arrivo? Da Hernanes a Keita, passando per Candreva: sono diversi i giocatori maturati in biancoceleste che poi hanno deciso di migrare altrove. O stanno per farlo.

CAPITALI ALTROVE, MA NON SOLO: L’ESEMPIO INTER

Questo non è un discorso che riguarda esclusivamente la Lazio. Attualmente, può essere esteso a quasi tutte le società di Serie A. Forse ne resta fuori la Juventus, che pur ha visto partire, in questi anni, calciatori del calibro di Pogba e Vidal. Oppure il Milan, per la sua storia. Per il resto, però, le altre squadre sembrano tutte sulla stessa barca. I capitali, da qualche anno, si sono spostati altrove. Ora sembrano essere tornati in Italia, con le milanesi pronte a rilanciarsi. Ma, tornando alla Lazio, questa è una situazione che si porta avanti da anni. Almeno dai tempi di Hernanes, quando il brasiliano salutò la squadra in lacrime per andare all’Inter. Stessa cosa fece Candreva: lui andò a Milano per vincere, e disse apertamente di aver fatto un salto di qualità. Sia Hernanes che Candreva consideravano l’Inter un punto di arrivo. Quella nerazzurra è una società sicuramente più blasonata, che negli anni ha lottato spesso per obiettivi importanti. Cosa che la Lazio non ha fatto con questa continuità.

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OBIETTIVI, ASPIRAZIONI PERSONALI E QUESTIONI ECONOMICHE

E, attenzione, qui non si vuole biasimare il singolo calciatore. Ognuno fa le scelte che vuole: sia dal punto di vista economico, sia per la sua carriera. E’ anzi normale che un giocatore, arrivato nel pieno della sua maturità calcistica, abbia aspirazioni alte. E, se la Lazio non è in grado di permettergli di raggiungerle, è anche normale che lui desideri andar via. Poi, certo, ci sono anche casi di bandiere che restano in una squadra per l’intera carriera, nonostante montagne di soldi offerti o richieste da top club europei. Ma, ancora una volta, queste sono scelte personali. Se Biglia ha voglia di misurarsi con un’altra avventura, può farlo; se Keita crede che la Juventus possa valorizzarlo meglio di quanto non abbia fatto la Lazio, che vada a Torino; stesso discorso per de Vrij. Ultimo, ma non ultimo, il lato economico: la Lazio non offre ingaggi altissimi, come invece fanno altre squadre. Quindi, di fronte a un’offerta allettante, è anche normale che il giocatore ci pensi. E che, magari, vada via.

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SVOLTA POSSIBILE, MA SERVONO TEMPO E PROGRAMMAZIONE

Anche questo ha detto Tare: serve programmazione, per non commettere di nuovo gli errori del passato. Un andamento troppo altalenante, quello biancoceleste, che negli ultimi anni non è riuscito a dare seguito a quanto di buono fatto nella stagione precedente. Per puntare all’Europa, la rosa va ampliata. Non va solo mantenuta l’ossatura dell’anno precedente: l’organico deve essere rafforzato. Altrimenti si rischia una stagione opaca, con giocatori scontenti che sentono di non potersi valorizzare in biancoceleste. Per evitare tutto ciò serve tempo, servono anni. E, come detto, serve programmazione. La Lazio può affermarsi in Europa, può dare continuità alle sue stagioni. Adesso, dopo un piazzamento europeo ottenuto, c’è un’altra possibilità. Vedremo se la società saprà sfruttarla o meno. Nel frattempo, uno dei possibili obiettivi per il centrocampo della Lazio sembra essere sfumato: CONTINUA A LEGGERE

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