MATRI RELOADED: TONI PIU’ BIANCOCELESTI!

MATRI RELOADED: TONI PIU’ BIANCOCELESTI!

Mauricio e Hoedt complicano la vita alla Lazio, che alla fine riesce comunque a vincere.

ROMA – Matri reloaded: non segnava dal 14 dicembre contro la Samp, riecco Alessandro in diagonale. Un volenteroso e pericoloso Cataldi recupera, l’ex Milan non sbaglia sotto le gambe di Pisano. Squalificato per due turni, dopo un’ingenuità a Udine, Matri rientra e ci mette tutta la sua grinta: aveva persino recriminato un rigore, pronti via, atterrato da Gollini dopo uno splendido assist di Mauri. Il brianzolo è decisivo su ogni azione, ridona pericolosità a un attacco a digiuno da tre giornate. Stasera non è domenica, ma finalmente si mangia sotto porta. Banchetta lo stesso Stefano, a inizio ripresa.

COMPLICAZIONI – Pimpante solo all’inizio, Felipe, ma nel secondo tempo trova la gloria e il sesto gol in questo campionato, grazie a un assist di Matri. Lulic invece non si spegne mai, lancia e rincorre tutti persino da terzino. E fa un’ottima partita di sostanza anche Milinkovic. Purtroppo la Lazio riesce comunque a complicarsi la vita: Marchetti, decisivo su Pazzini e fortunato su altro colpo di testa di Toni nel primo tempo, non può far nulla sulla punizione di Greco nel sette. Provocata dalla solita irruenza di Mauricio. Poi Hoedt si lascia scavalcare da un cross innocuo e Federico non può nulla nemmeno sul tapin di Toni. Keita però, servito da Klose, chiude al volo i sogni di rimonta gialloblù. Candreva fa sette gol su rigore ed è sempre più capocannoniere biancoceleste, seppur in rotta con Pioli. In affanno, i biancocelesti tornano a vincere e a convincere, almeno col Verona. Peccato non ci sia più praticamente nessuno a vederli.

DESERTO – Non è più una Lazio in patria. Non c’è più un soffio d’Olimpico favorevole che possa spingere questa squadra. L’atmosfera è surreale, una forza di gravità al ribasso. Anzi, forse al punto più basso. Lo stadio è deserto. E ora, dopo i buu che squalificano Curva e Distinti, persino il silenzio fa più rumore. Nonostante la riapertura della Maestrelli, tornelli quasi immobili, nessun profumo di caffé borghetti. Solo l’odore di una rabbia fredda, ma feroce. Rinchiusi di nuovo in un cassetto i ricordi del baccano del 26 maggio o dell’ultima annata dei miracoli. Lazio-Verona non si stacca da una parete buia come l’amarezza di un popolo ormai intollerante verso l’uomo solo al comando. Ma guai a fare della contestazione un alibi, è solo l’ultimo click del buio.

Cittaceleste.it

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