Undici capitani coraggiosi

Undici capitani coraggiosi

Nella notte di Torino, una Lazio eroica ha valicato i confini del mondo conosciuto e ne è uscita indenne

di Leonardo Mazzeo

ROMA – Ieri sera, all’ultimo dei minuti di recupero concessi da Mazzoleni, il mondo Lazio si è fermato per un momento. Ha smesso di girare, l’aria era ferma. Tutto faceva parte della scenografia: i giocatori erano immagini ferme, così come i tifosi allo stadio, i volti davanti ai televisori, le orecchie ad ascoltare la radio mentre l’auto corre via. O forse anche quella era ferma. Non si muoveva niente. Le uniche due parti attive di quella scena erano Dybala e Strakosha. Dietro, tra le diapositive bianconere e biancocelesti, Radu si raccoglieva in preghiera, in ginocchio, in meditazione. Una speranza raccolta e tenuta stretta tra le mani giunte da uno degli undici capitani. Poi l’immagine si è mossa. Dybala è partito, e ha fatto partire anche il pallone. Ma la rete è rimasta ferma, perché tra quel tiro e la porta c’era Strakosha. Che ha parato e si è alzato in piedi, è salito sui banchi, urlando Oh Capitano, mio capitano!, e come lui hanno fatto Lulic, Parolo, Radu e tutti gli altri capitani in campo, rivolti verso Inzaghi. Il dodicesimo, primus inter pares, capitano tra i capitani, artefice di un’impresa.

Strakosha

La vittoria di ieri sera è l’apice di un viaggio partito da lontano, che la Lazio ha percorso alla ricerca di sé stessa. A comandare la nave, Simone Inzaghi, uno che la lazialità la indossa come una camicia bianca, immacolata, pura, perfetta. Simone Inzaghi, uno che ha dimostrato di saper tenere saldo il timone, dando la possibilità di comandare la nave a tutti i giocatori in campo: il clima del terrore non è nel suo stile. Piuttosto, meglio compattare la ciurma, responsabilizzarla e trasmettere fiducia. Non senza grinta e sana cattiveria, sia chiaro: basta vedere il suo comportamento a bordo campo. Una scarica di adrenalina continua, fonte inesauribile di coraggio. Perché questo serve a una nave per affrontare le intemperie dello Stadium: coraggio. Altrimenti, lì non si vince. E il mister ha guidato la sua Perla verso la battaglia, ha disorientato l’avversario, che è caduto a terra come Matuidi alla finta di corpo di Luis Alberto. E’ una Lazio che lascia spaesati gli avversari. E’ un ciclone che nessuno si aspettava. Ma Inzaghi sì. E anche i suoi giocatori. Undici capitani coraggiosi, scesi in campo senza paura, saltati da un ponte all’altro, all’arrembaggio. Davanti alla Lazio, ora, c’è il mare immenso. E tanta voglia di continuare a navigare: CONTINUA A LEGGERE

Cittaceleste.it

 

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