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La sfida tra Lazio e
Novara riporta alla
mente un grandissimo
personaggio
come Piola
C
on 364 reti Silvio Piola è il più prolifico centravanti italiano di tutti i tempi e il miglior marcatore della Serie
A con 274 gol. Un miti per tutti, soprattutto per il popolo laziale e quello del Novara, le due società a cui
legato maggiormente le sue gesta.
Nato a Robbio il 29 settembre del 1913, iniziò giovanissimo in serie A nella Pro Vercelli nel campionato 1929-
1930. Dopo 5 anni lascia Vercelli trasferendosi alla Lazio. Nel 1935 non venne inserito da Vittorio Pozzo tra i
convocati per l’amichevole contro l’Austria, a Vienna. Nel frattempo, mentre la Nazionale era già nella capitale
austriaca, giunse a Roma la notizia dell’infortunio del centravanti Angelo Schiavio e il generale Giorgio Vacca-
ro colse al volo l’occasione; poche ore dopo il compagno Giacomo Blason comunicava a Piola l’ordine di
rientrare a Roma e salire sul primo treno per Vienna: Piola giocò la partita segnando una doppietta al
Prater il 24 marzo 1935. L’intervento di Vaccaro andò certamente oltre il suo ruolo ma l’interesse per-
seguito era comunque quello della Nazionale.
Con la Lazio Silvio rimane per nove stagioni totalizzando 143 reti. Al periodo laziale
sono legati i suoi successi in maglia azzurra.
Ai Mondiali di Francia nel 1938 realizza il gol della vittoria nei tempi supplementari
contro la Norvegia negli ottavi di finale, poi una doppietta fondamentale contro i padroni
di casa nei quarti e infine altri due gol nella finalissima contro l’Ungheria diventando
Campione del mondo.
Con l’avvento della Seconda guerra mondiale, ritornò in Piemonte, a Torino, prima sul-
la sponda granata, disputando il campionato di guerra 1943-
1944 perdendo la finalissima. Alla ripresa dei regolari cam-
pionati, nel 1945, passò alla Juventus con la quale disputò
due campionati sfiorando di nuovo la vittoria nel campiona-
to 1945-1946. Al termine del campionato 1946-1947 venne
ceduto al Novara, in Serie B.
Piola portò il Novara in Serie A e disputò nella massima
categoria ancora sei campionati, segnando 70 reti.
Giocò in massima serie fino all’età di 40 anni, diventando
anche il più anziano realizzatore della Serie A: in Novara-Milan
del 7 febbraio 1954 andò in rete all’età di 40 anni, 6 mesi e 9 gior-
ni; il primato di Piola è stato poi superato da Alessandro Costacurta,
che in Milan-Udinese 2-3 del 19 maggio 2007 ha segnato (su calcio di rigore) all’età di 41 anni e 25 giorni. Con la maglia
del Novara venne anche convocato in Nazionale due volte, l’ultima il 18 maggio 1952 a Firenze, quando fu chiamato dal suo
ex compagno di squadra Giuseppe Meazza a giocare contro l’Inghilterra, diventando così anche il più anziano azzurro, record
poi battuto da Dino Zoff.
Con la maglia azzurra collezionò 34 partite segnando 30 reti, che gli permettono di essere il terzo cannoniere della Nazionale
dopo Luigi Riva e Giuseppe Meazza, con la migliore media-gol in assoluto: 0,88 a partita, davanti ai 0,83 di Riva e ai 0,62 di Meaz-
za. Con lui e Meazza in campo, la Nazionale Italiana perse soltanto una partita.
Fra i suoi record si ricorda quello tuttora imbattuto di reti in Serie A, 274, che diventano 290 contando le sedici del campionato ano-
malo 1945-1946, disputato su due gironi geografici con un girone finale per l’assegnazione del titolo.
Nonostante la sua carriera lunga e di successo, coronata dalla vittoria di un campionato del mondo, Piola non vinse mai uno scudetto,
sfiorandolo solamente tre volte, nelle stagioni 1936-1937 e 1946-1947 quando vinse il girone d’andata, rispettivamente con Lazio e Juventus,
e soprattutto nella stagione 1945-1946, di nuovo con la Juventus: la formazione bianconera, grazie anche ai gol di Piola, si trovò due punti davan-
ti al Grande Torino a due giornate dal termine del girone finale ed era ancora appaiata con i granata all’ultima giornata, soccombendo soltanto a
causa di un pareggio a Napoli.
Dopo aver abbandonato l’attività agonistica, Piola fu tecnico federale e tra il 1953 e il 1954 divenne commissario tecnico della Nazionale italiana,
affiancato da Lajos Czeizler ed Angelo Schiavio. Successivamente allenò il Cagliari in due diverse occasioni nel corso degli anni cinquanta.
Si spense a Gattinara il 3 ottobre del 1996.
05 Dicembre 2011
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La Lazio finalmente h24 sui due social netwok più importanti
della rete.
E’ questa la notizia apparsa sul sito ufficiale biancoceleste, che
lancia la società capitolina in un terreno fin qui inesplorato, dove
in molti si chiedevano come non fossero mai stati passi in questo
senso.
Invece ora è ufficiale, dal 12 Dicembre saranno online le due
pagine Facebook e Twitter, così come comunicato sul sito trami-
te una nota: “Segui la squadra biancoceleste anche sui social net-
work, con foto e video esclusivi su allenamenti e trasferte, aggior-
namenti sulla vita del Centro Sportivo di Formello e la possibili-
tà di ‘chattare’ direttamente con i giocatori biancocelesti.
Da lunedì 12 dicembre i profili ufficiali della S.S. Lazio ti ter-
ranno compagnia non solo sul pc, ma anche su tablet e smartpho-
ne”.
Cittaceleste.it - Fonte: SSLazio.it
La Lazio
sbarca
sulla rete
U
na passione per il calcio che le ha tramandato il suo papà. Un
cognome importante che non le pesa, perché ha imparato fin
da piccola che in fondo suo padre a casa era proprio come tutti gli
altri, solo che faceva un lavoro che lo ha reso famoso. Per fortuna
è sempre stato bravo a scindere le due cose. Per questo oggi Paola
Piola, figlia di Silvio, parla del calcio con un certo equilibrio e con
lo stesso sentimento che ha accompagnato per tutta la vita il cam-
pione di Pro Vercelli, Lazio e Novara. Questa mattina, in esclusi-
va ai microfoni di Cittaceleste, ha raccontato la sua vita al fianco di
una leggenda del calcio.
Chi era Silvio Piola? Un ricordo dell’Uomo ed un ricordo dello
sportivo…
E’ impossibile scindere l’uomo dallo sportivo, lui era entrambe
le cose. In famiglia non ha mai fatto pesare la sua figura, non rimar-
cava i suoi successi, tutte cose molto importanti per crescere i figli.
Lui era un uomo semplice, che costruiva le sue gioie nella quotidia-
nità. Solo dopo, quando ero un po’ cresciuta, mi sono iniziata a ren-
dere conto di chi fosse mio padre, quando io sono nata lui aveva
appena detto addio al calcio giocato e l’ho sempre visto come la
figura di dirigente che ha rivestito negli anni successivi. Forse
anche da lì ho preso spunto per la mia carriera, seguo con grande
amore gli sportivi essendo psicologa, collaboro persino con la fede-
razione italiana giuoco calcio.
Che immagine aveva stampata nella mente Silvio Piola della
Lazio?
Dobbiamo partire dal presupposto che mio padre non raccontava
molto di tutto ciò che lo riguardava, è sempre stato una persona
molto riservata. Non ha mai raccontato neanche il gol nella finale
di coppa del Mondo del ’38. Mi ha detto che pensava della Lazio
al tempo del centenario quando era stato invitato a Roma ma non
potè andare per via della salute. Mi disse che quello biancoceleste
fu un periodo fondamentale della sua crescita di uomo e di sporti-
vo, allora si era staccato dalla piccola provincia di Vercelli per
affrontare la grande città, non fu facile per lui, ma gli è rimasto nel
cuore.
Non è mai diventato allenatore, ma il calcio era il suo pane quo-
tidiano…
E’ sempre stato molto bello vedere le partite con il mio papà. Era
un pacato commentatore autorevole. Osservava con l’attenzione
del tecnico, ma con la componente del giocatore che sapeva la fati-
ca del gesto e del passaggio sul campo. Da più anziano aveva spo-
stato l’attenzione sui campetti più piccoli, era come un nonno che
seguiva i suoi nipoti
148 gol con la Lazio, un record. Cosa bisogna fare per nascere
Silvio Piola?
Il ricordo che ho di mio padre è quello di un atleta di eccellenza,
ma che può essere raggiunto. Ci sono attenzioni che si devono ave-
re e che gli adulti devono insegnare. E’ fondamentale imparare a
sognare, vivere il momento con la dimensione del magia.
Lazio-Novara, per chi tiferà?
Ho ricevuto questo bellissimo invito dalla Lazio per la partita di
lunedì, sarà un piacere enorme essere lì. Mi siederò in panchina e
mi godrò lo spettacolo come avrebbe fatto lui.
Si può considerare tuo padre un tifoso della Lazio?
Certo che si può. Ogni squadra con la quale ha giocato gli ha
lasciato qualcosa dentro. Ogni pezzo è stata la base per il pezzo
successivo. Se non ci fosse stata la Pro Vercelli non ci sarebbe sta-
to il Silvio Piola della Lazio. L’epoca della Lazio è quella del rag-
giungimento del sogno. Lui vinse il campionato del Mondo nel 38
quando vestiva la maglia della Lazio. Anche gli accidenti che man-
dava e quel che mangiava erano in romanesco.
Alessio Aliberti – Natanya Di Porto
Parla Paola la figlia di Silvio
“Papà innamorato della Lazio”
SILVIO CHE CAMPIONE