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Notizie La Squadra
06/02/12, 10:00 - 2486 Visite
LAZIO/Calcioscommesse: Le verità di Masiello, gli ultimi arresti potrebbero dare una svolta alle indagini

Le oscure vicende capitate attorno al Bari sono state raccontate soprattutto da Andrea Masiello (difensore centrale adesso all’Atalanta). Masiello ha spiegato di aver subìto un pressing asfissiante da parte di Angelo Iacovelli, tuttofare dei giocatori, che cercava di convincerlo a vendere le partite. In risposta, Masiello avrebbe sempre detto no, e non una, ma sette volte, prima di interrompere finalmente i rapporti. Iacovelli, arrestato sabato e considerato dagli inquirenti un «intermediario stabile» tra i giocatori e gli «zingari» (si contano 208 contatti telefonici tra lui e Ilievski) sarà sentito domani a Cremona nell’interrogatorio di garanzia del gip Guido Salvini (oggi invece sarà la volta del portiere del Piacenza Mario Cassano).
Iacovelli racconterà un’altra verità, quella che ha già detto ai pm di Bari («Se Cremona avesse letto l’interrogatorio — sostiene l’avvocato Massimo Melpignano — non l’avrebbe arrestato»): e cioè che lui — della vicenda — è l’anello debole, sacrificato dagli amici calciatori per i quali negli anni è stato di tutto (autista, idraulico, accompagnatore). Vero o no, anche il gip è convinto che i giocatori abbiano avuto un ruolo un tantino più attivo («Su iniziativa dei giocatori, Iacovelli contatta gli zingari»). Che poi è quello che ha già sostenuto un altro giocatore, Filippo Carobbio: «Iacovelli venne a Siena e mi disse che i giocatori del Bari volevano organizzare qualcosa»; poi, più chiaro: «Mi disse che il Bari voleva perdere e ricevere dei soldi per farlo. È stato per questo che l’ho messo in contatto con Gegic». Sostiene invece Masiello che Iacovelli inizi presentandogli l’ex capitano del Bari Bellavista, il quale fa subito discorsi strani sul fatto che «ci impegnavamo allo spasimo, mentre ci poteva essere una scorciatoia per conseguire risultati più proficui». Masiello coglie l’allusione («era evidente che faceva riferimento alla possibilità di alterare qualche partita») ma si scambia con Bellavista il numero di telefono. Prima di Bari-Sampdoria, Iacovelli chiede un incontro in hotel: Masiello va e oppone il primo «netto rifiuto» alla combine. In un’altra occasione Iacovelli lo va a trovare, lui «scende sotto casa» e l’infermiere insiste per alterare Bari-Roma, prospettandogli «una valigetta di soldi»: Masiello si rifiuta (n˚ 2) e tra i due scoppia un litigio; non troppo duro se Iacovelli torna qualche tempo dopo con Nicola Di Tullio (proprietario di un ristorante) e gli chiede di alterare un’altra partita. Quale? Masiello dice Bari-Chievo, poi confronta le date e scopre che non può essere. Comunque rifiuta (n˚ 3). Finito? No, il 4 maggio viene «convocato» in un hotel da Iacovelli e lui che fa? Si presenta, con Rossi, Bentivoglio e Parisi. Devono perdere Palermo-Bari. Altro no (n˚4). Però Iacovelli non demorde, il giorno dopo va sotto casa di Masiello, il quale «in stato confusionale» prende 35mila euro, sempre dicendo no. E poi ne prende altri 35mila (n˚ 5 e 6). Il 6 maggio riceve un sms da Iacovelli che gli indica di chiamare un certo Palmiro per dare l’ok all’alterazione. Masiello dice: «Ho fatto finta di telefonare», ma poi lui, Rossi, Bentivoglio, e Parisi giocano sul serio. Ha dei dubbi, invece, «sul comportamento di Belmonte». A quel punto Masiello restituisce i soldi e interrompe i rapporti. Scrivono gli investigatori: «Le dichiarazioni di Masiello sono probabilmente in parte riduttive in ordine alla sua responsabilità e a quella dei suoi compagni di squadra: è difficile infatti che Iacovelli abbia continuato permesi in una sorta di ‘‘martellamento’’ senza frutti dei calciatori del Bari». Già, sembra difficile. E Iacovelli sembra abbia voglia di parlare.
Fonte: Corriere della sera/A. Ravelli
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