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21/02/12, 06:24 - 443 Visite

CALCIO/Lazio: Niente alibi per la cinquina di Palermo

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In quanti modi si può definire il 5 a 1 subìto dalla Lazio a Palermo? Se si consulta il dizionario dei sinonimi, alla parola “sconfitta” si affiancano termini come: disfatta, botta, colpo, insuccesso, scacco, batosta, fiasco, legnata, nespola, rotta, debacle, sfacelo, disastro, fallimento…C’è l’imbarazzo della scelta. E’ la sostanza che non cambia. Un mese dopo Siena, la Lazio è tornata a casa con un’altra pesantissima sconfitta che sarà compito della squadra cancellare prima possibile, ma che merita una riflessione profonda. Quando si perde così, anche le spiegazioni che rimandano ai troppi assenti non attenuano la gravità dell’accaduto. Le responsabilità sono di tutti: giocatori, tecnico e società. Gli undici mandati in campo sembravano dei birilli immobili, incapaci di fronteggiare gli attacchi dei rosanero. Sfortuna? Certo, ma anche incapacità di concretizzare in gol le (poche) occasioni da rete, costruite quando ancora la partita era aperta o raddrizzabile come avvenuto in altre occasioni. La squadra era messa male in campo. La collocazione di Ledesma al centro della difesa, sperimentata con successo nell’emergenza del secondo tempo col Cesena, si è rivelata un suicidio annunciato, sia per la debolezza oggettiva del reparto sia per l’impoverimento del centrocampo, assurdamente privato del suo elemento-cardine nell’impostazione e nell’interdizione. L’esordio di Alfaro in avanti è stato infelice: grande buona volontà, veloce nei movimenti e tutt’altro che timido palla al piede, ma disastroso davanti alla porta avversaria. La prova di Candreva, ancora una volta, non ha convinto: scarsa personalità e assoluta assenza nei momenti-chiave della gara.

Sulla carta, la batosta di Palermo non pregiudica nulla. Il pareggio interno dell’Udinese consente alla Lazio di conservare il terzo posto, sia pure in condominio coi friulani. Ma la “lezione” della sconfitta va oltre la classifica attuale e conferma che la Lazio è ancora lontana dall’essere diventata una squadra grande e consapevole di esserlo. Una squadra importante non prende quattro gol dal Siena e cinque dal Palermo. Una società che voglia collocare stabilmente la squadra nel gruppo delle grandi, nel mercato di gennaio rafforza e non indebolisce la rosa a disposizione, soprattutto di fronte ai molti assenti per gravi infortuni. La reazione dei “superstiti” con le vittorie sul Milan e sul Cesena, tutta nervi e orgoglio, non poteva durare a lungo, proprio perché dovuta alla rabbia del momento, contro le avversità e in risposta al comportamento della società nel mercato. La sconfitta a Palermo è più grave di quella di Siena, anche perché ravvicinata a quella subita in Europa League contro un Atletico Madrid che la mano di Simeone ha trasformato e rilanciato. Senza una reazione immediata e fortissima, rischia di essere compromesso anche il rapporto di affetto instaurato con la tifoseria. Si tratta di un bene più importante della classifica, che una vittoria o una sconfitta possono variare da una domenica all’altra. La spinta dei tifosi èindispensabile, ma deve essere alimentata da un comportamento degno e orgoglioso. Al netto della (probabilissima) fuoriuscita dall’Europa League, le prossime due partite di campionato ci diranno la verità. Prima la Fiorentina di Delio Rosi. Poi sarà la volta del derby…

Mauro Mazza

Rassegna stampa a cura di Cittaceleste tratta da il Corriere dello Sport

 

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