Il giallo dell’italiano torturato e ucciso ai Caraibi

Il giallo dell’italiano torturato e ucciso ai Caraibi

«Sono caduto in trappola, questa è l’ultima cazzata che farò prima di morire». È una delle ultime cose che Francesco Ceron, 67 anni, ha scritto sul diario messo in cassaforte, nella sua villa a Santo Domingo. Ceron, commerciante di Bologna, si era infatti trasferito da anni ai Caraibi. Una seconda…

«Sono caduto in trappola, questa è l’ultima cazzata che farò prima di morire». È una delle ultime cose che Francesco Ceron, 67 anni, ha scritto sul diario messo in cassaforte, nella sua villa a Santo Domingo. Ceron, commerciante di Bologna, si era infatti trasferito da anni ai Caraibi. Una seconda vita che è finita nel sangue: il 2 giugno l’uomo è stato aggredito, colpito alla testa con un bastone, torturato con un coltello e strangolato con un cavo elettrico. Il corpo del commerciante è stato poi chiuso dagli assassini nel portabagagli della sua auto. Lì l’hanno trovato, il giorno dopo, alcuni passanti. L’auto era stata abbandonata per strada, senza benzina. «Voglio sapere chi ha accoppato mio padre come un cane – dice Massimiliano, il figlio 43enne della vittima -. Ci sono troppe cose che non tornano». Prima fra tutte: un matrimonio segreto.

LE NOZZE SEGRETE – Una volta volato ai Caraibi il figlio della vittima ha scoperto che il padre si era sposato in terze nozze con una donna più giovane di lui di 30 anni. Era il 15 aprile scorso. La frase trovata sul diario risale proprio al giorno prima delle nozze. I pensieri di uno «sposo» nervoso, forse, ma sono parole che adesso suonano sinistre. L’atto di matrimonio sembra autentico, «ma nessuno – dice il figlio del commerciante ucciso – sapeva che aveva sposato questa donna, solo un testimone, un amico che adesso non è raggiungibile. Bisognerebbe capire perché mio padre ha firmato, forse è stato ricattato». La dominicana sarebbe indagata dalla polizia locale, che vuole capire se è la mandante. Anche se, per quel giorno, avrebbe un alibi. Una persona risultava essere stata fermata, poco dopo il delitto, perché trovata con una maglietta sporca di sangue. Ne aveva scritto la stampa del posto, ma anche su questo non ci sono sicurezze.

«CI HANNO CHIESTO DENARO PER TUTTO» – «Voglio che gli italiani capiscano che la Repubblica Dominicana non è un paradiso, non è un Paese dei sogni – racconta all’Ansa il figlio della vittima -. Laggiù la corruzione è la regola: per ogni cosa ci chiedevano soldi. La moglie di mio padre ci ha chiesto denaro per il corpo. Lo prevede la legge che sia lei a disporne, ma siamo disgustati». Massimiliano Ceron continua: «Pensate che ci ha chiamato una persona, presentandosi come quello che aveva trasportato il cadavere all’obitorio e voleva essere pagato». Unico appoggio, dall’ambasciata italiana: «Voglio ringraziare la funzionaria che ci ha assistito, almeno da questo punto di vista non ci siamo sentiti abbandonati. Anche se non abbiamo ottenuto nulla».

IL MOVENTE NELL’EREDITA’? – Adesso la famiglia ha incaricato un legale del luogo di seguire le indagini e di tutelare le proprietà. «Ma la casa è sotto sequestro, non possiamo nemmeno entrare». Il movente resta sconosciuto: «Mio padre aveva ancora le carte di credito e le chiavi di casa, non può essere stata una rapina». Ci sarebbe la pista dell’eredità: «Sono voci di popolo. Nessuno là si spiega perché abbia sposato questa donna. Il tassista che mi ha accompagnato all’obitorio – conclude Massimiliano -, quando ha capito che ero il figlio del “gringo”, come lo chiamavano, mi ha detto che tutti sanno che c’era di mezzo la “mujer”».

Fonte: Corriere.it

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