PETTINARI TRADITO DAL CUORE: ADDIO AL CALCIO

PETTINARI TRADITO DAL CUORE: ADDIO AL CALCIO

MILANO – “Quando mi hanno detto che non avrei più potuto giocare a calcio, sport per il quale ho un rapporto di assoluta devozione, mi sono sentito soffocare. Poi ho guardato negli occhi mia moglie Giusy, la mia famiglia, gli amici più cari, e mi sono sentito fortunato. Fortunato di…

MILANO – “Quando mi hanno detto che non avrei più potuto giocare a calcio, sport per il quale ho un rapporto di assoluta devozione, mi sono sentito soffocare. Poi ho guardato negli occhi mia moglie Giusy, la mia famiglia, gli amici più cari, e mi sono sentito fortunato. Fortunato di avere ancora una bella vita e di avere in cielo qualcuno che ha deciso che io non dovessi fare la stessa fine di Morosini”.

EX ATALANTA E VARESE Le parole sono di Leonardo Pettinari, 27 anni, ex giocatore di Atalanta e Varese, che alla Gazzetta dello Sport ha raccontato paure, speranze e gioie dopo essere stato costretto a lasciare il calcio per un problema al cuore. La sua ultima partita l’ha giocata un anno fa col Varese.

LA MALATTIA “Grazie alle risonanze magnetiche a cui sono stato sottoposto nell’ultimo anno e mezzo è stata trovata una cicatrice, cioè tessuto adiposo, sul ventricolo sinistro, compatibile con una cardiomiopatia aritmogena. E’ la patologia di cui soffriva pure Morosini, ma nel mio caso resta il dubbio, una diagnosi definitiva non c’è. Gli altri esami sono negativi, anche l’elettrocardiogramma e lo studio elettrofisiologico. Ho spedito le cartelle anche a Cleveland e in Francia, ma non c’è stato modo di ottenere l’ok per il ritorno in campo. E non posso operarmi. Il primo campanello d’allarme l’avevo avuto nel giugno 2011, pochi giorni dopo la vittoria del campionato di B con l’Atalanta. Mi sentivo strano, inspiegabilmente stanco. In ospedale mi hanno trovato le onde T negative, ma dopo una notte in osservazione la situazione si è normalizzata. Sono andato in ritiro e gli esami erano ok. Poi, a novembre, in allenamento, ho avuto un attacco di tachicardia di venti secondi. E pochi mesi dopo – giocavo a Varese – tre in una settimana. Ero terrorizzato e grazie al dottor Giulio Clerici non sono stati sottovalutati i sintomi. Il medico del club è stato fantastico, ha continuato ad aiutarmi anche quando sono andato via da Varese. Solo la risonanza magnetica ha evidenziato il problema e mi è stata sospesa l’idoneità. Ho fatto ricorso, ma a gennaio 2013 è stato respinto. La risoluzione del contratto con l’Atalanta è stata l’atto conclusivo della mia carriera di calciatore”.

Cittaceleste.it

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