A VOLTE RITORNANO – Che fine ha fatto “Le Petit Zizou” Mourad Meghni?

A VOLTE RITORNANO – Che fine ha fatto “Le Petit Zizou” Mourad Meghni?

Oggi, nella rubrica settimanale di Calciomercato.com “Che fine ha fatto?”, parliamo di Mourad Meghni, centrocampista francese naturalizzato algerino, classe ’84, sinistro magico: a Bologna e a Roma sponda Lazio se lo ricorderanno bene. Un talento cristallino, una promessa sbocciata proprio nella città felsinea, ma mai realmente mantenuta. BOLOGNA D’ORO -…

Oggi, nella rubrica settimanale di Calciomercato.com “Che fine ha fatto?”, parliamo di Mourad Meghni, centrocampista francese naturalizzato algerino, classe ’84, sinistro magico: a Bologna e a Roma sponda Lazio se lo ricorderanno bene. Un talento cristallino, una promessa sbocciata proprio nella città felsinea, ma mai realmente mantenuta. 

BOLOGNA D’ORO – A quindici anni Meghni si trasferisce infatti dalle giovanili del Clairefontaine, fucina e accademia di grandi talenti come Anelka, Ben Arfa, Matuidi e soprattutto Thienry Henry, a quelle del Cannes, per poi arrivare in Italia, al Bologna di Gazzoni Frascara. In Italia dimostra subito le sue grandissime qualità tecniche, vincendo lo scudetto Allievi coi rossoblu, nel 2001. Giocatore di padre algerino e madre portoghese, è dotato di una classe sopraffina, ma anche della svogliatezza e dei troppi fronzoli che spesso caratterizzano i calciatori offensivi del Maghreb. In Francia però lo adorano, tanto che il suo soprannome diventa subito “Le petit Zizou”: a Bologna in 5 anni, tranne una piccola parentesi in prestito al Sochaux, sembra trovare l’ambiente ideale, con 7 gol in 72 presenze e tante giocate decisve. Ma le aspettative create daI media e la fragilità fisica rovinano subito questo possibile paragone.

DECLINO BIANCOCELESTE – Nella stagione 2007-2008 viene acquistato in comproprietà dalla Lazio, che versa nelle casse rossoblu circa 2,5 milioni di euro. Sembra l’inizio dell’ultimo passo, da promessa a fuoriclasse. Invece è l’inizio del delcino: le prestazioni del centrocampista con la maglia biancoceleste non sono sempre positive e Delio Rossi fatica a dargli fiducia. Dopo tre anni di alti e bassi, nel 2011 il franco-algerino rescinde il contratto e decide di uscire dal grande calcio, accettando i petroldollari del Qatar, seppure abbia solo 27 anni. 

I SOLDI DEL QATAR – Mourad inizia la sua avventura dapprima all’Umm-Salal, dove almeno dimostra di voler giocare per divertirsi e non solo per guadagnare, segnando 22 reti in 14 partite, con una doppietta in poco più di 5 minuti al suo esordio assoluto in Coppa, mentre in campionato fa ancora meglio, siglando ben 4 reti al debutto. L’anno successivo va in prestito alla più quotata società dell’Al-Kohr (frenato da un infortunio, si ferma a 7 reti in 5 gare), mentre nel 2012 milita con buoni esiti a Doha, nel Lekhwiya, nel club attualmente allenato da Micheal Laudrup e in cui militano, tra gli altri, l’ex Pescara Vladimir Weiss e l’ex Genoa Chico.

TANTI RIMPIANTI – La sua carriera avrebbe potuto prendere una piega ben diversa: dopo aver trionfato con la nazionale giovanile francese nei Mondiali Under 17 in Trinidad e Tobago, appena diciassettenne, in una squadra i cui fiori all’occhiello erano i due attaccanti, ovvero il fantasista del Le Havre Anthony Le Tallec e la velocissima punta Sinama-Pongolle, sbarcò a Bologna e assunse i panni del leader, battendo la Roma di Aquilani, Corvia e Ferronetti nella finale del campionato Allievi. Gli infortuni lo hanno sempre tormentato, fino a compromettergli un paio di stagioni. Musulmano e da sempre attaccato alle sue origini, scelse di giocare per la nazionale algerina, e venne convocato nel 2010 per il mondiale sudafricano, pronto per prendersi la sua rivincita e tornare alla ribalta: invece il destino ci mise del suo, con un nuovo grave infortunio che gli fece saltare la manifestazione iridata. Attualmente, a 31 anni, il piccolo Zidane è svincolato, si allena da solo in attesa di una squadra, forse rimuginando sul fatto di non essere riuscito a mantenere ciò che da lui ci si aspettava: ma nel calcio, si sa, non è mai troppo tardi, soprattutto per uno con la tecnica di Meghni. E se Tacopina si facesse vivo…

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