Premio Lazialità, voci e volti noti del panorama biancoceleste – FOTO

Premio Lazialità, voci e volti noti del panorama biancoceleste – FOTO

ROMA – Dal Teatro Ghione, struttura che aveva ospitato la rappresentazione della vita di Maestrelli, va in scena questa sera il Premio Lazialità. A partire dalle 21.00, in un evento non aperto al pubblico, Guido De Angelis presenterà una serata diventata un punto di riferimento per l’etere romano. Tanti i…

ROMA – Dal Teatro Ghione, struttura che aveva ospitato la rappresentazione della vita di Maestrelli, va in scena questa sera il Premio Lazialità. A partire dalle 21.00, in un evento non aperto al pubblico, Guido De Angelis presenterà una serata diventata un punto di riferimento per l’etere romano. Tanti i volti noti, da Mihajlovic a Stankovic, passando per attori e conduttori radiotelevisivi di fede biancoceleste. Mauro Mazza, Clemente Mimum, Enrico Montesano, Pino Insegno, Francesco Pannofino, Gigi Casiraghi, Juan Sebastian Veron, Cristian Ledesma sono solo alcuni dei vincitori delle edizioni precedenti. D’obbligo un omaggio ad Osvaldo, recentemente scomparso, e Edda Giorgi, supporter “conosciuta” da moltissimi anni.



 

 



LE DICHIARAZIONI DELLA SERATA

Ore 23.40, Premio a Cristian Brocchi, ex centrocampista della Lazio (2008-13): “Ho concluso la carriera anche sopra le mie aspettative. Sinceramente non mi aspettavo il saluto dei laziali così caloroso. Sapevo di essere in una società tanto importante e di aver fatto bene, ma quel tributo non me lo aspettavo. Mi ha fatto dimenticare la delusione dell’infortunio che mi ha portato a smettere di giocare”. Il rapporto con i tifosi: “Penso dipenda anche dal fatto che anche nei momenti più brutti della squadra io ci ho sempre messo la faccia. Non mi sono mai tirato indietro e questo è piaciuto a loro e abbiamo stretto un bel rapporto”. Matuzalem: “Non riesco ancora oggi a colpevolizzarlo. L’ho conosciuto come ragazzo e come giocatore: sappiamo tutti che è così. In quel momento eravamo avversari e c’era una vittoria da conquistare: io voglio pensare che sia stato solamente un momento di foga”.  La coppa alzata in piazza: “E’ stata una delle emozioni più grandi che mi ha regalato la società che sapeva quanto avrei voluto giocarla quella finale. Ho provato e sorzato il piede che ancora oggi mi fa parecchio male. E’ stato uno dei momenti più belli”.

Ore 23.30, Premio a Sinisa Mihajlovic, ex giocatore della Lazio (1998-04): “Mi fa piacere mi premi Aparecido Cesar perchè abbiamo giocato insieme e a Bologna l’ho anche allenato. Poi, infatti, ha smesso di giocare”

Ore 23.15, Premio ad Angelo Peruzzi, ex portiere della Lazio (2000-07): “Alla Lazio si veniva tramite Cragnotti e Mancini. Fu lui il primo con cui parlai dopo un Lazio-Inter. Rimasi sbalordito perchè di solito queste sono cose che si decidono con il presidente. Invece mi chiamò solamente dopo il primo approccio di Mancini. Tutti pensano sia arrivato alla Lazio solo per avvicinarmi a casa. Invece volevo vincere tanto”. L’inizio: “Ero portiere perchè come tanti…ero scarso. Io con i piedi sono davvero scarso, però penso che se fai il portiere non devi essere bravo in quello”. Nazionale: “L’ultimo anno la rifiutai ma non per presunzione. Mi dissero chiaramente che sarei stato il terzo e mi sembrava giusto dare precedenza ai giovani”. Lotito: “Un giorno avevo un incontro con lui. Lo aspettai per ore davanti a Villa San Sebastiano dove avevamo appuntamento. Dopo svariate ore lo chiamo e mi dice che era a Formello e sarebbe arrivato dopo mezz’ora. Gli risposi chiaramente non mi avrebbe trovato”.

Ore 23.10, Premio per Giuseppe Cruciani, giornalista: “Io sono laziale ma ultimamente sto peggiorando. Non riesco più a guardare le partite.Io sono laziale perchè nella mia famiglia sono tutti della Roma: una squadra che non riesco neanche a guardare. Non sopporto quando esultano.”  L’idolo: “Un po tutti, ma io ricordo bene le gesta di Giordano. Senza parare delle punizioni di Mihajlovic. Più che giocatori io ricordo i momenti”.

Ore 23:00, Premiato Beppe Signori, ex claciatore della Lazio : “Qui mi vogliono bene non serviva venire per saperlo. La Lazio mi ha consacrato e mi ha fatto conoscere in tutto il mondo. Devo essere grato a Cragnotti e tutti i compagni di quei cinque anni e mezzo”. La rottura: “Beh..io me ne andai perchè i miei rapporti con l’allora allenatore Erikson non erano idilliaci. E quando, dopo il Rapid, mi fece scaldare per un tempo senza farmi entrare, decisi di andarmene”. L’arrivo: “La trattativa la chiusi dopo un Foggia-Lazio. Io ero con i pugliesi e dopo la partita firmai con Cragnotti”. La dedica emozionata: “Oltre alla famiglia lo dedico a voi: tutte le persone che mi sono state vicine. Ma soprattutto a quelle che non lo hanno fatto perchè da loro ho capito tante cose. Inutile nascondersi…tanto tutti sanno come sono andate le cose”.

Ore 22:50, Premio a Federico Moccia, regista cinematografico e scrittore: “Io sono sempre stato laziale. Ricordo le mie prime partite con Giordano e gli altri ragazzi. Conservo tutte le tessere dei miei abbonamenti. E poi in realtà “Tre metri sopra il cielo” non è stato un titolo casuale. E’ la cosa più celeste che ci sia”.

Ore 22:40, Premio a Fabio Poli, ex giocatore della Lazio (1985-87):“Della mia esperienza ricordo la mattina della famosa partita di Napoli. Uscìì in strada e non c’era nessuno, dopo qualche minuto iniziò ad arrivare la gente: mai visti così tanti tifosi. Poi rientrai e i compagni mi dissero: “Se fai gol, abbracciamo il mister”. Quella partita ci ha dato grande importanza. Ne ha data anche a me che ho avuto la fortuna di fare un gol tanto importante. La mattina tornai a casa e trovai un signore inginocchiato davanti la porta che mi aspettava dicendomi che per lui ero un Dio”. Giuliano Fiorini: “Per me era come un fratello, poi abitavamo vicini quindi rientravamo anche insieme. Era un ragazzo tranquillo ed eccezionale”.

Ore 22:25, Claudio Mannucci, capitano della Lazio rugby: “Sono 14 anni che gioco e 10 che sono il capitano. Non ho mai cambiato maglia e sono emozionato anche di vedermi in video. Però voglio dedicare il premio a Francesco ed Edoardo che sono i due ragazzi della nostra squadra che hanno perso la vita. La nostra è una squadra con tanta storia: ultimamente abbiamo anche vinto il derby. Purtroppo non abbiamo grande visibilità, lo consiglio come sport ed è una passione non un lavoro. Noi giochiamo all’acquacetosa”.

Ore 22:16, Il ricordo di Tommaso Maestrelli. Sul palco il figlio Massimo: “Io in realtà non c’entro nulla. Io sono orgoglioso di quello che ha fatto mio padre e della famiglia che ha saputo crescere con mia madre. Io sono orgoglioso prima di tutto di mio padre. Ora da tifoso ti dico che è fantastico vedere qui giocatori ed ex giocatori che non fanno più parte della Lazio: parlo da tifoso”. ENTRANO I PRODUTTORI DELLO SPETTACOLO DEDICATO A TOMMASO MAESTRELLI: “Ormai ci sentiamo parte anche noi della famiglia Maestrelli perchè per preparare lo spettacolo ci abbiamo messo due anni. Massimo è stato fondamentale”.

Ore 22:10, Chiamato sul palco Stefano Orsini, giornalista laziale: “Ho sempre seguito la storia di questa squadra. Ho cambiato vari giornali ed essere stato caporedattore di Lazialità è stata una gran bella esperienza. Dedico il premio a mia figlia e mio nipote”.

Ore 22:05, Il ricordo di Osvaldo, tifoso della Lazio scomparso. Le parole di chi lo conosceva: “Era un tifoso speciale e il bagno di folla al suo funerale lo ha dimostrato. Era un puro. Un bambino con le fattezze da uomo. Aveva bisogno del contatto della gente per questo la chiesa di Ponte Milvio era gremita. Telefonava a tutte le ore perchè seguiva il suo istinto. Aveva bisogno di noi e ora noi abbiamo bisogno di te”.

Ore 21:55, premio a Gian Piero Ghio, ex giocatore (1968-70): “E’ bello salire su questo palco dopo quel killer di Janich che da giocatore mi devastò le caviglie: inizia a girargli molto largo”. L’arrivo alla Lazio:“Eravamo un bel gruppo e lo dimostrammo con le prestazioni. Io ero orgoglioso perchè venivo da Avellino. Io ero stato allontanato dalla Sampdoria (serie A) perchè mi dicevano non sapevo fare l’attaccante. Per quello mi mandarono all’Avellino in serie C: mi allenavo anche la notte. Dovevo arrivare in serie A e fare gol alla Sampdoria nell’andata e nel ritorno. Mi sono tolto un grandissimo peso riuscendoci”.

Ore 21:40, premiato Bruno Giordano, ex attaccante della Lazio (1975-85):Ritorno spesso a Trastevere. Ormai di trasteverini ce ne sono pochi ma lì ci ho passato l’infanzia quindi sono ricordi forti. C’è l’oratorio con il parroco che mi ha fatto crescere: Don Pizzi. Solo da poco ho scoperto che è romanista”. L’arrivo alla Lazio: “Mi ha scoperto Mario Catapano che mi ha portato alla Lazio. Ha speso 100 mila lire. Mi chiamò a casa la ROma dicendo che loro mi avrebbero comprato anche il motorino. Ma non ci pensavo proprio”. Qualche aneddoto di infanzia: “Ricordo una volta in cui facevo il raccattapalla. La palla uscì e siccome vincevamo io non volevo prendere il pallone: arrivò Roversi a darmi uno scappellotto. Poi lo ritrovai da giocatore e volevo eliminarlo a suon di tunnel per vendicarmi”. Il ricordo di Chinaglia:“Mettere la maglia della Lazio e farlo accanto a Giorgio è un’esperienza che porterò sempre nel cuore. Si, un anno abbiamo avuto qualche problema ma ci siamo ritrovati grazie a Oddi che un’anno prima della scomparsa ci rimise in contatto telefonicamente”. Il gol più bello: “Ho sbagliato tanti gol perchè avevo un vizio: dovevo fare solo gol belli. Con il Catania? beh…in realtà volevo crossare è stata fortuna. Ma quello viene tutto dall’incoscienza tipica dei ragazzi giovani”. Maradona: “Diego è una persona fantastica. E’ generoso, è una persona come poche. Io in quel tempo mi adattavo a qualsiasi ruolo perchè quando hai Diego in squadra…ti adegui a tuto”. Il premio: “Vorrei dedicarlo a mia moglie Susanna e ai miei tre figli”.


Ore 21:27, premiata Sandra Milo, attrice italiana  : “Voglio arrivare ad essere la tifosa più vecchia di tutti. Sono 60 anni che sostengo la Lazio”. Problemi al derby con i tifosi della Roma: “Io ho un po’ di rabbia giusto verso di loro, ma non troppo. Loro non sono come noi, sono un po’ maleducati. Mi dissero in Monte Mario parole spaventose.” Avvicinarsi alla Lazio: “Ero appena arrivata a Roma. Io sono nata a Tunisi, trasferita poi a Milano. Avevo un ragazzo spagnolo che voleva fare l’attore come me. Venimmo a vedere il derby, e non tifavamo nessuno. Lui scelse la Roma per i colori della Spagna, io la Lazio per quelli del cielo. I biancocelesti purtroppo persero, ma finii per legarmi tantissimo a questa squadra. Mio marito e i miei tre figli sono tutti laziali!” Marcello Mastroianni: “Persona straordinaria. Lui non aveva bisogno di lusinghe o complimenti. Era un uomo forte ed intelligente, dotato di allegria. Amava tantissimo mangiare. “ Alberto Sordi: “Ho fatto il mio primo film con lui. Devo dire l’ho ammirato molto come attore, ma non tantissimo come uomo per la sua ricerca di personaggi sempre con problemi. Io amavo evidenziare invece le cose positive”. L’incontro con Fellini: “Ha cambiato profondamente la mia vita. Sono una donna fedele nei sentimenti, ma stavo lasciando il cinema dopo gli sbeffeggi ricevuti a Venezia. Cento successi non valgono un insuccesso. Fu lui a costringermi a tornare a lavorare”. 

Ore 21:22, premiato Francesco Tamburro, giornalista ANSA: “A me piace fare il tifoso, e voglio andare allo stadio. Nel mio mondo, quello giornalistico, mi occupo invece di cronaca giudiziaria. E per questo non voglio lavorare nell’ambito calcistico.


Ore 21.14, premiato Franco Janich, ex calciatore della Lazio (1958-61):
“La vita dei calciatori è fatta anche di fortuna. Io lo sono stato. Mi sono divertito giocando al calcio, e parecchio. Poi dopo il ritiro non sono più sceso in campo, perchè ero uno che quando mi dribblavano puntavano le gambe. Meglio allora puntare sui rapporti umani (ride ndr)”. L’Italia: “Beh  quando c’ero non finivamo mai la partita in undici. Evidentemente portavo male, ma ero bravo a portare le borse. Avevo un fisico…”. La Lazio di oggi:“Beh la vivo come tutti, quando le cose vanno male. Nel calcio bisogna però avere pazienza. Lo sanno anche calciatori che qui hanno vinto più di me. La mia Coppa Italia? Se vabbè…”.


 

 

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