QUANTI EX – Dopo Reja, Pioli sfiderà Mancini e Mihajlovic

QUANTI EX – Dopo Reja, Pioli sfiderà Mancini e Mihajlovic

Mancini e Mihajlovic dopo Reja. La volata della Lazio si trasformerà in un lungo abbraccio. Un mix di sentimenti, nostalgia e scaramanzia, perché Lotito e Pioli prima del derby decisivo con la Roma dovranno “chiedere” la Champions agli ex. O meglio, dovranno superare tre ostacoli pieni di insidie, quegli incroci…

Mancini e Mihajlovic dopo Reja. La volata della Lazio si trasformerà in un lungo abbraccio. Un mix di sentimenti, nostalgia e scaramanzia, perché Lotito e Pioli prima del derby decisivo con la Roma dovranno “chiedere” la Champions agli ex. O meglio, dovranno superare tre ostacoli pieni di insidie, quegli incroci che non vorresti mai trovare sulla strada, come ha dimostrato Albano Bizzarri, vecchio secondo portiere della Lazio, oggi al Chievo. Domenica in campo sono andati ad abbracciarlo e lo hanno simpaticamente rimproverato. Con le sue prodezze, aveva tolto due punti in classifica ai vecchi amici. Storie di sport e di un calcio bello da raccontare. Perché a Bergamo, su un campo difficile, ci sarà da soffrire. E zio Edy confiderà sulla colonia biancoceleste trovata nello spogliatoio biancoceleste. Probabile rilancio per Peppino Biava, il miglior stopper visto negli ultimi dieci anni di Lazio prima dell’arrivo di De Vrij. In preallarme amche Guglielmo Stendardo, lasciato in panchina a Cesena. E poi come non ricordare Lionel Scaloni: Reja lo fece giocare anche in un derby con la Roma e l’ex Depo si esaltò nel duello con Totti.
Mancio. La Lazio deve vincere per tenere a distanza i giallorossi e poi proseguirà la sua corsa affrontando l’Inter di Mancini e la Sampdoria di Mihajlovic. Mancio, l’eroe dello scudetto di Cragnotti ed Eriksson, ma anche l’allenatore del biennio targato Capitalia sotto la presidenza Longo. Se ne andò nel 2004, pochi giorni prima dell’ingresso nell’azionariato di Lotito. Non si sono mai amati e neppure conosciuti. L’ex numero 10 che si era separato dalla Lazio tra fine giugno e inizio luglio accettando l’offerta di Moratti per andare ad allenare l’Inter. C’è sempre stata freddezza e anche l’estate scorsa, dopo l’esonero di Prandelli, Mancio non è mai entrato in corsa per la panchina della nazionale, abbandonando le speranze di essere chiamato a Coverciano dopo l’elezione in via Allegri di Tavecchio, sostenuto dal cartello Lotito. Se anche lo avessero contattato, prima di tuffarsi su Antonio Conte, non avrebbe accettato, restando a spasso. Oggi Mancini insegue un piazzamento in Europa League, nel maggio scorso ha siglato la pace con la Curva Nord partecipando alla manifestazione “Di Padre in figlio” per celebrare il quarantennale dello scudetto ‘74, e al centro dell’Inter ha finalmente sistemato Hernanes, acquistato più di un anno fa da Mazzarri. Il Profeta tornerà per la prima volta all’Olimpico con la maglia nerazzurra e al top della forma.  

 
Sinisa. Dopo l’Inter, Pioli dovrà superare l’esame di Marassi con la Samp di Mihajlovic, altro amatissimo ex. Il serbo non ha mai allenato a Formello, ma c’è andato vicino due volte, avrebbe firmato anche gratis, non per soldi, perché guidare la Lazio è uno dei suoi sogni. Lotito lo conosce bene e lo stima. Si sono incontrati qualche volta a Cortina. Sinisa, alla fine di luglio del 2004, aveva già dato la sua parola a Mancini e Moratti, altrimenti sarebbe rimasto alla Lazio. Quella telefonata e la lealtà dimostrata da Mihajlovic colpirono Lotito. Prima di confermare Reja (2010) e anche quando Petkovic era entrato in crisi (novembre 2013), il serbo era stato accostato alla panchina biancoceleste. Il presidente ci pensò senza entrare in azione: non esistevano i presupposti. Mihajlovic e Tare, da calciatori, non si erano mai amati e un po’ di freddezza (reciproca) è rimasta. Oggi, a distanza di tanti anni, sono ricordi sbiaditi e superati. Un giorno forse succederà, ma Pioli avrà già vinto lo scudetto con la Lazio.(fonte: Corriere dello Sport)

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