TATUAGGI DA DERBY – Mauri risponde a Totti nella guerra di gusti

TATUAGGI DA DERBY – Mauri risponde a Totti nella guerra di gusti

Questione di gusti. Dopo il trionfo biancoceleste nella finale contro la Roma c’è stato il boom di tattoo di coccarde tricolori, così come il selfie di Totti sotto la Curva Sud in occasione dell’ultimo derby, diventato virale ed anche spunto per marchiarselo addosso. Ma non è certamente finita qui. Basta…

Questione di gusti. Dopo il trionfo biancoceleste nella finale contro la Roma c’è stato il boom di tattoo di coccarde tricolori, così come il selfie di Totti sotto la Curva Sud in occasione dell’ultimo derby, diventato virale ed anche spunto per marchiarselo addosso. Ma non è certamente finita qui. Basta vedere il ritratto di Mauri con la maglia nuova “bandiera” tatuato sul braccio di un tifoso biancoceleste.

Opere d’arte a confronto che suscitano l’interesse e la curiosità di appassionati di calcio e, soprattutto, di tifo. Ma anche capitani a confronto. Al popolo giallorosso guai a toccare Francesco Totti, 577 partite e 239 gol in Serie A sempre e solo con la Roma. Dalle parti di Trigoria, spesso, c’è la tendenza ad identificarsi nei calciatori-simbolo del club. E il “Capitano” rappresenta senza ombra di dubbio un pezzo importante (forse il più importante) della storia della Roma.

Diversamente, il tifoso laziale, ha trovato spesso nella maglia e nella tradizione il proprio motivo di orgoglio. Soprattutto con l’avvento di Cragnotti che ha cambiato il modo di vedere questo sport. Non più giocatori-bandiere (sempre più visti come una merce di scambio) ma senso di appartenenza e attaccamento alla casacca. Ecco perché il popolo biancoceleste ha ritrovato entusiasmo soprattutto con il ritorno della maglia con l’aquila stilizzata sul petto.

 

 

 

 

Tornando a Totti e Mauri, sicuramente rappresentano due modi differenti di considerare i propri capitani. Il numero 10 dei giallorossi è romano e romanista e nessuno potrà mai eguagliarlo in questo. Un fuoriclasse che ha deliziato per anni i suoi tifosi con giocate incredibili. E qualcuno ha scelto per questo di tatuarsi il suo selfie sotto la Curva.

Mauri non nasce certamente laziale, ma lo è diventato nel corso degli anni (227 presenze e 39 reti con i biancocelesti). Con la maglia della Lazio è anche riuscito a vincere tre trofei e i tifosi hanno imparato a volergli bene soprattutto dopo le sue questioni personali legate al calcioscommesse. Questioni dalle quali il centrocampista ne è sempre uscito pulito. E probabilmente l’aver pagato sulla propria pelle, mantenendo sempre alta la testa e la dignità, hanno fatto di lui un “capitano differente”. Poi, nella mente del popolo biancoceleste, c’è stampata l’immagine di Mauri che solleva al cielo la Coppa Italia con la fascia di capitano al braccio. E questo gli è valso almeno un tatuaggio sulla pelle dei tifosi laziali.

Due modi di vivere il calcio e la passione diversi. Ognuno con le sue sfaccettature. Inutile cercare di capire quale sia il migliore. Perché i giallorossi sosterranno sempre la tesi che “il Capitano di Roma è uno solo” e i laziali cercheranno invece di sostenere l’ipotesi contraria. Questo è il bello del derby. (http://www.lultimaribattuta.it)

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