ESCLUSIVA – Podavini: “Lazio, di te sempre eternamente orgoglioso”

ESCLUSIVA – Podavini: “Lazio, di te sempre eternamente orgoglioso”

L’ex terzino della Lazio si racconta a CITTACELESTE TV

podavini
ROMA – Gabriele Podavini, ex terzino della Lazio, si è raccontato a CITTACELESTE TV, canale 669 del digitale terrestre, durante la trasmissione “IO TIFO LAZIO”, in onda dal lunedì al venerdì dalle 21 alle 23: “Sei troppo buono! Grazie per tutti i complimenti che mi avete fatto. Il terzino era un ruolo formidabile. Era l’inizio dei terzini di fascia. Adesso è tutto ok, ho superato tutto. Ho avuto dei problemi fisici, ho avuto un trapianto di rene che mi ha dato mia sorella. Ora mi sento molto meglio. Auguro ai giocatori del settore giovanili di portare dentro il fascino della maglia della Lazio. Adesso mi sono trasferito a Milano dove c’è un grande Lazio Club, ci ritroviamo sempre tutti i calciatori della Lazio, facciamo una festa grandissima. La faremo a fine mese, ci troviamo nuove e vecchie generazioni. La maggior parte dei giocatori che hanno sudato per questa maglia sono molto orgogliosi di questo”.
MONDO DEL CALCIO – “Verrò a Roma molto volentieri, se mi chiamate per parlare di Lazio mi fa sempre piacere. Sono sempre qui tra milanisti, interisti e juventini. Sono in minoranza, ma sono orgoglioso di tifare Lazio. Quando muoio mi devono mettere la maglia del centenario, l’ho scritto nel testamento. Più di Lotito mi interessano i colori della maglia”.
TIFOSI – “Sarebbe un toccasana avere laziali dentro la società. Purtroppo adesso non è possibile, le bandiere non esistono più. Quando vedo giocatori che parlano 10 lingue diverse. E’ una fede che cresce, poi ci si disamora. Le partite le guardo tutte. Mi viene voglia di tirare qualche seggiolino dalla rabbia. La realtà è che il peso della maglia, non si sente più, ora non gliene frega niente più a nessuno”.
LAZIO DI OGGI – “A vederla dall’esterno, non c’è stato gruppo. Era tutto sfasciato. Il segreto è lì, se ci sono correnti diverse non si va da nessuna parte. La fascia di capitano ha condizionato la stagione. Credo che sia mancato il gruppo, poi non lo so. Ognuno giocava per se stesso, bastano due correnti di pensiero. Il calcio è un gioco di squadra, devono andare tutti dalla stessa parte, altrimenti è dura fare qualcosa
MENO NOVE – “Abbiamo capito che ce l’avremmo fatta. Quando siamo rimasti tutti, è stata la forza. Ci siamo guardati negli occhi, siamo rimasti e abbiamo compiuto un vero e proprio capolavoro. Da lì abbiamo capito che ce l’avremmo fatta”.
LAZIALITA’ – “Significa qualcosa di pazzesco, quando sudi e corri non puoi dimenticarti certe cose. Sono arrivato in un moento difficile. La mia soddisfazione era vedere i tifosi contenti questo era il massimo per me.
LEGAME – “Andavo d’accordo con tutti. Non avevo preferenze, facevo il mattacchione con tutti. I giocatori di qualità ci sono stati, D’Amico e Giordano sono stati sicuramente i migliori. Quello che faceva Giordano era uno spettacolo, come anche Laudrup. Ma il danese aveva un pò paura quando prendeva calci. Aveva una classe pazzesca, non a caso è andato alla Juventus e al Barcellona. C’erano giocatori umili come Gregucci, è venuto dal Piemonte con la valigia di cartone. Ma ha messo tutto quello che aveva dentro per questa maglia”. Intanto il mercato tiene sempre banco in casa Lazio >>> CONTINUA A LEGGERE
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