Gregucci: “A questa squadra manca il senso d’appartenza. Per noi il Presidente era un Dio”

Gregucci: “A questa squadra manca il senso d’appartenza. Per noi il Presidente era un Dio”

Nel corso della trasmissione IO TIFO LAZIO, condotta da Simone Ippoliti, Gigi Corino e Federico Terenzi, è intervenuto l’ex biancoceleste Angelo Gregucci, per analizzare il momento della Lazio, ripercorrendo anche i vissuti a Roma ed i rapporti che i giocatori ai suoi tempi avevano con la società di appartenza. La…

Nel corso della trasmissione IO TIFO LAZIO, condotta da Simone Ippoliti, Gigi Corino e Federico Terenzi, è intervenuto l’ex biancoceleste Angelo Gregucci, per analizzare il momento della Lazio, ripercorrendo anche i vissuti a Roma ed i rapporti che i giocatori ai suoi tempi avevano con la società di appartenza.

La Lazio del presente e quella del passato, come sono cambiati i rapporti tra i giocatori e la società?

“La Lazio è in un momento di impasse. Anche il futuro di alcuni giocatori va chiarito, come quello di Hernanes. Se il brasiliano non è soddisfatto di stare a Roma, io lo lascerei andare. Klose, mi è sembrato di capire che chiuderà la sua carriera dopo il mondiale e potrà andare negli Stati Uniti per indottrinare i figli con l’inglese. A questa squadra – aggiunge Gregucci – bisogna trasmettere il senso d’appartenza. Per quanto mi riguarda, io ho sempre dato il massimo per la società. Quando giocavo, vivevo un’altra realtà. Non avevamo procuratori, 24 ore su 24 ci dedicavamo alla società e per noi il Presidente era considerato come un Dio”.

Come si giustifica il momento negativo della Lazio?

E’ anche colpa “nostra”. Il 26 maggio abbiamo vinto e trionfato. Alzare la coppa in faccia ai cugini è stato qualcosa di storico. Ma ora, il laziale si sta preoccupando più di quello che sta facendo la Roma che delle sorti della propria squadra. E’ vero che la stagione è iniziata male, ma si passa con troppa facilità dalla grande esaltazione alla depressione e questa è una caratteristica della città di Roma. Ad esempio Balzaretti l’altr’anno, era visto come un problema, non lo poteva vedere nessuno. Dopo il gol nel derby, addirittura per lui si parla di Nazionale. Ora come ora – scherza Gregucci – se urinasse il tutto si trasformerebbe in un bignè al cioccolato”.

 

 

Per questa sera, Berisha o Marchetti?

“Devo essere coerente con le mie scelte. Bisogna dare spazio ai giovani, senza fermarsi troppo a pensare se sono pronti o meno. Per questa sera contro l’Apollon, metterei Berisha. Il campo internazionale – conclude Gregucci – è il palcoscenico migliore per la crescita di un ragazzo”.

Tuffo nel passato. Qual è l’attaccante più forte che hai marcato?

Senza dubbio è stato Marco Van Basten. In quel famoso 3 settembre 1989 a San Siro, vincemmo 1 a 0 con l’autogol di Maldini, ma l’olandese mi asfaltò completamente! Ci hanno preso letteralmente a pallonate, quella squadra aveva veramente tutto, paragonabile al Barcellona di oggi. Ogni epoca ha il suo campione e il Cigno di Utrecht per me rimane uno dei più forti, ma il calcio è Diego Armando Maradona. Pietro Troglio ci raccontava anche quello che succedeva nello spogliatoio della nazionale argentina, grande campione”,

 

Cittaceleste.it

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