IL COMPLICE – Pioli pronto comunque a lasciare a giugno? Lotito ci spera, ora pure la squadra e i tifosi…

IL COMPLICE – Pioli pronto comunque a lasciare a giugno? Lotito ci spera, ora pure la squadra e i tifosi…

E’ in confusione totale, Pioli, bofonchia frasi fuori da ogni logica: “Se avessimo interpretato tutte le gare come l’ultima, ne avremmo vinte molte”. Con due tiri in porta in 90 minuti? Anzi, in 20’: al 5’ Cataldi, al 19’ Mauri, poi il nulla. Eppure sentitelo ancora: “Djordjevic ha disputato una buona gara”. Sì, contorcendosi sui difensori del Genoa

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ROMA – Da uomo dei miracoli a Yesman dei tristi oracoli: “L’Europa è difficile, ma fino a quando non ci sarà la certezza matematica dobbiamo credere al nostro obiettivo. Alla fine del campionato farò anche le mie valutazioni”, ha giurato Pioli nell’ultima conferenza stampa, prima dell’ennesimo risultato amaro a Genova. Come a lasciar trapelare, fra le righe, che il suo futuro sarà in discussione a fine stagione. Non c’è nessuna clausola legata al piazzamento in classifica nel suo contratto sino al 2017, ma chissà che Stefano da Parma non possa assumersi le sue responsabilità e dire addio perché insoddisfatto anche del proprio lavoro. Lotito ora è il primo a sperarci, chissà. Negli ultimi mesi d’altronde il mister sta spiazzando tutti, forse persino se stesso: folle la scelta di rinunciare a Keita e Lulic – gli uomini più in forma – all’ultimo secondo sotto la Lanterna. Ormai è nel pallone, lì dove rotolano pure bizzarri concetti.

CONFUSIONE – E’ in confusione totale, Pioli, bofonchia frasi fuori da ogni logica: “Se avessimo interpretato tutte le gare come l’ultima, ne avremmo vinte molte”. Con due tiri in porta in 90 minuti? Anzi, in 20’: al 5’ Cataldi, al 19’ Mauri, poi il nulla. Eppure sentitelo ancora: “Djordjevic ha disputato una buona gara”. Sì, contorcendosi sui difensori del Genoa. Ma un centravanti non dovrebbe mirare e segnare? Filip nemmeno la punta, la porta, ma Pioli lo lascia lì in campo come un palo della luce che non illumina nessuno. Spera ancora di recuperare un amico Felipe, ma Anderson è il primo a tradirlo. Candreva si sente invece ormai scaricato dall’allenatore da mesi, da quando a luglio gli è stata strappata dal braccio una fascia per darla a Biglia sempre in buca.

ISOLAMENTO – E’ abbandonato da tutta la squadra, Pioli. In un modo o in un altro, non c’è davvero più nessuno ad aiutarlo. Non gli resta che aggrapparsi al fido Murelli: “Ci riprenderemo”, giura il vice all’Olimpico, proprio al posto dell’allenatore all’incontro con gli arbitri. Dove Stefano da Parma si becca a distanza la replica piccata di Irrati: “Non toccava a lui decidere cosa fare dopo i buu a Koulibaly”. Cartellino giallo a Pioli che, nonostante le sue parole, adesso si becca pure i fischi dei tifosi. E pensare che la scorsa stagione i laziali lo amavano, con lui cantavano tutti “Vola Lazio vola”. Oggi che i biancocelesti sono tutti sull’orlo del precipizio, persino il tecnico è pronto a essere buttato giù dalla torre dopo Lotito e Tare. Non come i principali responsabili, ma anche lui ha le sue colpe.

AZIENDALISMO – Aveva maturato un credito pazzesco con il terzo posto dell’ultima stagione, Pioli poteva far sentire la sua voce sul mercato. Invece nemmeno il silenzio, pure la faccia tosta – anzi, da peggior Ballardini – di dire dopo il gong di gennaio: “Sono soddisfatto della mia rosa”. Senza un attaccante, con un difensore mezzo rotto, con Morrison ancora in squadra: “Non voglio più vederlo”, aveva urlato a Tare in un litigio prima della sfida di Udine. Poi davanti ai microfoni Pioli ostenta un traballante sorrisetto. Magari isterico, ma per molti ora ingiustificabile e patetico.

Cittaceleste.it

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