Milinkovic story: scippato per 5,2 mln alla Fiorentina, per Lotito ora vale 40. E Sergej ha già deciso sul suo futuro…

Milinkovic story: scippato per 5,2 mln alla Fiorentina, per Lotito ora vale 40. E Sergej ha già deciso sul suo futuro…

La crescita pazzesca di questo gigante che ora tutti paragonano a Pogba

di ALBERTO ABBATE

ROMA – Fudbaler o futbolista? Milinkovic o Savic? Entrambi dai. Doppio cognome e via, in Spagna si usa così. Il primo del padre, ex calciatore, il secondo della madre, ex giocatrice di basket. Geni educati allo sport, figlio d’arte cresciuto tra tiri liberi e punizioni. Sempre in campo a dar spettacolo. Genio catalano e indole slava, talento universale. Eppure solo la Lazio l’ha compreso: 5,2 milioni al Genk più le commissioni (intorno ai 3 milioni) al procuratore Kezman. Fondamentale la sua intermediazione sulla mancata firma di Sergej a Firenze: c’era una promessa da tre mesi alla Lazio. Mantenuta. Ma adesso ce n’é un’altra confermata: “Sarà lo Yaya Touré biancoceleste”. Ormai non solo il fisico è quello, 192 centimetri d’esplosività, più di Pogba, per intenderci, al quale tutti oggi lo stanno già paragonando.

GALATTICO – Milinkovic oggi guarda la Roma dall’alto in basso: “E’ la vittoria più importante della mia vita”. Cuore ormai biancoceleste, diviso a metà solo fra Spagna e Serbia, tra rakija e sangria. Nato a Lleida (Catalunya), eppure tifoso sfegatato del Real. Il suo sogno, un giorno, è essere “galactico”. Non è un caso che abbia scelto la maglia numero 21, in Italia “esclusiva” dell’idolo Zidane: “Sergej ha mosso i primi passi in Portogallo, nelle giovanili dello Sporting Lisbona – rivela la madre Milena – e nel frattempo giocava anche a tennis. Poi il calcio ha preso il sopravvento. Lui è sempre stato accanito tifoso del Real”. Lo ammette pure, il biancoceleste: “Da piccolo impazzivo per Raul, oggi è invece Ibrahimovic il mio calciatore preferito. Così come chi lo allena. Mourinho è il miglior allenatore al mondo”. Eppure oggi è Inzaghi il segreto della sua consacrazione. A inizio anno aveva studiato il 3-5-2 (modulo in cui si è esaltato Sergej nel derby) per far posto a questo serbo d’oro, messo da parte nelle ultime sette giornate della scorsa stagione. 

PREMIO – Inamovibile, Sergej di ferro. Così la Lazio è pronta blindarlo: dopo Parolo e Biglia, tocca al terzo titolare del centrocampo. Milinkovic sino al 2022, è un altro premio alla dedizione e all’impegno: “Non ci saranno problemi sul rinnovo. Avremo un incontro nei prossimi mesi – ammette l’agente Kezman a Tmw – ma non c’è una data fissata. Comunque sarà tutto semplice e veloce, perché tutte le parti la pensano allo stesso modo. La Lazio è molto soddisfatta di Sergej, lui è felice di rimanere a Roma”. Alla faccia della Juve e delle altre pretendenti, ecco l’adeguamento in serbo: Milinkovic passerà dal milione sino al 2020 a 1,4 a salire con due anni in più di contratto. Sergej ha scoperto la dolce vita, manterrà la dolce promessa: “Non andrò via finché non avrò vinto qualcosa con questa maglia”. E, se sarà subito, l’appetito verrà mangiando. Non s’accontenterà eventualmente della Coppa Italia, Sergej ha fame di Champions. Forse nessuno ci crede di più di lui a Formello: “Possiamo centrarla”, continua a ripetere in patria. Dove sottolineano come il prezzo del suo cartellino sia lievitato, negli ultimi 19 mesi (ovvero dalla vittoria del mondiale Under 21), di ben 8 milioni secondo la valutazione di Transfermarkt. Da 4 a 12, ma Lotito adesso chiede più del triplo: almeno 40 milioni per provare a bussare a Formello. Ne erano stati rifiutati 15 in estate dal Napoli, figuriamoci adesso.

AMULETO – Non lascia la Lazio. Anzi, Milikovic raddoppia. Non solo negli anni di contratto (presto sino al 2022). Ecco il gol nel derby. E ora inizia un nuovo giro per triplicare il bottino della scorsa stagione. Tre centri fra campionato e coppa (2 in Europa League) in 35 presenze nella sua prima annata biancoceleste. Alla seconda è già a quota 6 (4 in A e 2 in Coppa Italia) in 25 partite. All’Olimpico Sergej mette il turbo e porta ancora fortuna: segna e la Lazio vince come sempre. Alla prima giornata a Bergamo, proprio con un assist era cominciata la sua scalata alla titolarità. Milinkovic doveva essere il primo rincalzo in mediana, oggi è il punto fermo della Lazio. Da tatticamente indecifrabile a tatticamente imprescindibile, che sia 4-3-3 o 3-5-2. Perché Sergej è persino un talismano: quando segna o azzecca il filtrante, la Lazio vince. E’ successo addirittura 10 volte su 10 sino ad ora. Due volte con l’Atalanta, due col Pescara, ma anche a Udine, Palermo. A Genova con la Samp, all’Olimpico con la Fiorentina (2 assist) e in Coppa Italia col Genoa ai quarti e ora in semifinale. Habemus derbis. Ora appuntamento al tris.

PREVISIONE – Ringhia e morde. E adesso sotto porta sta diventando ancora più forte. Era stato proprio un ex biancoceleste tignoso a predirgli un futuro radioso: “E’ in gamba e intelligente. Ha sfruttato lo scorso anno per imparare come si sta in serie A ed in Italia – le parole di Stankovic – e quest’anno si sta vedendo la differenza. E’ sempre titolare, pericoloso, fa gol di testa, di piede. Sarà molto importante per la Lazio e per la nazionale serba”. In patria Milinkovic a novembre era anche al centro della cronaca rosa per il “divorzio” con la fidanzata Andrea Travica. Era venuta a Roma a vivere con lui, ma la storia è finita. Così Sergej ha cancellato tutte le foto insieme dal profilo Instagram. Adesso il 22enne cerca una nuova fiamma italiana. In realtà ora sono due Milinkovic a cercare la dolce metà. Il fratello minore Vanja, ex Man United, a Torino con Mihajlovic spera di diventare fra i pali famoso come Sergej. Il padre segue da vicino la sorte e le peripezie dei figli. Anche della sorellina ginnasta Jana.

LA CRESCITA – Sempre più fantasista, Sergej, bastava poco per capirlo. Testa alta e tanta tecnica nel Dna, sbirciate il gol delle origini contro il Mekelen: tiro a giro all’incrocio dalla trequarti. Da lì lo ha rilanciato Inzaghi. Nelle giovanili Milinkovic era titolare fisso, grazie al suo contributo la nazionale di Paunovic era riuscita a vincere il Mondiale U20 in Nuova Zelanda. Sei gare da titolare, una rete e medaglia d’oro. Tare lo vedeva meglio come cursore, ma lui non è uno che recupera solo palloni. Li smista con ottima visione di gioco e impressionante rapidità di pensiero. Anche al Genk aveva iniziato in panchina: dopo 90′ col Kortrijk, era già il pupillo di McLeish. Alla Lazio pian piano ha preso il posto di Mauri e lo ha fatto dimenticare. Lì dove una volta s’inseriva l’ex capitano, prima Pioli e poi Inzaghi hanno catapultato questo Marcantonio. Provate a spostarlo quest’armadio, lo ritroverete in terzo tempo in cielo. A canestro o a far assist, dipende solo dalla circostanza. Impressionante l’intelligenza tattica di questo 20enne, sempre al posto giusto nel momento giusto.

PERSONALITA’ – Irriverente e fastidioso, questo Milinkovic, è l’ingrediente segreto del nuovo veleno biancoceleste. Ha il ringhio da mezzala e dà la profondità d’un centravanti, immobilizza gli avversari col fisico e ai fianchi lascia praterie per gli inserimenti dei compagni. E’ l’elisir delle ritrovate scorazzate sulle fasce di Felipe e Keita: Milinkovic calamita a se più nemici per l’onore di chi, a destra e a sinistra, trova meno traffico per strada. Eppure mica lascia solo la gloria agli altri. Tacchi e punte, gol e lanci, dribbling e filtranti nel derby. Così si prova a tramutare in realtà un sogno di sfrontata felicità. Contro ogni scaramanzia, Milinkovic l’aveva urlato a gran vocela notte di capodanno: “Nel 2017 voglio centrare a tutti i costi la qualificazione in Champions con la Lazio e vincere l’Europeo con la Serbia in Polonia”. Idee chiare e ambiziose per Sergej, ma in fondo solo la normalità di chi respira pochi metri sotto il cielo: CONTINUA A LEGGERE

Cittaceleste.it

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy