Bargiggia si racconta: “Io querelato da Lotito per diffamazione…ma ho vinto!”

Bargiggia si racconta: “Io querelato da Lotito per diffamazione…ma ho vinto!”

TORINO – Avete presente il classico giornalista televisivo impettito, vestito di blu o grigio, con i capelli sistemati, asettico nel suo modo di fare cronaca? Beh, dimenticatelo, perché qui parliamo di Paolo Bargiggia. Conduttore, opinionista, inviato Mediaset. Uno di quelli che ha cominciato a fare il calciomercato quando ancora ci…

TORINO – Avete presente il classico giornalista televisivo impettito, vestito di blu o grigio, con i capelli sistemati, asettico nel suo modo di fare cronaca? Beh, dimenticatelo, perché qui parliamo di Paolo Bargiggia. Conduttore, opinionista, inviato Mediaset. Uno di quelli che ha cominciato a fare il calciomercato quando ancora ci si appostava ore e ore al freddo e al gelo in attesa di una notizia, o quantomeno qualcosa che ne avesse una parvenza.

Chi è Paolo Bargiggia?
«E’ una persona che non si vergogna di avere una certa autostima. Sono ambizioso da sempre. Sono polemico, graffiante, contento di essere uno di quelli che di fronte ai “potenti” del calcio non piega mai la schiena. Sono stato anche querelato da Lotito per diffamazione, ma ho vinto la causa e di questo ne vado orgoglioso».

Sei indiscutibilmente fuori dalle righe.
«Sono poco mediatore, poco diplomatico, questa cosa ha anche un prezzo, ma di sicuro non sono ipocrita. Spesso sono dissacrante, ma purtroppo in molti si offendono. E’ una cosa che mi viene normale, chi mi conosce davvero sa che non voglio essere un personaggio a tutti i costi. Sarebbe bello che nel nostro mestiere tutti fossimo noi stessi. E invece tutti fanno l’amico del giaguaro e questo fa scendere molto il livello: ormai il nostro è un lavoro di facce televisive. Un reality: tante belle facce, pochi grandi giornalisti».

Uno come te, sui social non ha vita facile.
«Se fai un giro su Twitter, Facebook, Instagram, c’è di tutto sul mio conto. Io sono uno che si schiera sempre, ma il mio motto è “tanti nemici tanto onore”. Ora ho riaperto il mio profilo Twitter, ma per una comunicazione verticale, evitando il dibattito. Il livello qualitativo di chi ci naviga, sia dal punto di vista sportivo che politico, è basso, c’è del becerume. A me piace schierarmi per un’idea, non per una passione».

Insomma, la diplomazia non è il tuo forte.
«Come nelle squadre di calcio, così funziona secondo me nel giornalismo: i successi, le cose buone, non le fai con i bravi ragazzi. Nei posti di comando, attualmente, ci sono troppi burocrati e questo porta ad uno scadimento della qualità. Poi c’è la figura del giornalista-tifoso: è per colpa loro che poi magari ci sputano addosso o ci prendono a schiaffi. Ora, per esempio, gli interisti mi danno del “gobbo” perché ho apprezzato il lavoro fatto dalla Juve nel settore giovanile. Da anni mi batto per i giovani evidenziando l’eccessiva presenza di giocatori stranieri nei nostri vivai».

 

 



Calciomercato, la tua passione, ma anche quella di tanti italiani. Hai raccolto l’eredità di Maurizio Mosca?
«Lui è stato un genio: il mercato tira parecchio e in uno schioccare di dita Maurizio capiva subito i gusti della gente. Il suo era un mercato di spettacolarizzazione, io tendo ad evitare sensazionalismi».

Scoop di cui vai fiero?
«Quando annunciai a gennaio (1994) il ritorno in estate di Gullit al Milan, oppure il giorno in cui Ronaldo disse sì all’Inter. Per l’importanza, vendemmo la notizia al Tg5, che ci aprì. Prima, però, dovetti battagliare con il mio caposervizio, Dotto e col direttore Mentana. E poi l’intervista a Cuper a Valencia: seppi che Moratti aveva inviato Corso a sondare il terreno per il tecnico, mi fiondai subito in Spagna. O ancora il passaggio di Vieri al Milan: e pensare che qualcuno dava per certo il suo ritorno alla Juve…».

Torniamo alla sfera privata, non ci hai mica detto chi cura il tuo look…
«Faccio tutto da solo. Ora ho la barba lunga perché mi va, ma anche qui ho dovuto superare qualche resistenza di chi non vuole che vada in onda così. Pensa, io da giovane portavo i capelli lunghi sulle spalle. Il mio look rappresenta la mia personalità: se non avessi avuto carattere non avrei insistito. Vedo colleghi in giacca e cravatta che sembrano dei geometri del catasto, sono tutti uguali!».

Devi farti un selfie con qualcuno, chi scegli?
«Non ti risponderò il Papa, ma i miei figli. In questo periodo mi sento molto padre. Quindi scelgo Giulia, che ha 20 anni e Luca, che ne ha 18 e prova a fare il calciatore. E’ cresciuto nelle giovanili dell’Inter, il suo cartellino ora è del Varese ma è in prestito al Rovigo. Un selfie me lo farei con loro, perché quando erano piccoli sono stato poco presente, ma ora me li sto godendo e cerco di recuperare il tempo perso» (Tuttosport.com)

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