Caso Orlandi-Gregori, quel comunicato dell’83: «Interrogate Spinozzi»

Caso Orlandi-Gregori, quel comunicato dell’83: «Interrogate Spinozzi»

ROMA – Adesso che il caso Orlandi-Gregori, con la confessione di Marco Fassoni Accetti, il fotografo indagato per duplice sequestro di persona, si sta avviando a soluzione, molte tessere dell’incredibile enigma trovano una collocazione. Uno degli episodi – tra l’infinità di bluff e depistaggi legati alla scomparsa delle due ragazze…

ROMA – Adesso che il caso Orlandi-Gregori, con la confessione di Marco Fassoni Accetti, il fotografo indagato per duplice sequestro di persona, si sta avviando a soluzione, molte tessere dell’incredibile enigma trovano una collocazione. Uno degli episodi – tra l’infinità di bluff e depistaggi legati alla scomparsa delle due ragazze (avvenuta il 7 maggio e il 22 giugno 1983) – accadde il 17 ottobre dello stesso anno. Tale Dragan del «Fronte Turkesh» , in una lettera all’Ansa, scrisse che un certo Aliz aveva ucciso Emanuela e che lui stava per partire per la Tunisia con Mirella Gregori, per evitarle la stessa sorte. «Emanuela era brava ragazza, noi la volevamo salvare, ma voi siete stati cattivi, lei non meritava… Suo corpo forse non lo trovate più, ma è Aliz che è stato orrendo, lui non è turkesh, noi turkesh non uccidiamo… Scritto per Emanuela: io amavo sua dolce voce».

 

Il testo conteneva un altro passo inquietante: «Perché non interrogate giocatore di Lazio Spinozzi?». Lui, il terzino, reagì indignato, convocando una conferenza stampa per gridare la sua totale estraneità. Come mai fu chiamato in causa? E’ alla luce dello scenario descritto da Accetti che il rebus, oggi, pare finalmente svelato. Va premesso che, in quei mesi, due gruppi si fronteggiarono a colpi di comunicati: quello dell’«Amerikano» (il telefonista che oggi scopriamo essere stato il fotografo indagato) e il sedicente «Turkesh», all’epoca etichettati come «falchi» e «colombe». Stando alla nuova versione, erano piuttosto due «nuclei» contrapposti, a sfondo spionistico. Il primo, ostile alla linea anticomunista di papa Wojtyla e alla gestione dello Ior di Marcinkus, sarebbe nato su iniziativa di prelati francesi e lituani, che avrebbero coinvolto il giovane Accetti in dossieraggi contro ecclesiastici «nemici» e anche nel doppio rapimento (che sarebbe dovuto durare pochi giorni). In quest’ottica, con il comunicato del 17 ottobre, la «controparte» voleva far capire che sapeva tutto: Spinozzi serviva ad «alludere» a Bruno Giordano, il centravanti della Lazio nonché ex marito di Sabrina Minardi, nel frattempo diventata amante del boss della Magliana «Renatino» De Pedis, il quale ebbe un ruolo (come confermano sia la donna sia Accetti) nel prelevamento di Emanuela in corso Rinascimento. Il «Turkesh», dunque, minacciava i veri rapitori. Circostanza che, dal testo, risulta evidente, come capita per ogni anagramma, ma solo dopo che lo si è risolto: «Aliz», stava per «Lazio» (mancante una «o»), quindi per Giordano-Minardi, cioè De Pedis. Chiarita una parte, resta da decrittare il resto, e non è poco. L’omicidio di Emanuela era un bluff? La partenza di Mirella è stata reale? Le ragazze sono ancora vive, forse all’estero, come non esclude il superteste indagato? (Corriere della Sera ed.Romana)

 

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy