Karel Zeman: “Gufo la Roma, ha fatto male a mio padre. La Lazio? Beh…”

Karel Zeman: “Gufo la Roma, ha fatto male a mio padre. La Lazio? Beh…”

GLOBALIST.IT (S. LUCARONI) – Spinola Bay. Un ragazzone educato e diffidente. Eloquio lento, negli occhi la solennità tragica del destino senza pietas degli eroi a cui non è toccata la gloria. Da poco più di un mese è a Malta per allenare il Qormi FC, terzultimo di 12 squadre in…

GLOBALIST.IT (S. LUCARONI) – Spinola Bay. Un ragazzone educato e diffidente. Eloquio lento, negli occhi la solennità tragica del destino senza pietas degli eroi a cui non è toccata la gloria. Da poco più di un mese è a Malta per allenare il Qormi FC, terzultimo di 12 squadre in Premier League, la locale serie A. Karel Zeman porta agli allenamenti le parole assai pratiche che suo padre Zdenek gli ha infilato in valigia: “Devi far diventare loro come te, non ti puoi piegare a come sono fatti loro”. Quattro stadi, il professionismo esclusività delle prime tre in classifica, il vento insistente che sferza le bandierine e le gambe dei giocatori quando vanno ad allenarsi dopo il lavoro, alle 18. Qui il mito del calcio azzurro vive nelle dirette pay, nei fans club di Milan, Juve, Inter e nel mercato che porta giocatori dalle giovanili o Lega Pro, dirigenti e appunto allenatori. C’è Pietro Ghedin ct della nazionale. E c’è il 37enne Karel, allenatore di Eccellenza, serie D e Lega che coltiva il talento del canto e della scrittura perché “non si può essere soli e senza risorse”.

Come sta andando?
È un ambiente difficile per chi è abituato a fare calcio in Italia. Molti giocatori sono dopolavoristi, spesso ho l’allenamento a metà campo per la presenza delle giovanili nell’altra. L’organizzazione sicuramente difetta.

Suo padre non voleva che facesse l’allenatore.
Assolutamente no perché mi voleva evitare la sporcizia che c’è in questo ambiente. Io ho ribattuto che la sporcizia è ovunque e che volevo fare quello che amo e che credo di saper fare meglio. Come lui, in maniera pulita.

 

 

Lei che calcio vede?
Siamo a livelli di eccellenza, ma dobbiamo evitare i grandi scandali. Il calcio è un business. Le società sono più interessate agli introiti dei diritti televisivi che alle presenze dei tifosi allo stadio. Si è perso il senso primo del calcio, quello di giocare per la gente. Senza questo non c’è bisogno di allenatori che creano spettacolo, ma di gente che porti a casa un qualunque risultato, e “qualunque” significa anche farlo pescando nel torbido.

Che consigli le dà?
Mi ripete spesso che devo essere padrone di quello che insegno. E che chi non mi segue va obbligato a seguirmi. Ma neanche lui c’è riuscito sempre, specie quando dall’altra parte c’è gente spocchiosa e maleducata, anche a livello di Nazionale, che non vuole ascoltare il parere del proprio allenatore.

I nomi..
Chi si riconosce si sentirà toccato.

L’aggettivo “zemaniano”?
Quando se ne parla normalmente è una cosa bella e positiva. Ma quando allenavo in Eccellenza, campionati in cui ci sono 50 persone a seguire una partita, da tutti e 50 venivo insultato in quanto suo figlio, mentre gli altri venivano insultati quando facevano qualcosa di male. Questo sicuramente lo pago. Ci sarà tanta gente che crede che trovo una panchina per il mio nome. ..E invece posso ribattere che se non lo avessi sarei in serie A. Quando sono stato al corso a Coverciano ero il punto di riferimento per tutti i miei colleghi, sanno quanto valgo e spero l’abbiamo detto in giro.

Destini incrociati. Amato dai ragazzi?
I risultati in prima squadra sono stati quasi sempre negativi, ma è anche vero che mi sono sempre trovato in situazioni paradossali. In Italia ho difficoltà a trovare una squadra perché non posso permettermi di allenare portando uno sponsor. Ma nelle giovanili ho fatto spettacolo e risultati e i ragazzi mi ricordano con affetto.

Cresciuto col mito del 433.
Sapendo com’è chiuso come persona, come separa lavoro da vita privata, mi rendo conto di aver avuto una grande opportunità. Fin da quando avevo due anni sono stato in mezzo al campo con lui, per me non esiste un altro calcio. In tanti hanno cercato di imitarlo, ma io conosco tutto a memoria. Quando è capitato di vedere altri campi, mi sono sempre addormentato, anche io non voglio che chi viene a vedere le mie partite si addormenti.

Un flashback.
A Messina a 10 anni segnai al volo su cross di Totò Schillaci…la squadra mi applaudì.. E poi Beppe Signori, per averlo avuto sia a Foggia che alla Lazio. Era il mio idolo, avevo anche i capelli come lui. Anche mio padre gli voleva bene. Una volta a settimana andavamo a cena nello stesso ristorante a Foggia con Cangelosi e Altamura, lui si faceva trovare lì per cenare con noi.

Che squadra tifa?
Per nessuna. Tifo contro tutte le squadre che hanno fatto del male alla mia famiglia.. gufo un bel po’ di squadre. E adesso, principalmente ..diciamo che la Roma non mi è simpatica.

E la Lazio?
Ormai si tratta di tanti anni fa, adesso non mi fa né caldo né freddo.

Per via di un trattamento ruvido?
Sì, però da parte di un vecchio presidente, i tifosi non c’entrano, erano con lui fino all’ultimo giorno. Ma anche molti tifosi che lo aspettavano da 15 anni appena ci sono stati i primi problemi lo hanno abbandonato e questo non mi sembra normale.

Questo l’ha fatto soffrire? 
Lui soffre difficilmente, io ne soffro. Lui sicuramente non se lo aspettava,..la sofferenza vera è un’altra cosa. È abituato, non la fa vedere. E comunque è più ottimista e sereno di me. Io sono burbero e pessimista.

Lei sa…
A lui interessa solo che le persone degne lo stimino. Se la curva viene pagata dalla società per contestarlo non è una cosa che lo tange. Invece a me dà molto fastidio.

Siete legatissimi.
Molto. Uno dei motivi per cui non ho mai creduto di poter fare altro se non l’allenatore, è che senza il brivido della domenica non so stare. Abituato a soffrire così tanto per lui, non sono mai uscito il sabato sera perché poi c’era la sua partita ed ero concentrato dal giorno prima.

Lei che squadra in A vorrebbe allenare?
Non posso dirlo, ma mi collocherei in una società onesta e che mi apprezza.

Quale squadra vorrebbe che lui allenasse? Spesso non è stato scelto per motivi extracalcistici… Comunque mio padre per me non è un allenatore da bassa classifica… non si può dire che se il Sassuolo cerca un allenatore le ipotesi sono Zeman, Ferrara, Colomba e Cosmi… è come se si dicesse Ferguson e Karel Zeman..quindi per me starebbe tra le prime squadre che non stanno andando bene.

Lui dove andrebbe volentieri? 
…la differenza abissale tra lui e gli altri è che lui non si è mai proposto…Anche se sa da 30 anni, perché tutti glielo confidavano, che Moratti ogni anno pensava a lui, non lo ha mai chiamato per chiedere “ma perché quest’anno non ne parliamo”. E sicuramente questa scelta non ha pagato perché viene preso chi si propone. Poi non essendo nemmeno proposto da importanti agenti all’estero. Quando è andato fuori si è dovuto accontentare di realtà misere. Non è andato al Monaco, Paris Saint Germain, Real Madrid perché non era lui a proporsi. Col Barcellona ha preferito rimanere alla Roma, anche se poi è andata a finire in quel modo.

E allora lui chi guarda in tv?…
Non lo posso dire ..(ride) A volte mentre c’è la partita mette gli sport invernali. Ama tutti gli sport…

Insomma che fa, torna?
…gioca a golf… Ha un contratto con la Roma, aspetta che finisca per poter andare da qualche parte.. finché ha salute vorrà tornare ad allenare. Aspetta.

È vero che suo padre odia Facebook?
Lui odia FB e il fatto che io sia su FB. Dice: “O fai l’allenatore o fai Facebook”. Perché poi a volte mi viene voglia di sfogarmi quando una squadra sceglie un altro allenatore e non lui.

Come certi tweet di Balotelli. 
Si, pensa male..(ride)

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