L’ex presidente della Salernitana, Aliberti, bordate su Lotito: “Ha inventato la figura del co-presidente”.

L’ex presidente della Salernitana, Aliberti, bordate su Lotito: “Ha inventato la figura del co-presidente”.

Ricordi e fantasmi del passato. Aniello Aliberti è uno che non ha dimenticato. Anche se – per un po’ – fa finta di non ricordare. Nel corridoio del Tribunale di Salerno le luci stanno per spegnersi, alle sei della sera, quando il presidente della fu Salernitana Sport esce dall’aula in…

Ricordi e fantasmi del passato. Aniello Aliberti è uno che non ha dimenticato. Anche se – per un po’ – fa finta di non ricordare. Nel corridoio del Tribunale di Salerno le luci stanno per spegnersi, alle sei della sera, quando il presidente della fu Salernitana Sport esce dall’aula in cui s’è celebrata l’ennesima udienza del processo per bancarotta che lo vede imputato per il crac della sua società granata. Giubbotto blu che fa pendant con maglioncino e pantalone, su camicia chiara, chiede pazienza ai suoi avvocati e si ferma volentieri per «una battuta sul calcio, anche se non è più un mondo che mi appartiene». Sente parlare di Gregucci, e la rievocazione gli strappa un sorriso. Lo chiama per nome, ne custodisce una buona opinione: «È bravo, Angelo. È tornato qui? Mi dispiace ma non seguo più alcun campionato. È ché proprio non m’interessa». Interesserà poco pure al pm Senatore, che però passa di lì e s’incuriosisce. «È lo stesso allenatore che aveva scelto lei dieci anni fa, presidente? Allora vuol dire che c’aveva visto bene. E lungo…», ironizza il magistrato ch’è il grande accusatore di Aliberti per il fallimento della Salernitana Sport del 2006. «Io capisco poco di calcio, dottore», sta al gioco l’imprenditore di San Giuseppe Vesuviano, chiudendo il siparietto con il pubblico ministero. 

Eppure, per l’ex patron, la tentazione di tornare a parlarne è forte. Basta poco per convincerlo, abbattendo il muro del disincanto. «Di Gregucci posso solo dire bene – comincia il flashback -. Mi fu consigliato dal direttore Imborgia, era ancora abbastanza giovane ma seppe farsi valere. Ereditò una squadra in difficoltà e riuscì a riportarla in posizioni di classifica che a un tratto ci fecero sognare qualcosa in più della salvezza che poi arrivò. Ma eravamo in serie B. Un campionato vero…», sottolinea Aliberti, lanciando un’altra stoccata alla Salernitana di oggi. Il solo parlarne gli fa imbronciare il volto. 

Una smorfia eloquente. Un riso amaro. Un’ossessione che ritorna. «Ho detto di Gregucci. È un buon allenatore, un grande motivatore. Un’ottima scelta. Stop. Di chi devo parlare più? Di Lotito? Ma se di questa società non è neppure il presidente. È nata una nuova figura: il co-proprietario». Altra espressione ironica. Altro gesto con le spalle. 

Il patron dell’Agria non ne ha mai fatto mistero. All’attuale numero uno granata (ex aequo con il socio e cognato Mezzaroma) collega quella che ha sempre definito un’ingiustizia, un’iniquità. Storia dell’estate 2005, quando l’Erario batteva cassa con i (tanti) club calcistici morosi, e finì com’è noto: Salernitana esclusa dalla serie B per i conti in rosso; in A, invece, Lazio salvata grazie al famigerato “spalma-debiti”. Ferita ancora aperta. E che brucia di brutto. Pure a quasi un decennio di distanza. Aliberti si trattiene a fatica: «Della società granata di oggi dovrebbe parlarne il vero presidente. Come si chiama? Corradi? Allora lui, più che Lotito». Non è tutto. «Hanno ripreso pure il direttore sportivo Fabiani. Quello che quando io ero nel calcio stava a Messina. Come se non me lo ricordo… Si può dire che a Salerno sia tornato sul luogo del delitto», dice prima di filar via. Nel buio del Tribunale. Tra ricordi e fantasmi del passato. (Resport.it)

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