La violenza nello sport: la “via polacca” alla tutela dell’ordine pubblico in occasione di manifestazioni sportive

La violenza nello sport: la “via polacca” alla tutela dell’ordine pubblico in occasione di manifestazioni sportive

ROMA – Che la partita di calcio Legia Varsavia-Lazio del 28 novembre scorso fosse, secondo la terminologia dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, “ connotata da alti profili di rischio”era cosa nota e risaputa. Ciò a causa del comportamento di oltre 2000 tifosi del Legia Varsavia in occasione della partita di…

ROMA – Che la partita di calcio Legia Varsavia-Lazio del 28 novembre scorso fosse, secondo la terminologia dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, “ connotata da alti profili di rischio”era cosa nota e risaputa.

Ciò a causa del comportamento di oltre 2000 tifosi del Legia Varsavia in occasione della partita di andata tra le due squadre.
In quella circostanza la gran parte dei tifosi polacchi convenuti a Roma mise a soqquadro la Città, con ripetute violenze a cose e persone; questi così detti “ tifosi” si recarono allo Stadio Olimpico militarmente inquadrati, travisati, utilizzarono ed introdussero nello Stadio artifizi fumogeni e pirotecnici, profferirono grida e cori oltraggiosi e minacciosi, però furono scortati e protetti, sia nel percorso fino allo Stadio sia all’entrata ed all’uscita da quest’ultimo, dalle nostre Forze dell’Ordine che procedettero ad appena 13 fermi, con rilascio e rimpatrio dei fermati il giorno seguente.
A Varsavia, per la partita di ritorno, risulta, da notizie di stampa, che si siano recati 750 tifosi laziali, dei quali, prima della gara, ne sono stati fermati ed arrestati ben 150 dalle Forze di Polizia polacche.
Risulta, altresì, sempre dalle predette notizie, che tali Forze hanno arrestato 15 tifosi della Lazio, nelle prime ore del mattino della giornata della partita, facendo irruzione nelle stanze dell’albergo dove i tifosi pernottavano, con il ritrovamento, nell’albergo stesso, a detta delle Autorità polacche, di un borsone contenente armi proprie ed improprie, peraltro, poi, risultate di incerta provenienza.
I tifosi laziali convenuti a Varsavia erano, secondo i dati successivamente accertati, in gran parte, non “famigerati e pericolosi ultras” , bensì persone singole e nuclei familiari senza alcun precedente: né per reati da stadio né per reati in generale.
Numerosissime, finora, sono le testimonianze pervenute dalle persone e dai nuclei familiari suddetti circa asseriti maltrattamenti, soprusi e umiliazioni loro riservate dalle Forze di Polizia polacche.
I reati ipotizzati, in base alle notizie sin qui attinte, a carico dei fermati ed arrestati, sono quelli di danneggiamento, di travisamento e di aggressione alle Forze di Polizia: nonostante ciò, non si ha notizia, allo stato, di danni significativi a cose e persone e che vi siano stati feriti fra tali Forze di Polizia.
Quanto al travisamento, che rappresenta uno dei capi d’accusa per cui molti tifosi sono stati fermati ed arrestati, è opportuno precisare che, anche in Italia, il travisamento in occasione di riunioni pubbliche è vietato sia dall’ordinamento statale sia, per ciò che attiene a manifestazioni sportive, dall’ordinamento sportivo.
Tuttavia, nel nostro Paese, il travisamento non giustifica lo scioglimento di una riunione pubblica ove ci si trovi di fronte ad isolati tentativi di occultare la propria identità.
Più in generale, sempre nel nostro Paese, lo scioglimento con la forza di riunioni pubbliche è ammissibile solo qualora, per la quantità delle persone armate o per la connivenza generalmente dimostrata nei confronti di tali persone, non sia possibile assicurare il carattere pacifico della riunione con l’allontanamento o l’arresto di singoli partecipanti.
Si tenga presente che il diritto di riunione, non solo è in Italia costituzionalmente previsto e garantito ( art. 17 Costituzione), ma lo è anche in Europa, ai sensi dell’art. 11 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e dell’art. 12 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea.

 

Tale diritto, pertanto, deve essere garantito e tutelato in ogni Paese membro della UE, quale è la Polonia, nei confronti di ogni cittadino di ciascuno dei Paesi membri.
L’esercizio del diritto in questione può subire legittimamente delle limitazioni solo per l’adozione di misure, previste dalla legge, idonee ad assicurare l’ordine e la prevenzione di reati, ma sempre in base a criteri di proporzionalità ed adeguatezza delle misure stesse, proprie di una società democratica.
Ne consegue che l’Italia, nel caso in cui fossero confermati i denunciati comportamenti tenuti dalle Forze di Polizia polacche, evidentemente non conformi ai predetti dettati normativi, potrebbe, anzi dovrebbe, farsi parte attiva e diligente per chiedere ed ottenere, anche, ove occorra, nelle competenti sedi giudiziarie europee, la condanna di tali comportamenti ed il risarcimento dei danni a favore dei cittadini italiani risultati eventualmente vittime di tali comportamenti.
Federsupporter, per parte sua, rimane a disposizione di quei cittadini-tifosi per ricevere circostanziate denunce di violenze e soprusi subiti, con piena responsabilità da parte dei denuncianti della veridicità dei fatti da essi riferiti, con riserva di valutare tali denunce e di eventualmente mettere a punto possibili ed opportune iniziative ed azioni collettive a tutela di diritti fondamentali eventualmente violati.
Se, infatti, Federsupporter ha sempre contestato e respinto con forza ogni forma di violenza da parte dei sostenitori a causa o in occasione di manifestazioni sportive, non può non contestare e respingere, con altrettanta forza, ogni forma di violenza, di arbitrio, di sopraffazione nei confronti dei predetti sostenitori, corretti e per bene, ad opera di soggetti preposti alla tutela dell’ordine pubblico : sia in Italia sia negli altri Paesi membri della UE.
Naturalmente, come rilevato, i fatti dovranno essere accuratamente accertati con assoluta obiettività, imparzialità e precisione, ma senza fare sconti a nessuno e senza, soprattutto, ingiustificabili indulgenze verso soggetti istituzionalmente preposti all’ordine ed alla sicurezza pubblica, i quali, per primi, non possono ritenersi al di sopra ed al di là delle leggi, nazionali o europee.
Nella civile e democratica Europa non si può tollerare che , impunemente, si possa procedere ad arresti di massa e, in ogni caso, a trattamenti disumani nei confronti di persone inermi e pacifiche, solo perché tra di esse o, forse, neppure tra di esse, vi possa essere stato qualche isolato soggetto travisato o che abbia assunto atteggiamenti violenti o turbativi dell’ordinato svolgimento di una riunione pubblica.
Neppure è ammissibile, senza per questo voler cadere in nazionalismi esagerati, retorici e fuori luogo, che cittadini italiani all’estero, né il tifoso può essere considerato un cittadino “non optimo iure”, possano restare privi di qualsiasi tutela,essere trattati in qualsiasi modo, senza alcun rispetto ed essere trattenuti o arrestati illegalmente.
D’altronde, se è vero, secondo indagini demoscopiche, che gli italiani ritengono che la loro principale virtù consista nell’arte di arrangiarsi, non si può, poi, troppo meravigliarsi se l’onore e la dignità nazionali non siano adeguatamente considerati e tutelati dallo Stato Italiano ( si pensi, al riguardo, ai due Marò trattenuti in India da circa due anni senza processo).
Tutto ciò premesso e considerato, viene spontaneo pormi e porre gli interrogativi che seguono.
1) Se la partita era connotata da alti profili di rischio, perché ne è stata consentita la partecipazione ai tifosi della squadra ospitata mediante la vendita dei relativi biglietti ?
2) Qualora i suddetti profili di rischio non fossero stati tali da adottare il divieto di cui sopra, perché la trasferta non è stata , comunque, condizionata all’accompagnamento dei tifosi da parte di un congruo numero di steward della Lazio e , meglio, all’accompagnamento di funzionari di polizia italiani, con oneri a carico della stessa Lazio ?
3) Vi è stata, oppure no, una preventiva opera di consultazione tra le Forze dell’ordine italiane e polacche in merito alle più opportune misure preventive e precauzionali da adottare, in partenza, in Italia e, all’arrivo, in Polonia ?
4) I tifosi in trasferta a Varsavia sono stati sottoposti a prefiltraggi in partenza dall’Italia ed all’arrivo in Polonia e , in caso affermativo, di che tipo ?
5) L’Ambasciata italiana a Varsavia, oltre ad assistere i tifosi fermati ed arrestati ( assistenza della quale, peraltro, molti tifosi hanno denunciato ad organi di stampa l’inesistenza o l’insufficienza ), aveva predisposto , prima, durante e dopo la partita, l’accompagnamento dei sostenitori della Lazio da parte di propri funzionari e addetti ed aveva indicato a tali sostenitori un luogo della città ove radunarsi per poter essere così accompagnati ?
6) La SS Lazio aveva, oppure no, fornito ai propri sostenitori che si recavano a Varsavia indicazioni, avvertimenti e suggerimenti, sia sul come muoversi nella città e sia sul come comportarsi, onde evitare incidenti e a tutela della loro ed altrui incolumità e sicurezza? A questo proposito, si fa riferimento, a titolo esemplificativo e di confronto, all’ampio vademecum, che si allega, fornito dalla Società Chelsea ai propri tifosi che si recavano a Praga, il 30 agosto scorso, per assistere alla finale di Supercoppa Europea tra la loro squadra ed il Bayern Monaco.
Sono tutti interrogativi ai quali, a mio avviso, sarebbe importante ed utile fosse data risposta.
E’ da stigmatizzare, infine, il comportamento di quegli organi di informazione che, nell’immediatezza dei fatti, senza ancora alcun riscontro e “ inaudita altera parte”, non hanno esitato a criminalizzare i tifosi della Lazio, anche, a volte, con impropri sottofondi e risvolti politico-ideologici, rendendo così ancor più debole e difficile la situazione , già precaria, di tanti nostri connazionali all’estero.
Laddove vengono alla mente le amare considerazioni, di cui a pag. 69 del saggio “ Di chi è la colpa. Sette possibili cause del dissesto italiano”, di Umberto Vincenti, Presidente della Scuola di Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Padova, Saggine Donzelli Editore 2013 : “ Nei fatti i cittadini non godono di reali garanzie circa l’affidabilità delle notizie diffuse dagli organi di stampa o di comunicazione in genere. La falsità o, anche, l’opacizzazzione o il depistaggio possono essere abilmente criptati e solo analisi attente, condotte da chi abbia esperienza, potrebbero sperare di pervenirne allo smascheramento”.

Avv. Massimo Rossetti

Cittaceleste.it

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