Fierezza, grandezza e nobiltà. Lazio, dove sono?

Fierezza, grandezza e nobiltà. Lazio, dove sono?

Di Mirko Borghesi ROMA – Il gol di Cerci da respiro a tanti laziali sul trespolo. Brutto a dirsi, ancor più brutto a vedersi. Soprattutto sui social network, specchio del tifoso e dell’italiano medio, ci si accorge di come gli aquilotti siano in questo momento divisi a metà. Lo sguardo…

Di Mirko Borghesi

ROMA – Il gol di Cerci da respiro a tanti laziali sul trespolo. Brutto a dirsi, ancor più brutto a vedersi. Soprattutto sui social network, specchio del tifoso e dell’italiano medio, ci si accorge di come gli aquilotti siano in questo momento divisi a metà. Lo sguardo scivola sulle due sponde, gli artigli sono però smussati. Il simbolo dell‘Impero Romano, in questo momento, non fa male. Ma siamo sicuri che il primo posto dei dirimpettai giallorossi, con soli 2 gol subiti in 11 partite, non sia una concausa minore di un retro-pensiero a tratti filosofico?

 

 

Come ogni stagione successiva alla conquista di un trofeo, nel caso della gestione Lotito il solo possibile, la Coppa Italia, i biancocelesti appaiono privi d’identità. L’ennesima occasione per fare un salto di qualità è stata gettata al vento. Come il fazzoletto di Forrest Gump seduto su una panchina, i pensieri dei supporter svolazzano dispensando ricordi di Lazio diverse, anche più deboli, ma con un DNA nobile, semplicemente capitolino. Ed allora, nell’ottica di un tricolore a stelle e strisce, nell’animo del tifoso il sangue si tinge di nero, la prospettiva futura si fa buia. E’ questa la causa principale, forse, del malessere di mezza città. Il concreto materializzarsi di paure retrograde successive alla vittoria del 26 Maggio non sono altro che un lento avvicinarsi all’inferno di fiamme giallorosse. Una coppa leggendaria, che rimarrà nella storia, rischia di essere incredibilmente offuscata. Il capolavoro della negatività è li, dietro l’angolo, e si chiama “incapacità di reazione”.

Alla gestione-Lotito il compito di cambiare la mera realtà: in caso di Scudetto della Roma, la Lazio non potrebbe mai competere per eventualmente scucirlo. Non con questa rosa, non con le operazioni di calciomercato centellinate e legate alle cessioni illustri degli ultimi anni. C’è chi ha perso la speranza, e se questa è l’ultima a morire, allora lentamente appassisce il concetto di grandezza e fierezza tanto decantato.

Cittaceleste.it

 

 

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