Le sette sorelle contro l’asse Milan-Lazio. Caccia ad alleati: sguardo a De Laurentiis

Le sette sorelle contro l’asse Milan-Lazio. Caccia ad alleati: sguardo a De Laurentiis

ROMA – Dietro l’ultima puntata del suo tenace quanto vano j’accuse nei confronti del calcio italiano e di chi lo governa, c’è uno strano senso di impotenza. Sì, Andrea Agnelli si sente impotente. Sotto la sua gestione il fatturato del club bianconero è schizzato da 156 a 275 milioni, il…

ROMA – Dietro l’ultima puntata del suo tenace quanto vano j’accuse nei confronti del calcio italiano e di chi lo governa, c’è uno strano senso di impotenza. Sì, Andrea Agnelli si sente impotente. Sotto la sua gestione il fatturato del club bianconero è schizzato da 156 a 275 milioni, il nuovo stadio ha fatto triplicare le entrate ed è appena stato firmato un sontuoso contratto con Adidas. Eppure Agnelli non può fare a meno di notare che se adesso la Juve è nella top ten mondiale dei ricavi, «il record precedente la poneva tra le prime tre società al mondo». Nell’ultimo decennio l’Italia è stata declassata e se ha ragione Adriano Galliani quando rammenta il valore universale della Premier e il tessuto industriale a supporto della Bundesliga, è pur vero che una buona dose di colpe ce l’ha il sistema stesso. La Figc, prigioniera di veti e particolarismi, ha le sue responsabilità. Agnelli vorrebbe che quantomeno a livello di leghe ci fosse una coesione di intenti. Ma il bersaglio principale è la Lega di Serie A.

 

Beretta – Quando il massimo dirigente della Juve dà il benservito a Maurizio Beretta, sotto accusa non è la persona ma il modello di gestione che la sua presidenza rappresenta. In questi anni le società di A, anziché fare un passo indietro, hanno accentuato l’invadenza nella sfera collettiva, incapaci di capire che solo delegando alcune materie a un soggetto terzo e autorevole si può creare plusvalore. Lo hanno fatto in Inghilterra e Germania dove gli amministratori delegati Scudamore (Premier) e Seifert (Bundesliga) sono liberi di agire e rispondono al board dei risultati raggiunti, come in qualsiasi azienda che si rispetti. La necessità di cambiare la governance della Lega è il collante delle sette sorelle (Fiorentina, Inter, Juve, Roma, Sampdoria, Sassuolo, Verona), che continuano a vedersi. Sono consapevoli tuttavia che la maggioranza costruita sull’asse Milan-Lazio resta granitica, anche se in passato Aurelio De Laurentiis ha prospettato la presidenza a turno per i club e un manager forte, lo stesso schema evocato da Agnelli. Le dissidenti sperano in un cambio di passo in Lega. Anche per evitare piccoli incidenti diplomatici come quello di ieri: nella proposta di rinnovo del mandato di Infront (che, a proposito del canale Lega, ha precisato come il vincolo sia solo a fare uno studio di fattibilità) si faceva riferimento all’assemblea del 4 novembre, non ancora convocata da Beretta. (Gazzetta dello Sport)

 

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy