I have a dream

I have a dream

di FEDERICO TERENZI Martin Luther King aveva un sogno per il quale ha combattuto fino al suo assassinio, che bianchi e neri potessero vivere tutti assieme senza distinzioni e senza separazione alcuna, buttando giù tutte le barriere che esistevano.Ho un sogno, vedere una società normale dove tutti remano nella stessa…

di FEDERICO TERENZI

Martin Luther King aveva un sogno per il quale ha combattuto fino al suo assassinio, che bianchi e neri potessero vivere tutti assieme senza distinzioni e senza separazione alcuna, buttando giù tutte le barriere che esistevano.

Ho un sogno, vedere una società normale dove tutti remano nella stessa direzione, senza divisioni interne, tutti a combattere per il buon nome della Lazio.

Ho un sogno, vedere le tribune del Fersini piene ad ogni allenamento della Lazio con i giocatori faccia a faccia con i propri tifosi, pronti ad incitarli quando c’è bisogno e a criticarli quando invece sbagliano o fanno prestazioni deludenti come quella contro il Torino. Così forse capiranno e guarderanno negli occhi tutti quelli che fanno sacrifici enormi per loro, per andare a vedere le loro gesta, per innalzare al cielo il nome della Lazio, una passione incrollabile ed insostituibile che non morirà mai.

Ho un sogno, una comunicazione più aperta verso i media, dove ogni tanto, come una volta, le varie testate possano avere un giocatore a testa, magari su tabella settimanale, da poter intervistare singolarmente come avveniva una volta, rompere quelle barriere tra calciatori e mondo della comunicazione che sono sempre più alte ed invalicabili. Sarebbe bello creare un rapporto con i calciatori, nel buon nome del proprio ruolo e nel rispetto reciproco, quella empatia che è l’essenza del mondo del pallone.

Ho un sogno, un presidente sempre più vicino ai tifosi che ammetta, almeno una volta nella sua vita, di aver sbagliato qualcosa ed ammettere, una volta per tutte, che forse più di una certa soglia non si può superare. La tifoseria lo apprezzerebbe sempre di più e quei cori che continuano ad arrivare allo stadio diventerebbero solo un lontano ricordo.

Ho un sogno, che Igli Tare non debba sempre arrivare all’ultimo secondo del mercato, tra fax rotti e tira e molla continui per acquistare un giocatore. Vorrei, almeno una volta, aprire gli occhi e vedere i nuovi innesti già il 2 gennaio e non il 31 a sera, con la tuta di un’altra squadra addosso (Candreva docet)

Ho un sogno, vedere Nesta, Pulici, Mihajlovic, dei laziali veri nella società, gente che possa insegnare a coloro che vestono e vestiranno la maglia della Lazio, cosa significa questa maglia, questa società, questi colori, loro che se la sono sentita addosso come una seconda pelle.

Ho un sogno, vedere un delegato della società Lazio accanto ai tifosi detenuti a Varsavia, giorno e notte, fino a che non sia fatta luce sul loro futuro, essere un supporto per loro e le loro famiglie.

Ho un sogno chiamato Lazio, una fede incrollabile che non morirà mai da qui all’ eternità e che difenderò sempre con le unghie e con i denti, come la nostra Olimpia, libera e fiera nel firmamento biancoceleste. La Lazio è e sarà sempre dei tifosi della Lazio e non ha e non avrà mai padroni.

 

Cittaceleste.it

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