Lazio, una dimensione Provinciale

Lazio, una dimensione Provinciale

ROMA – Ecco qui, riavvolgiamo il nastro e torniamo a quel 26 maggio, una giornata indimenticabile, una coppa Italia che ha permesso alla Lazio di arrivare in Europa dalla porta principale. Oltre il raccordo anulare, la vita è più dura e sei costretto a confrontarti con realtà emergenti e con…

ROMA – Ecco qui, riavvolgiamo il nastro e torniamo a quel 26 maggio, una giornata indimenticabile, una coppa Italia che ha permesso alla Lazio di arrivare in Europa dalla porta principale. Oltre il raccordo anulare, la vita è più dura e sei costretto a confrontarti con realtà emergenti e con squadre che probabilmente hanno una maggiore programmazione. Ieri, i bulgari hanno emesso il loro editto, costringendo la Lazio ad una impresa a Sofia che dovrebbe ricalcare le orme di quella fatta contro il Wisla Cracovia, quando, sulla panchina della Lazio c’era Mancini e a guidare l’attacco un Enrico Chiesa ancora affamato di goal e gloria. Siamo costretti, ancora una volta, a specchiarci con una Lazio “provinciale”, figlia di una campagna acquisti fatta di improvvisazioni e scommesse, alcune vinte ed altre perse, ma sempre priva di un’analisi degna e oculata della situazione.

L’ISOLA DELLE OCCASIONI PERDUTE – La Lazio di chance europee, durante l’era Lotito ne ha avute davvero tante, ma non è riuscita mai a superare i quarti di finale di Europa League, nella passata stagione, il massimo che si è riusciti a fare. Intanto dal resto d’Europa se la ridono e ci rosicchiano punti nel Ranking Uefa. La prima chance arriva nel 2006, Delio Rossi in panchina, un terzo posto e la Champions conquistata dopo i preliminari contro la Dinamo Bucarest. Si arriva al girone con una campagna acquisti che rasentava di certo il ridicolo con Vignaroli, pescato tra gli svincolati ed un Meghni, autore di una partita sontuosa con il Werder Brema, ma apprezzato pochissimo sul terreno di gioco perso nei meandri del centro sportivo di Formello, tra mille infortuni e poca convinzione nei suoi mezzi che, in parte, potevano anche esserci. Ultimo posto in classifica in un girone tutt’altro che difficile con Olimpiakos, Werder Brema e i galacticos del Real Madrid. Poi l’esperienza con Ballardini, dove una Lazio imbottita di Primavera non riesce a superare un girone agevole con Levski Sofia, Salisburgo e Villareal. Infine con Reja si riesce a superare il girone prima poi di capitolare al cospetto dell’ Atletico Madrid. Unica attenuante il primo anno era il 2004, ma era la prima Lazio Lotito e forse non si poteva chiedere di più anche se il pareggio 2 a 2 contro l’ Egaleo ha fatto certamente scalpore.

 

Cittaceleste.it

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy