Lulic e la maledizione del 71′

Lulic e la maledizione del 71′

di RAMONA MARCONIROMA – Si potrebbe ribattezzare la “maledizione del 71′”. 71, proprio come quel settantunesimo minuto dal quale sembra ormai essere trascorsa un’eternità. Si perché in quel numero, entrato di diritto nella storia della gente laziale, ancora si riesce a scorgere la fotografia di un trionfo, quasi si sente…

di RAMONA MARCONI

ROMA – Si potrebbe ribattezzare la “maledizione del 71′”. 71, proprio come quel settantunesimo minuto dal quale sembra ormai essere trascorsa un’eternità. Si perché in quel numero, entrato di diritto nella storia della gente laziale, ancora si riesce a scorgere la fotografia di un trionfo, quasi si sente quel triplice fischio: la Lazio vince la Coppa Italia battendo proprio la Roma. Un ricordo indelebile, marcato a fuoco nei secoli, scolpito nella memoria. Un ricordo ancora limpido, ma che rischia di essere macchiato da un destino beffardo. Dopo quel 26 maggio, poche le gioie, molte le amarezze. Un trionfo che ha avuto un effetto quasi devastante. Un boomerang. Perché da quella fresca sera del 26 maggio molte cose son cambiate. E’ cambiata la Lazio, sono cambiate le posizioni delle due squadre coinvolte, son cambiati diametralmente gli umori delle due sponde del Tevere e, addirittura, l’allenatore! Son mutati anche gli interpreti di quell’impresa. Per informazioni chiedere all’autore di quel famosissimo 71^minuto, che ha toccato il cielo con un dito segnando la rete del trionfo. Ma di quel Senad Lulic sembra non esserci più traccia, o comunque pochi sono gli sprazzi del giocatore che conoscevamo. Il bosniaco sembra non essere più in grado di incidere. Lulic s’è spento. E’ una stella cadente, scongiurate la meteora. Ha perso il binario il trenino Senad, deve ritrovarlo. Un’involuzione di cui la Lazio sembra risentire dannatamente. Non si comprende bene cosa sia accaduto. Ad oggi l’unica certezza e’ che Senad s’è smarrito.

 

Continuità, esplosività, tecnica e duttilità tattica evaporate in pochi mesi. E’ macchinoso, singhiozza nelle accelerate, è distratto e spaesato. Ha perso la bussola. Sembra quasi debba riambientarsi nel campionato italiano. Perde i pezzi e pure i guizzi. Lulic sbaglia persino gli stop, gli appoggi, i tempi d’inserimento. Sembra che la maledizione del 71′ lo abbia travolto. Prima l’apoteosi, ora il purgatorio se non l’inferno. Dove sei finito Senad? E se è solo una questione di bussola smarrita, occorre ripararla e alla svelta! Già, perché questa Lazio ha bisogno di recuperare punti e i suoi migliori protagonisti. Ha bisogno di tornare a credere in quel perfetto ingranaggio che da troppi mesi sembra essersi sfasciato! Ha bisogno del suo ‘operaietto’ bosniaco, che veloce come un treno ha sempre garantito una forte spinta in fase propositiva, non risparmiandosi dal punto di vista dell’impegno e del sacrificio. Questa Lazio ha bisogno delle fiammate di Senad, ma anche dei suoi polmoni. Di quella stella, che ha già dimostrato di saper brillare. Di Speedy Lulic, l’uomo che ha guidato la Lazio al trionfo e che oggi aspetta solo di essere ricondotta verso lidi più felici. E se è vero che la consacrazione certifica il campione, Senad mostri una garanzia…

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