CR7 & FA7: la statistica è impressionante!

CR7 & FA7: la statistica è impressionante!

Di Alberto Abbate ROMA – Nome in codice FA7 e il paragone diventa sempre più ingombrante. Specie se ora arriva da Pioli, uno che non dispensa certo complimenti, uno che razionalizza ogni minima parola: “Felipe mi ricorda Cristiano Ronaldo, anche lui è diventato un campione, passando momenti in cui sembrava…

Di Alberto Abbate

ROMA – Nome in codice FA7 e il paragone diventa sempre più ingombrante. Specie se ora arriva da Pioli, uno che non dispensa certo complimenti, uno che razionalizza ogni minima parola: “Felipe mi ricorda Cristiano Ronaldo, anche lui è diventato un campione, passando momenti in cui sembrava giocare più da solo che per la squadra”. Era il 14 agosto 2002, preliminare Champions a Lisbona, a mezz’ora dalla fine entrava in campo un furetto 17enne, tutto dribbling e fumo di gloria: quel ragazzino dello Sporting “snobbato” dai giocatori dell’Inter, oggi è il più forte al mondo. Poteva essere biancoceleste quell’estate, Ronaldo, lo voleva Mancini a Formello, c’era un derby col Parma, il sorpasso della Juve, infine niente serie A: assegno da 12 milioni di sterline di Sir Alex Ferguson e United nel futuro. Il Real sei anni dopo ne avrebbe versati 94, di milioni, nelle casse dei Red Devils.

 

IL PARAGONE D’ORO – Può colmare il rimpianto, Felipe, quello che non fu allora magari potrà essere domani. E’ bello spizzare il destino, prevederlo nei numeri. Nelle ultime 10 partite da titolare (tra campionato e Coppa Italia) il signor Anderson ha firmato otto gol e sette assist, è stato decisivo anche contro la Fiorentina (non segnò, ma si procurò il rigore siglato da Candreva). E’ capocannoniere laziale con Klose e Mauri, è scatenato. E, udite, udite, c’è anche di più. Felipe – alla seconda stagione in Serie A – sta facendo meglio di Cristiano Ronaldo alla sua seconda stagione in Premier League, allo United: nel 2004/05 in tre competizioni (in 50 presenze, 8 in Champions) il portoghese segnò 9 reti (una ogni 412′) e collezionò 6 assist. Già superato dal brasiliano negli assist (8) e raggiunto nei centri (9, uno ogni 154′) fra campionato e Coppa Italia in 24 apparizioni.

MEGLIO DI TEVEZ – Per la notte di Torino chiamatelo pure FA71. Sereno Lulic, nessuno gli sfilerà quel numero eterno capitolino, ma il primo gol segnato da Anderson, proprio al 71′, rischia d’avere un peso specifico nella storia recente della Lazio. Una gran “Mole” di Champions potrebbe passare dall’unica magia in grado di sbloccare una partita stregata da Ventura: da parte il birillo Maksimovic, a bada Bovo e Jansson ai lati, Felipe accarezza la palla e ferma il tempo nell’angolino, alla destra di Padelli. Sette minuti più tardi il raddoppio servito dal dono di Klose per la seconda doppietta laziale (la prima la firmò a Milano contro l’Inter, era dicembre). Raggiunta quota 7 reti in trasferta, nessuno ha fatto meglio di lui in serie A: sotto di un gol persino il capocannoniere Tevez.

RECORD E RINNOVO – E’ irrefrenabile, è immarcabile, è imprendibile, è imparabile. Sempre più decisivo, sempre più bomber. Così Felipe può prendere la mira sullo scettro del centrocampista più prolifico della storia biancoceleste. Sul trono c’è Candreva che, la stagione scorsa, strappo a Nedved le 12 reti. Ne mancano quattro a Felipe, c’è una spinta della società: in settimana adeguerà (a oltre un milione) il contratto sino al 2019. Se lo merita, Anderson, se lo meritano i tifosi che, con lui, sognano. United, City e Liverpool avvertite, giù le mani dal brasiliano. Perché la Lazio non può essere più Felipe di così. Anzi sì, può sorpassare la Roma, che in estate aveva già lo scudetto immolato sull’altare. Oggi rischia di crollargli una chiesa biancoceleste sulla testa.

Cittaceleste.it

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