Keita fa i doni a Floccari. Lazio, la gioventù sovrasta la maturità.

Keita fa i doni a Floccari. Lazio, la gioventù sovrasta la maturità.

Di Mirko Borghesi ROMA – Sfida d’altri tempi, d’una Coppa Uefa che non c’è più. E’ questo il sapore della gara serale fra Lazio e Apollon Limassol, squadra cipriota, d’una nazione che raramente si è affacciata alle competizioni più blasonate del continente europeo. L’approccio è però soft come uno smielato…

Di Mirko Borghesi

ROMA – Sfida d’altri tempi, d’una Coppa Uefa che non c’è più. E’ questo il sapore della gara serale fra Lazio e Apollon Limassol, squadra cipriota, d’una nazione che raramente si è affacciata alle competizioni più blasonate del continente europeo. L’approccio è però soft come uno smielato film di Zemeckis, la creatura di Petkovic smussata degli artigli. Keita sembra così un leoncino fra i gatti domestici e dopo una serie di spunti ed un tiro a lato confeziona due assist per Floccari, di cui uno sfruttato al 14′. Il bomber di Vibo Valentia si sente a suo agio in Europa League e 22 minuti dopo firma il raddoppio con una torsione di testa che sfrutta al meglio il posizionamento errato del portiere dell’Apollon sull’angolo di Candreva. Errori elementari, da scuola calcio, che spingono le viscere a contrarsi ripetutamente, ripensando alla gara di Nicosia gettata al vento con un pari scandaloso. Nei tiri di Sangoy al lato c’è però il sentore di un allarme ad infrarossi pronto a scattare al primo errore. Così è sull’errore elementare di Canail quale, volendo emulare Caceres contro il Real Madrid, entra di diritto nella classifica degli obbrobri infrasettimanali, che i ciprioti vanno in rete accorciando le distanze. Male anche Konko che si addormenta e non recupera. Papoulis fa male a Berisha e alla Lazio, con gli occhi sgranati di chi non può credere di aver segnato all’Olimpico, fra il furetto e il gatto con gli stivali di Shrek.

 

 

Petkovic sprona i suoi nell’intervallo, i biancocelesti sembrano volenterosi e si affidano come sempre a Keita, croce e delizia vista la giovane età. Prontivia, un gol divorato a pochi passi dalla linea di porta e un assist per Floccari, l’ennesimo di una gara sontuosa. Non c’è due senza tre non è un proverbio che appartiene al 99 calabrese. Inizia la girandola dei cambi. Esce Konko, non positivo il suo rientro dopo un esilio fra cliniche e sala di fisioterapia dal 25 settembre. La sostituzione non giova però alla Lazio visto il buco dell’argentino sull’autore del gol Papoulis. Il raddoppio non è un’utopia ma Berisha sfodera un miracolo alla Buffon, e blinda così il suo posto nell’Albania di De Biasi e, forse, nel futuro dei pali capitolini. Sofferenza, sofferenza, e ancora sofferenza. Barcolla la formazione biancoceleste che cerca allora di addormentare la partita facendo entrare Ledesma in versione bradipo dell’Era Glaciale. La standing ovation ad un classe ’95 come Keita, richiamato in panchina per Perea, è indice di una richiesta da parte del popolo biancoceleste di una maglia da titolare per il senegalese naturalizzato spagnolo. Con la vittoria del Trabzonspor, la Lazio si porta ad 8 punti e di fatto elimina il Legia Varsavia portandosi a +4 sull’Apollon. La qualificazione è ad un passo. Una notizia positiva in un inizio di stagione negativo, ma i pensieri dati dall’Apollon non sono qualcosa da cui ripartire. L’esiguo valore dell’avversario, dopo il doppio vantaggio, doveva essere l’apripista per una prestazione fatta di tranquillità e maturità. Qualità che in questo momento mancano ad una Lazio orientata da oggi, sempre più, verso la giovinezza. Si volta pagina.

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