LIVE – Di Padre in Figlio, il raduno è iniziato! Questa notte la nostra cara Lazio è davvero LIBERA! Dalle 18.30 WEB TV in diretta…. – FOTO

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ARTICOLO IN CONTINUO AGGIORNAMENTO ORE 16.00 – Si stanno radunando i partecipanti all’evento di questa sera allo stadio Olimpico, il punto di ritrovo è l’Hotel Donna Laura. Ecco i primi scatti di Ruben Sosa, Oddo e George Chianglia Junior. Come un soffio caldo, un abbraccio che avvolge e accarezza. Arriva…

 

ARTICOLO IN CONTINUO AGGIORNAMENTO

ORE 16.00 – Si stanno radunando i partecipanti all’evento di questa sera allo stadio Olimpico, il punto di ritrovo è l’Hotel Donna Laura. Ecco i primi scatti di Ruben Sosa, Oddo e George Chianglia Junior.

 

 

 

 

 

 

 

Come un soffio caldo, un abbraccio che avvolge e accarezza. Arriva così questo 12 Maggio, quarant’anni dopo. Arriva dolce e violento, scavando nel cuore di ogni tifoso biancoceleste. Chiudete pure gli occhi e lasciatevi andare. Era il 1974 e alle 6 del mattino di quel 12 maggio un bambino saltellava già sul letto del padre con la bandiera in mano. Erano le 8.45 e all’Olimpico i cancelli già erano aperti. Erano le 16.00 e 82mila persone se ne stavano cuore a cuore con la sciarpa stretta al collo, quello da cui scendevano morbide anche le gambe di chi allo stadio ci era arrivato camminando, ma che la partita l’avrebbe vista sulle spalle di papà. Di Padre in Figlio, lacrime e grida alla rete di Giorgione. Erano le 17.45 e la Prima squadra di Roma tingeva l’Italia di due colori, gli stessi che da 114 anni si rispecchiano con amicizia nel cielo. Quarant’anni dopo, come fosse ieri. Puntate il naso all’insù, perché questa notte la vivranno anche lì. Lì dove c’è il Maestro, lì dove tutto è più limpido e chiaro come il volto di Bob. Sincero e onesto come il viso di quel bambino, 40 anni fa. Quel bambino oggi uomo, oggi padre, oggi nonno. Oggi addolorato per tutto quello che sappiamo, ma ancora follemente innamorato di quell’ideale di cui ha fatto uno stile di vita. Tanto da riempire, in un mix di rabbia e amore, uno stadio intero in pochi giorni.

 

 

Tanto da polverizzare tutti i biglietti disponibili in un lampo, per incontrare di nuovo quell’amata che non ha mai lasciato. Quel figlio oggi padre, che di Padre in Figlio mostrerà alla sua piccola aquila anche i volti di chi ci ha portato in cima al mondo nel 2000, quando le Coppe le vincevamo tutte noi, quando lo United s’inchinò allo strapotere assoluto di Roma, quando il difensore, il centrocampista o l’attaccante più forte di tutti ce l’avevamo noi. Sarà un mix letale che per una notte ci ricorderà chi siamo. Gente che non si è mai arresa, popolo che c’è sempre stato. Orgogliosamente Scozzesi in terra Inglese, nonostante tutto, nonostante tutti. Perché la Lazio è uno stile di vita per la vita, da più di un secolo. Sante Ancherani diceva che senza onore l’uomo non è niente. E questo, per noi come per lui, vale più di tutto. Vale più dei trofei, delle coccarde, dei riconoscimenti. Noi siamo tifosi della Lazio e questo ci basta. Noi siamo i figli di Maestrelli, Fiorini e Re Cecconi. Noi siamo quelli che amano Roma e che Roma ama. Noi siamo sole e tempesta, pioggia e vento. Noi siamo i 60mila del 12 maggio 2014, quelli che c’erano, ci sono e ci saranno. Mentre tutto il resto svanirà, noi resteremo. Mentre tutto finirà, noi ci saremo. Ancora e ancora.

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Roberto Maccarone – Cittaceleste.it

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