Varsavia – L’incubo è finito, ma non per tutti

Varsavia – L’incubo è finito, ma non per tutti

di SIMONE IPPOLITIROMA – Sono tornati, ma non tutti. Roma riabbraccia 8 dei tifosi laziali, ma principalmente cittadini italiani dopo l’orrenda esperienza di Varsavia. I baci, gli abbracci. L’emozione si tocca con mano. Finalmente a casa gli 8 ragazzi torneranno alla loro vita di sempre. Chi riprenderà il lavoro, chi…

di SIMONE IPPOLITI

ROMA – Sono tornati, ma non tutti. Roma riabbraccia 8 dei tifosi laziali, ma principalmente cittadini italiani dopo l’orrenda esperienza di Varsavia. I baci, gli abbracci. L’emozione si tocca con mano. Finalmente a casa gli 8 ragazzi torneranno alla loro vita di sempre. Chi riprenderà il lavoro, chi pescherà dalla libreria di casa il proprio libro universitario per sostenere il prossimo esame segnato sul calendario. L’incubo per loro è finito e così sarà anche nella giornata di martedì per gli ultimi 4 ragazzi del gruppo dei 12 in attesa di giudizio. 
Gli amici li accolgono all’aeroporto. Chi stende per terra uno striscione con scritto “Bentornato Bomber” e chi ha avvertito anche i parenti più lontani per riabbracciare il loro caro. La lontananza si è fatta sentire eccome. Catapultati in una realtà assurda, nella quale mai avevano pensato di trovarsi. Un ragazzo saluta il suo cane impazzito di gioia, gli occhi lucidi descrivono con semplicità e allegria un sentimento. 
Sono sorridenti, il carcere di Bialoleka ormai è alle spalle, ma non è un ricordo lontano. Farà strano dormire nel proprio letto, dopo che le celle umide di Varsavia, sono state la loro casa per più di due settimane. Finalmente, per alcuni, ci sarà la possibilità di riabbracciare fidanzata, sorella, o fratello. Loro che per necessità, non hanno potuto esserci a Varsavia, ma costretti a vivere in silenzio, limitandosi a pregare in attesa di notizie confortanti. 

 

E intanto in giro per gli stadi d’Europa, fieri striscioni sono apparsi in molte curve, per rendere omaggio ai 22 di Varsavia. Da Napoli a Torino e addirittura ad Istanbul, il messaggio era univoco: LIBERATELI
Nel gruppo di persone ad attendere il loro ritorno, ecco che spunta il Presidente della Polisportiva biancoceleste Antonio Buccioni che non si nasconde e dice ai giornalisti: “Non importa che la Lazio come società non sia qui. La Lazio sono io”. E anche questo è un aspetto che ha fatto discutere molto, specialmente i genitori che dalla Società biancoceleste si sono sentiti abbandonati. 
Felice Pulici, da grande bandiera, ai nostri microfoni ha affermato: “In quella brutta notte, avrei lasciato la squadra lì, per dare un segnale. Non avrei abbandonato quei ragazzi”. 
Ma la brutta storia di Varsavia, non è arrivata ancora al suo epilogo. Gli altri 10 ragazzi, coloro che erano stati già condannati, non stanno ricevendo buone notizie. Il giudice infatti, ha rigettato anche le ultime 3 istanze di scarcerazione presentate, dopo le 7 precedenti. Non sembra infatti che sia stata presa in considerazione, l’eventualità concreta di far spostare la residenza a Varsavia, nodo cruciale (almeno apparentemente) del primo rifiuto. 
Per loro l’incubo ancora non è finito. Le loro famiglie rimangono a Varsavia, facendo da spola tra l’Ambasciata italiana e il carcere di Bialoleka. L’ansia e la paura di dover passare anche le feste di Natale a Varsavia, campeggia nelle teste dei ragazzi e a complicare ancora più piani, gli uffici giudiziari chiuderanno il 19 dicembre. Ma bisogna continuare a sperare e soprattutto a parlare. Non bisogna fare l’errore di accantonare l’avvenimento, un sbaglio troppo comune nel mondo della comunicazione. Far rimbombare la loro voce fino in Italia e non solo. Ormai, si è capito, di sportivo questa vicenda non ha più nulla. L’incidente diplomatico, se così si può definire, tra Italia e Polonia ha fatto il giro d’Europa. Cari ragazzi, non mollate mai.

Cittaceleste.it

 

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