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La Lazio schianta in 10 la Samp. La cavalcata continua, Europa League vicina. Brilla la stella di Keita, i tifosi tornano a guardare la classifica.

La Lazio schianta in 10 la Samp. La cavalcata continua, Europa League vicina. Brilla la stella di Keita, i tifosi tornano a guardare la classifica.

ROMA – Out Klose, la Lazio issa la bandiera portoghese al posto di quella tedesca e si affida ad Helder Postiga per scardinare la solida Sampdoria di Mihajlovic, oggi squalificato. Il primo tempo, però, non è quello che Reja si aspetta. I suoi ragazzi non premono sull’acceleratore, se non a…

di redazionecittaceleste

ROMA – Out Klose, la Lazio issa la bandiera portoghese al posto di quella tedesca e si affida ad Helder Postiga per scardinare la solida Sampdoria di Mihajlovic, oggi squalificato. Il primo tempo, però, non è quello che Reja si aspetta. I suoi ragazzi non premono sull’acceleratore, se non a folate, e si muovono in maniera poco armonica sul campo, non riuscendo a costruire nulla di rilevante negli ultimi 15 metri per circa 35 minuti. E’ il tiro di Candreva sul finire della frazione di gioco l’antipasto al gol dello stesso numero 87, servito da Keita. Una sorta di deja-vù, un replay di quanto visto allo scadere di Lazio-Parma. Gli interpreti sono gli stessi, il risultato è assicurato. Si va al riposo con una sgroppata del buon Balde Diao che incanta e stupisce tanto da meritarsi i cori dell’Olimpico, ancora semi-deserto. Tutto bello, forse no. Gli schemi da calcio piazzato dei doriani fanno male e i pericoli dalle parti di Berisha si contano su due mani. Un vantaggio che sta largo, ma va bene così.

 

La ripresa si riapre senza grandi novità. Ci pensa Biglia, con un ingenuità che gli costa il rosso, a rivitalizzare la Samp. Sakic manda dentro Sansone, vuole movimento e densità li davanti per sfruttare la superiorià numerica. La Lazio si riconfigura con Mauri al posto di Helder Postiga, cercando di bloccare le linee verticali della manovra doriana. Bravissimo Berisha a sventare una grande conclusione di Sansone, ma i biancocelesti possono nel contempo recriminare per una palla perfetta di Keita che Mustafi rischia di deviare nella propria porta pur di salvare sul colpo a botta sicura di un Mauri pronto dietro a lui. Il capitano della Lazio ha occasione per rifarsi poco dopo quando Onazi fa partire un bel contropiede, la palla passa per i piedi di Candreva prima di finire su quelli del numero 6 che con un gran numero salta Mustafi e trova Lulic con un pallone rasoterra sontuoso. Il resto lo fa il bosniaco che controlla e mette il pallone sotto la traversa. Sarà l’ultima giocata quella del 19, c’è infatti tempo per l’esordio di Minala al suo posto.

 

L’Olimpico si scalda, cerca di dare la carica. Si canta “Forza Lazio Ale”, la cavalcata di Cana, lunga 70 metri, infervora tutti, compreso Keita, ammonito per simulazione. Lo spagnolo si lancia, giusto il provvedimento nei suoi confronti. Biava e l’albanese sono comunque una coppia centrale solida. Il centrale italiano salva sulla sfarfallata di Berisha che si lascia sfuggire il pallone, dimostrando di saper ancora tirare avanti la carretta con l’esperienza di chi sa sempre stare al posto giusto, la maggior parte delle volte nel momento giusto.

 

La cavalcata continua. La Lazio e Reja sembrano giocare con l’orgoglio di chi si sente ferito dalla contestazione. Nel silenzio dell’Olimpico s’incunea la convinzione che qualcosa di buono ci sia davvero. Al coro di “Keita, Keita”, chi esce apre il giornale e guarda la classifica. Piccoli gesti di calcio giocato che sembravano dimenticati.

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