Reja dispensa bugie, l’approccio è vergognoso. I fantasmi diventano realtà.

Reja dispensa bugie, l’approccio è vergognoso. I fantasmi diventano realtà.

ROMA – Reja conferma le prove tattiche di settimana e schiera la Lazio-ibrida, una sorta di gelido mix fra quella titolare di campionato e le riserve più o meno giovani. Il risultato è una squadra che rasenta il ridicolo per 45 minuti, eccezion fatta per un paio di sgroppate di…

ROMA – Reja conferma le prove tattiche di settimana e schiera la Lazio-ibrida, una sorta di gelido mix fra quella titolare di campionato e le riserve più o meno giovani. Il risultato è una squadra che rasenta il ridicolo per 45 minuti, eccezion fatta per un paio di sgroppate di un isolato Keita, con Klose talmente solo da toccare il pallone tre volte di fila, in tre azioni diverse, ad oltre 70 metri dalla porta. Non c’è gioco, la sinfonia stona dopo due note, e i passaggi s’ingarbugliano ben presto sull’asse Biglia-Onazi, privata del doppio regista su cui la Lazio ha saputo adagiarsi. Il protagonista dei primi 45 minuti grigi parimenti al deserto dell’Olimpico finisce così per essere Berisha, nel bene e nel male. Prima para un goffo cucchiaio di Dyakov, da lapidazione in pubblica piazza, poi sviene letteralmente sul bolide di Bezjak che fa male, tanto male in ottica qualificazione. Errori macroscopici di Ciani in uscita e Cana in ripiegamento, ma la sensazione è che il portiere albanese, seppur coperto, finisca per deconcentrarsi quell’attimo decisivo che lo incolla a terra.

 

Fra gli ectoplasmi del primo tempo c’è Felipe Anderson. Nullo davanti, nullo dietro, il brasiliano sale però in cattedra nei primi 5 minuti della ripresa quando colpisce il palo con un grande girata, e va a prendersi un calcio di rigore con una serpentina sontuosa. Tutto bello, troppo bello per essere vero. Reja lo responsabilizza, lo manda sul dischetto forse convinto che un gol possa sbloccarlo del tutto. Ne esce fuori un tiro forte, rasoterra, ma non angolato, su cui è bravo Stoyanov. Il volto torna ad essere cupo, la testa rientra nel guscio. Il Ludogorets sceglie allora, ancora una volta, di complicarsi la vita. Rosso, per doppio giallo, sventolato a Dyakov, che completa la sua serata degli orrori. Felipe Anderson esce nel mentre fra i fischi dell’Olimpico. Una scena evitabile, che ora sul ragazzo rischia di aprire un bivio consequenziale legato unicamente al suo carattere. Il gioco continua a latitare, il pressing è confuso e Kakuta non fa in tempo ad esordire per provare a dare una sferzata che Cavanda viene espulso per una brutta entrata. Klose cerca d’illuminare la scena in versione assist-man ma ci si mette anche la sfortuna a fermare la Lazio, poiché sulla girata di Candreva il Ludogorets si salva in maniera rocambolesca sulla linea. Sarà l’ultima giocata del tedesco prima di un salvataggio in extremis di Ciani e dell’entrata di Perea al posto dello stesso panzer. Lo stesso numero 87 allo scoccare del novantesimo chiama Stoyanov al miracolo che sancisce di fatto lo 0-1 finale. Con un palo, un rigore fallito e due occasioni da gol nitide la sensazione è che però tutto sia frutto del puro caso. Reja aveva chiamato il 2-0 ma le motivazioni messe in campo dai suoi ragazzi non ricalcano le dichiarazioni della vigilia. Qualcuno mente, questa coppa è sembrata un intralcio ed ora, a Sofia, servirà una vera e propria impresa.

Cittaceleste.it

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