IL MATCH – Miro non basta, Lazio bloccata all’Olimpico

IL MATCH – Miro non basta, Lazio bloccata all’Olimpico

ROMA – Ok, il canto è giusto: “Ce l’abbiamo solo noi Miro-Klose-gol”. Lo urlano a squarciagola, 50mila scalmanati, persino quando il panzer è già dentro lo spogliatoio. Il coro dure tre minuti di seguito, dopo il 46′. Quando questo 37enne tedesco s’invola su un lancio di Radu, mette la freccia…

ROMA – Ok, il canto è giusto: “Ce l’abbiamo solo noi Miro-Klose-gol”. Lo urlano a squarciagola, 50mila scalmanati, persino quando il panzer è già dentro lo spogliatoio. Il coro dure tre minuti di seguito, dopo il 46′. Quando questo 37enne tedesco s’invola su un lancio di Radu, mette la freccia su Dainelli, s’ingobbisce e fulmina l’ex Bizzarri con un arcobaleno. Che allungo, che palombella, che stupore. Il cucchiaio prende Olympia e un piccione con una fava. Raggiunge il paradiso di maglie biancocelesti. Ma al 76′ tutti giù per terra: Paloschi ferma la festa. Perché Miro è in panchina? Klose da pazzi, Pioli.

 

 

BESTIA NERA – Sette volte ha visto il Chievo, Klose, sette volte lo ha fulminato col suo sguardo gelido. Con Miro la Lazio non ha mai perso con la squadra di Campedelli: 4 successi e 3 pareggi. Non solo, il panzer l’ha punita con 4 gol, è una bestia nera. Forse, persino di rabbia. Perché, proprio all’andata col Chievo, Klose giocò appena 7 minuti. Tanto da sfogarsi e minacciare l’addio in patria. Sembra un secolo fa, invece è passato un girone e oggi sono Klose di un altro mondo. Undici gol (fra campionato e Coppa) da quando è tornato titolare, da gennaio al posto di Djordjevic. Miro è resuscitato, moltiplica assist (4) e gol: 5 solo fra marzo e aprile, con l’Empoli ha riacciuffato la doppia cifra (10), col Chievo sale a 11 centri. Altri 5 e avrà battuto la sua migliore annata biancoceleste (15 reti nel 2012-13), altri 11 e la Lazio sarà il club dove avrà segnato di più (53 per ora, 63 nel Werder Brema).

LA PARTITA – Corre a tutto campo, sgomita. Era ovvio che solo il tedesco potesse, prima o dopo, abbattere un muro: il Chievo, in trasferta, aveva la terza miglior difesa (16 reti subite) della Serie A. E, in effetti, per un tempo sembrava davvero impermeabile la porta di Bizzarri. Bravo l’ex portiere su un siluro di Novaretti, meno bravo Candreva – talvolta in versione furetto fumoso – a non castigarlo su un assist delizioso di petto di Lulic. Antonio ci prova con qualche missile dalla distanza, ma la mira spesso è sbagliata. Felipe invece s’accende a fiammate: al 57′, con una bella ripartenza, serve Candreva che – insieme a Onazi (molto incerto con Ledesma) – si divora il raddoppio. Pericoloso, l’esterno, ancora al 68′. L’uscita di Klose fra gli applausi schiaccia un po’ la Lazio. Keita prova a non farlo rimpiangere, ma Bizzarri diventa insuperabile. Così da una svirgolata, arriva l’improvvisa beffa veronese.

AGRODOLCE – Poco importa, arriva solo un punto per l’allungo al secondo posto. Con la sconfitta della Roma, il giorno prima, erano “già du ore” che la Lazio cantava vittoria, fra un sorriso di Pioli e la splendida voce di Velia Donati. Comunque fosse andata, sarebbe stato un successo. Invece rimane l’amaro in bocca, altro che Chievo scusa.

Cittaceleste.it

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