Lazio, 49 punti: Felipe e contenta!

Lazio, 49 punti: Felipe e contenta!

ROMA – È una Lazio che più Felipe non si può. La quinta vittoria consecutiva in A, il terzo posto solitario, la possibilità di andare all’assalto del secondo della Roma: erano anni che l’ambiente biancoceleste non viveva un periodo così esaltante. Un momento d’oro che non può che avere come…

ROMA – È una Lazio che più Felipe non si può. La quinta vittoria consecutiva in A, il terzo posto solitario, la possibilità di andare all’assalto del secondo della Roma: erano anni che l’ambiente biancoceleste non viveva un periodo così esaltante. Un momento d’oro che non può che avere come uomo-copertina Felipe Anderson. Perché il suo nome di battesimo, Felipe, sembra fatto apposto per fotografare quanto sta accadendo e perché è proprio lui, Anderson, ad avere spinto la banda di Pioli laddove nessuno avevo osato pronosticarla a inizio stagione.

 

NUMERI PAZZESCHI – Un uomo-copertina che piace a tutti, non solo ai laziali. Perché Felipe Anderson è uno di quei giocatori che ciascun appassionato vero non può che amare incondizionatamente. Serpentine, finte, gol, assist, movimento con e senza palla: ha tutto per diventare un fuoriclasse. Compreso un carattere d’oro che lo rende il «cocco» del gruppo. Un gruppo che lui, appena ventunenne, sta trascinando verso traguardi incredibili: con lui in campo la Lazio non perde mai. La doppietta di Torino lo ha portato a otto gol in campionato, miglior marcatore laziale con Klose e Mauri. I passaggi vincenti invece sono sette. Sarebbero stati otto se ieri Keita non si fosse impappinato su quella palla d’oro servitagli dal brasiliano sullo 0-0. Così quando, qualche minuto più tardi, si è verificata una situazione analoga, Felipe ha pensato bene di andare a concludere da solo: è stato il gol spacca-partita. «In realtà volevo passarla, quella palla – racconta lui -, ma il difensore del Toro (Jansson, ndr) non ha chiuso e così ho deciso di tirare». Con la facilità, la leggerezza e la precisione che contraddistinguono ogni sua giocata. E poi ha concesso pure il bis. «Avevo chiesto il cambio per i crampi, per fortuna il mister ha ritardato la sostituzione, così ho fatto in tempo a fare il secondo gol».

SECOND LIFE – Era esploso a dicembre, Felipe, dopo un anno e qualcosa vissuto da oggetto misterioso. Un’esplosione improvvisa e inesorabile, fatta di grandi prestazioni, gol e assist. Fino al derby dell’11 gennaio, vissuto da protagonista assoluto. Poi il destino sembrava essersi rivolto contro. Prima la vicenda del padre, accusato di omicidio per un incidente stradale in cui hanno perso la vita due persone; quindi un infortunio muscolare che lo ha costretto a rientrare ai box per oltre un mese. La favola pareva finita. E invece è ricominciata, con contorni ancora più belli di prima. Perché ora c’è anche una Champions che, da miraggio, si è trasformata in obiettivo concreto. «Ci credevamo prima, ci crediamo ancor di più adesso. Siamo terzi e vogliamo restarci fino alla fine». Sognare è lecito. Anche la sfida, nella prossima Champions, all’amico fraterno Neymar. Ex compagno nel Santos e, chissà, presto di nuovo compagno in nazionale. «È il sogno di qualsiasi giocatore, anche il mio. Ma non ho fretta, non mi aspettavo di essere chiamato già ora, quindi non sono rimasto male per la mancata convocazione di Dunga». Un passo alla volta: prima la Champions con la Lazio, poi la Seleçao. E in mezzo un rinnovo contrattuale che è dietro l’angolo: «Sì, ci siamo quasi…». (Gazzetta dello Sport)

Cittaceleste.it

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