Lazio padrona all’Olimpico: la rincorsa continua!

Lazio padrona all’Olimpico: la rincorsa continua!

Di Alberto Abbate ROMA – Non può ancora paragonarsi a Cristiano Ronaldo? Chiedete a Jim Lawlor, capo-scout dello United, in tribuna all’Olimpico per osservarlo. In campo “El Pipe” risponde con una capocciata che spedisce la Lazio in paradiso. Mancava solo il colpo di testa a questo Andershow. Nuova puntata al…

Di Alberto Abbate

ROMA – Non può ancora paragonarsi a Cristiano Ronaldo? Chiedete a Jim Lawlor, capo-scout dello United, in tribuna all’Olimpico per osservarlo. In campo “El Pipe” risponde con una capocciata che spedisce la Lazio in paradiso. Mancava solo il colpo di testa a questo Andershow. Nuova puntata al 5′ col Verona, Felipe e Basta: cross del serbo, il brasiliano sale in cielo, s’arrampica all’aria, inghiotte l’elettricità e la scaraventa con la palla in rete. Anzi, palo-gol. Rimbomba tutto lo stadio e parte il coro della Nord: “Anderson lalalalalala”. E’ una musica infinita, è apoteosi di lazialità. E’ la nona sinfonia che riempie un repertorio: 9 gol e sette assist nelle ultime 11 partite, meglio dello già stratosferico Tevez in Serie A. Una magia dietro l’altra, questo Felipenomeno balla manco fosse sulle spiaggia di Copacabana. Detta i passi di ogni vittoria della squadra. Quando al 63′ parte da metà campo, semina quattro avversari e stampa un missile sulla traversa, si alza tutto lo stadio per applaudirlo.

 

IL REGALO – Esulta e si bacia il polso. Stavolta non alza le braccia al cielo. Stavolta Felipe si lecca il sudore, le stigmate del sacrificio. Anderson si merita questa gloria, s’è conquistato il rinnovo sino al 2020. Geniale anche nei passaggi (meraviglioso al 15′ per Biglia) e nei dribbling. E’ un’esplosione di classe, non si capisce come Dunga non sia ancora rimasto tramortito. Non ha fretta Anderson, un giorno raggiungerà l’amico Neymar (già oggi sta facendo meglio nei numeri del blaugrana) nella Selecao, ora è il momento di raggiungere la Champions col campione del mondo Klose. Lui e Miro, aspettano da mesi di pescarla insieme sul lago di Bracciano.

CORO – Una volta però era palla al panzer e s’abbracciamo, adesso senza Anderson si rischia la crisi d’astinenza, anche se “la Lazio non ne è totalmente dipendente”. In effetti, vedi la parata di Marchetti su Toni, il sette che trema sul tiro di Biglia, lo scaldabagno lanciato da 22 metri da Candreva in rete e t’accodi alla Nord: “Rifatte l’occhi, stamo a giocà a pallone”. Gongola Pioli, anzi – sballottato anche dai recuperi strepitosi di Parolo e dai disimpegni di de Vrij – canta a squarciagola “So già du ore”. Dopo novanta minuti, Lazio huber Hellas. Magari presto sopra la Roma. Non a caso, al 71′ si rivede Lulic.

Cittaceleste.it

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