Napul’è… Di un altro pianeta. La Champions resta un sogno

Napul’è… Di un altro pianeta. La Champions resta un sogno

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ROMA – Napul’è…Di un altro pianeta per tutti, in questo momento. Lo sa bene la Juve, ora anche la Lazio. C’è il ct Ventura in tribuna e una sola squadra in campo per quasi tutta la sfida. I biancocelesti, orfani – e non è poco comunque – di quattro titolari, provano a metter in atto la strategia vincente del derby. 3-4-2-1, difesa e contropiede, ma stavolta la tattica non funziona. Il Napoli non è la Roma. E tanto fa, che primo o poi la mette dentro, nonostante due timide occasioni iniziali di Milinkovic. Al 25’ tutta la difesa si scioglie al primo errore di Wallace con un errore dietro l’altro: Fortuna regala la palla a Mertens, Bastos si lascia superare da Hamsik, sul filtrante Strakosha esce male e Radu si perde Callejon. Patatrac che rischia di ripetersi quasi allo scadere della prima frazione con un altro sbaglio del brasiliano: per “Fortuna” Insigne si divora il raddoppio tutto solo davanti alla porta.

INDOMABILE – Davanti è difficile trovare le occasioni per Immobile. Felipe va a scatti, ma deve fare tutto da solo. Perché Milinkovic aiuta più Parolo nei compiti di copertura. Perché Murgia, benissimo a San Siro, è ancora troppo acerbo per riuscire a non farsi travolgere dal tiki taka partenopeo. L’assenza di Biglia si sente, eccome, a centrocampo. E lì che il Napoli fa il suo possesso e stravince. Nella ripresa subito pericoloso con un tiro dalla distanza di Hamsik e poi con Insigne: bravo Strakosha a neutralizzare entrambi. Un minuto più tardi Callejon non trova la deviazione da un centimetro sul solito filtrante dello slovacco. E’ il preambolo allo 0-2, complice una frittata mista Bastos-Strakosha (che esce a metà strada), con la punta malefica d’Insigne.

REAZIONE – Inzaghi può far poco, se non inserire Keita per dare una reazione. E un accenno c’è, ma il Balde giovane sbaglia subito la soluzione su un lancio millimetrico dell’amico Felipe. La Lazio rimane a tre, nonostante l’ingresso di Hoedt, Milinkovic diventa il playmaker. Stavolta però non è nemmeno Sergej di ferro. Prima lui, poi Keita e Hoedt provano a impensierire Reina, ma non c’è goccia di sudore sulla sua fronte. Anche perché, quando non c’arriva, ci pensa addirittura Insigne a respingere sulla linea un tapin a porta vuota di Patric. Lo spagnolo è l’ultimo a mollare, ma Insigne distrugge ogni residua speranza. E ora (a -7) anche la Champions resta un sogno.

Cittaceleste.it

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