La Lazio si specchia ma si fa brutta nei 16 metri. Da Mauri a Reja, quante conferme negative al Ferraris. Europa lontana.

La Lazio si specchia ma si fa brutta nei 16 metri. Da Mauri a Reja, quante conferme negative al Ferraris. Europa lontana.

GENOVA – Lazio ‘spuntata’ al Ferraris dove il Genoa vuole tornare alla vittoria. I biancocelesti schierano Mauri centrale d’attacco coadiuvato da Candreva e Keita. Manca l’attaccante vero e proprio ma i capitolini giocano un buon primo tempo in cui, purtroppo, si vede l’assenza di peso all’interno dell’area di rigore. Onazi…

GENOVA – Lazio ‘spuntata’ al Ferraris dove il Genoa vuole tornare alla vittoria. I biancocelesti schierano Mauri centrale d’attacco coadiuvato da Candreva e Keita. Manca l’attaccante vero e proprio ma i capitolini giocano un buon primo tempo in cui, purtroppo, si vede l’assenza di peso all’interno dell’area di rigore. Onazi e Ledesma costruiscono e recuperano palloni mentre Gonzalez è il centrocampista con indole da inserimento in grado di sconquassare le dinamiche difensive rossoblu. Ci riesce l’uruguaiano ma punge poco e, minuto dopo minuto, salvo qualche svarione dovuto alle pur buone doti tecniche del Genoa, la mancanza di Klose diventa pesante. Al duplice fischio dei 45′ minuti il miracolo che si ricorda è quello di Bizzarri sul tiro deviato di Keita, ma, la sensazione, è che l’economia di una bella partita, giocata a viso aperto, si possa sbloccare solo con una concretezza da ritrovare negli ultimi 16 metri.

 

Non è dello stesso avviso Reja che rispedisce gli stessi undici uomini in campo anche nella ripresa. Il secondo tempo si apre però con un grave errore di Peruzzo di Schio. Onazi riconquista palla su Cofie e s’invola verso Bizzarri, prontamente atterrato dal centrocampista rossoblu. Era fallo e rosso, ma nessuno protesta, nessuno se ne accorge. Il fischietto non concede neanche il rigore per un netto pestone di Antonelli sul piede di Mauri completando una direzione di gara non propriamente in linea con il valore del match. Tanto ben di Dio, e nessuna occasione costruita nei 16 metri dopo un possesso palla di qualità, sono punte da Gilardino servito da Sculli. L’attaccante maglia numero 11 stoppa di sinistro e mette dentro di punta in un fazzoletto: gran gol. Intanto l’arbitro pensa di pareggiare la casella ‘rigori non concessi con annessa espulsione’ graziando Berisha che atterra Gilardino dopo una buona parata. Reja ridisegna la Lazio con Mauri che torna fra i centrocampisti e Felipe Anderson – Candreva – Postiga li davanti. Esce un Keita comunque positivo. La Lazio prende però il raddoppio con Konko che, dopo una buona gara, perde la linea e tiene in gioco Fetftazidis. Più passa il tempo, più i biancocelesti si fermano. Gettata al vento l’ennesima occasione, per una squadra enigmatica in campo. Senza punte diventa difficile far male, non c’è presenza nell’area avversaria, e tutto sommato, si ha la conferma di come Mauri sembri un panciuto signorotto passato li per caso, di come Novaretti manchi nelle azioni decisive, di come Candreva diventi fumoso senza qualcuno della sua classe attorno, di come Gonzalez sia l’uomo da inserimento senza la tecnica necessaria, di come la panchina della Lazio non offra alternative. Ma in Europa, questa Lazio, ci voleva andare? Forse solo Ledesma, che esce con la rabbia di chi forse, è anche un po’ stufo.

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