SFIDA NELLA SFIDA – Pioli contro Reja. Lo zio Edy consigliò a Lotito di prendere Stefano. Atalanta-Lazio è tutto un intreccio…

SFIDA NELLA SFIDA – Pioli contro Reja. Lo zio Edy consigliò a Lotito di prendere Stefano. Atalanta-Lazio è tutto un intreccio…

Pioli l’ha trasformata nel gioco e nella mentalità, portandola sino al secondo posto. Oggi è un’altra Lazio, corre per la Champions, attacca e segna raffiche di gol, ha ripopolato l’Olimpico e ha fatto innamorare i suoi tifosi. Reja l’aveva pensata e progettata a tavolino con il ds Tare tra febbraio…

Pioli l’ha trasformata nel gioco e nella mentalità, portandola sino al secondo posto. Oggi è un’altra Lazio, corre per la Champions, attacca e segna raffiche di gol, ha ripopolato l’Olimpico e ha fatto innamorare i suoi tifosi. Reja l’aveva pensata e progettata a tavolino con il ds Tare tra febbraio e maggio, quando bisognava avviare la rifondazione e mettere a punto le strategie del mercato. Sarebbe rimasto con l’Europa League, scelse di andare via dopo il nono posto, calcolando la diserzione del popolo laziale e il timore di nuove contestazioni a settembre, nonostante avesse conquistato 36 nelle ultime 21 giornate di campionato e le insistenze di Lotito, deciso a trattenerlo. «Serve un vento nuovo, una sterzata» raccontava tra fine maggio e inizio giugno, tra una salita sullo Zoncolan e un’uscita in barca nel golfo di Monfalcone, quando il tira e molla di Formello (resto o non resto) stava aiutando la società a scegliere con calma il successore. Stefano Pioli era stato il primo a essere contattato dai dirigenti, l’incontro consumato il 26 maggio (nel primo anniversario della Coppa Italia), stesso giorno in cui veniva presentato il progetto Academy.  
 
Avallo. La concorrenza non era ancora stata piegata dall’ex tecnico del Bologna. Una chiacchierata informale di Tare con Allegri, una trattativa impostata e convocando a Formello Donadoni, che il Parma avrebbe subito liberato, prima di tornare a bomba. «Tra tanti nomi su cui riflettono, io al presidente ho consigliato Pioli. Persona seria, ottimo allenatore» confidava zio Edy, combattuto tra il richiamo casalingo della signora Livia a Lucinico e le tempestose telefonate dei giocatori a caccia di notizie e lumi sul futuro. Su tutti il suo pupillo Antonio Candreva, in quei giorni in partenza per il Mondiale in Brasile e discusso uomo mercato. Era in ballo il riscatto dall’Udinese a titolo definitivo, Edy lo aveva messo in cima alla lista delle operazioni da definire, nel pacchetto entrò anche Basta, perchè la Lazio aveva bisogno di un terzino destro. Gli avevano già presentato De Vrij a Formello in gran segreto all’inizio di maggio, Djordjevic aveva firmato a gennaio, con il Parma era stata avviata la trattativa per Parolo. «Servono trenta canne (milioni, ndr) per rifare la Lazio» lo slogan ripetuto da Reja a Lotito sino allo sfinimento nei mesi della contestazione. Voleva Astori, la trattativa fallì alla fine di luglio, quando Pioli era già al suo posto e studiava il profilo di Santiago Gentiletti, l’unico acquisto di questa Lazio (prima del brasiliano Mauricio) firmato con il suo consenso. «Con Tare volevamo ringiovanire l’organico, bisognava ricostruire e rifondare dalle basi. Ma le potenzialità di questa Lazio si intravedevano, sapevo che avrebbero fatto bene. Felipe Anderson dimostrava il suo talento in allenamento, ma non riusciva a imporsi in partita. Pioli l’ha fatto esplodere. Keita l’anno scorso con me era un titolare» ha raccontato ieri di rientro con l’Atalanta da Cesena.  

 

 

 
Filosofia. La Lazio doveva svoltare e abbracciare un altro tipo di progetto. Arginare e ripartire la sintesi del pragmatismo di Reja, allenatore con la miglior media punti della gestione Lotito sino alla passata stagione. Aggredire e divertirsi la mentalità introdotta da Pioli, che doveva soprattutto vincere lo scetticismo dei giocatori e di un gruppo abituato a difendersi. Se oggi la Lazio fa pressing e gioca un bellissimo calcio, è merito del suo allenatore. Ha rischiato, ha insistito, ha convinto tutti senza tentennamenti quando sono arrivate le prime sconfitte in campionato e il progetto stentava a decollare. Oggi insegue la Champions e per difendere il secondo posto dovrà cominciare a battere l’Atalanta del suo predecessore, chiamato da Marino e Percassi per centrare la salvezza. E’ nel destino di Edy, uomo da trincea. Un restauratore. Lo scelgono quando c’è qualche difficoltà da risolvere, il suo calcio è stato quasi sempre sofferenza. Un duello intrigante, un curioso intreccio del destino. Perché la Lazio dovrà chiedere strada al suo ex allenatore, che aveva sfiorato la Champions per due anni di fila nel 2011 e nel 2012, perdendo la volata con l’Udinese di Guidolin. Un papà affettuoso per tanti giocatori e per lo stesso ds Tare, un amico per Lotito con cui conserva un rapporto stupendo. Anche quella squadra con Klose e Marchetti, con Hernanes e Gonzalez, l’aveva costruita Edy.  
 
Nuovo ciclo. L’impresa di Pioli, dopo aver plasmato una Lazio bellissima, è stata questa. Entrare nel cuore dello spogliatoio, farsi accettare e amare dai suoi giocatori formando un gruppo granitico. Non era un’impresa semplice sostituendo un uomo navigato e benvoluto come zio Edy. «Con la mia presenza lo spogliatoio si sentiva tutelato» ha spesso rivendicato con orgoglio. Lo chiamavano il generale Reja, perché dietro la collina di Formello, parafrasando la canzone di De Gregori, c’è sempra stata la sua presenza rassicurante. Klose, una volta, gli aveva portato la tuta nello spogliatoio per chiedergli di non dimettersi. Così è successo che tornasse dopo il divorzio burrascoso da Petkovic per la gioia dei senatori a cui era affezionato. Peppino Biava, che ora ha ritrovato a Bergamo, lo salutò con un tweet inequivocabile: «Daje, con Edy ci salviamo». L’incubo della B aveva suggerito a Lotito di richiamarlo, affiancato da un prezioso collaboratore come Bollini. «I presupposti del ciclo oggi avviato da Pioli sono stati creati nello scorso inverno. Non è una sorpresa la Lazio» ha ripetuto ieri. A ottobre, durante la sosta, in un’intervista esclusiva al nostro giornale, Edy disse: «La Champions? Perché no». In una stagione senza impegni europei e con le milanesi in picchiata, riteneva possibile lottare (non raggiungere) il terzo posto. Pioli non gradì molto quell’intervento o forse voleva solo non si creassero aspettative esagerate. Nel tempo s’è rivelato ancora più bravo, portando la Lazio davanti a Roma e Napoli.
 
Duello. Il secondo posto dovrà difenderlo proprio contro Reja, a cui è stata affidata la missione di salvare l’Atalanta. A quasi 70 anni non s’è ancora stancato di andare in panchina e di combattere. Vive a Zingonia, fa avanti e indietro con Gorizia. «Percassi se ne intende, è stato calciatore. E qui ho trovato una società organizzatissima, con un centro sportivo all’avanguardia. Ora penso alla salvezza e conto di restare nella prossima stagione». Contratto di un anno e mezzo, scadenza 2016, con verifica rinviata a fine campionato. Di sicuro è ancora sul pezzo come ha dimostrato nel fuori-onda registrato da Sky Sport 24 mentre scoppiava la rissa negli spogliatoi di Atalanta-Empoli. «Denis, è partito Denis» ha esclamato Edy trascinandosi dietro microfono e telecamera. Un mito il generale friulano. Punto su punto, facendo le barricate, si sta avvicinando alla salvezza, come a Cesena, spinto dalla rovesciata di Pinilla. Domenica cercherà di arginare la Lazio champagne di Pioli. Anzi del tenente Pioli, come lo hanno ribattezzato e intonato i tifosi sul volo di rientro dalla trasferta di Cagliari. E il tenente, almeno come consenso popolare, ha già superato il generale. A Formello una targa celebrativa del derby vinto 2-1 (gol di Klose al novantaduesimo) ricorda Edy, signore d’altri tempi con un filo di malinconia pensando all’Olimpico, quasi mai suo amico.(fonte: Corriere dello Sport)

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