Una Lazio gagliarda regge un tempo. Poi “el Pipita” e una difesa imbarazzante la disintegrano

Una Lazio gagliarda regge un tempo. Poi “el Pipita” e una difesa imbarazzante la disintegrano

Di Roberto Maccarone ROMA – “Nun me pare vero”, strillava il tifoso Marco al termine del primo tempo. No, non sembrava vero. Una Lazio finalmente spavalda e convinta – forse perchè con poco da perdere – una squadra vogliosa di far bene davanti ai propri tifosi, davanti al mister che…

Di Roberto Maccarone

ROMA –Nun me pare vero“, strillava il tifoso Marco al termine del primo tempo. No, non sembrava vero. Una Lazio finalmente spavalda e convinta – forse perchè con poco da perdere – una squadra vogliosa di far bene davanti ai propri tifosi, davanti al mister che solo qualche mese fa s’è giocato con gran parte di chi oggi è sceso in campo, il trofeo più importante della storia di Roma. C’è un Gonzalez clamorosamente dimagrito e un Radu sempre gagliardo e tosto. Un Biglia che pur senza Ciak, si trasforma finalmente nel regista a lungo atteso da queste parti. Poi c’è Candreva che rimbambisce Armero e propizia la rete di testa e autogol Behrami. Insomma, la Lazio c’è: almeno per un po’.

 

Ingiustamente andata in svantaggio grazie alla rete di Higuain (giocatore di calcio, top player, per chi è alla ricerca del salto di qualità) pareggia e poi viene nuovamente punita. Ancora Goran, che per classe e stile non s’è mai fatto mancare niente. Dopo il gesto dell’ombrello dello scorso anno, anche oggi dopo il gol dell’uno a due ha esultato a modo suo, scandando un’altra bella offesa nei confronti di Lotito che le telecamere di Sky pescano live. Poco male, la Lazio s’affievolisce ma non si spegne. Ci riprova nel secondo tempo, ma è proprio nella ripresa che Higuain (per chi non avesse letto il testo soprastante: giocatore di calcio, top player, utile a chi è alla ricerca del salto di qualità) umilia ancora una volta l’improbabile difesa biancoceleste che poco dopo verrà svergognata anche da Ciani il quale spalancherà le porte del poker a Callejon. Colori, quelli biancocelesti che vengono però onorati ancora una volta da un ragazzino che negli occhi e nei piedi ha l’argento vivo. Keita entra e segna: unica gioia. Stasera, s’era detto, non si doveva vincere per la classifica. Stasera si doveva vincere per i tifosi. E’ andata male, eppure loro (striscioni dedicati alla Sardegna ed ai loro fratelli ancora intrappolati nell’inferno di Varsavia) almeno sugli spalti hanno stravinto. Ancora.

Cittaceleste.it

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