14 maggio 2000, 18:04: buon anniversario, laziali

14 maggio 2000, 18:04: buon anniversario, laziali

ROMA – Un brivido dentro per sempre. La Reggina in casa, una passeggiata, il diluvio di Perugia, l’urlo alla rete di Calori, il boato al fischio di Collina: ore 18.04, 14 maggio 2000, la Lazio è Campione d’Italia. E il gelido Eriksson si scioglie in una lacrima di romantica saggezza:…

ROMA – Un brivido dentro per sempre. La Reggina in casa, una passeggiata, il diluvio di Perugia, l’urlo alla rete di Calori, il boato al fischio di Collina: ore 18.04, 14 maggio 2000, la Lazio è Campione d’Italia. E il gelido Eriksson si scioglie in una lacrima di romantica saggezza: “Bisogna credere sempre, credere sempre!”. Folle, folle, folle e meravigliosa giornata biancoceleste. Indimenticabile e commovente, pure tredici anni dopo. Come fosse accaduto ieri, come se il tempo si fermasse ogni anno a quel tramonto colorato di passione. Come se la voce di Cucchi fosse un ronzio continuo, come se quell’invasione dell’Olimpico riempisse il cuore di lazialità per l’eternità. Come se Nesta, Veron, Almeyda e Salas fossero ancora lì a un passo ad abbracciarti e l’idolo Mancini ti salutasse per l’ultima volta con ghigno scudettato.

Sembra ieri: c’è chi prega, chi piange, chi si tuffa in un assordante silenzio, chi sviene, chi delira in anticipo: alla fine è apoteosi, estasi, gloria e storia. Che sgorga in un fiume diretto al Circo Massimo, che trasuda dai sanpietrini biancocelesti, che parla dalle bocche delle strade e nei marciapiedi, che rivitalizza la realtà: buon anniversario, laziali, perché la vita può essere un sogno. E fra dodici giorni addormentatevi ancora, poi svegliatevi tutti. Attraversati da un altro brivido caldo, per un altro sogno folle. Per un altro tramonto che non invecchierà mai.

Alberto Abbate

Cittaceleste.it

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