4-1-4-1 perfetto, ma Petko vuole di più

4-1-4-1 perfetto, ma Petko vuole di più

ROMA – Le squadre si costruiscono a centrocampo, si dice. E questo Vladimir Petkovic lo sa bene, abile quanto intelligente a costruire un modulo in grado di esaltarne gli interpreti. In attacco Miro Klose fa reparto da solo, mentre in difesa la scelta è ricaduta sulla continuità, conservando uno schieramento…

ROMA – Le squadre si costruiscono a centrocampo, si dice. E questo Vladimir Petkovic lo sa bene, abile quanto intelligente a costruire un modulo in grado di esaltarne gli interpreti. In attacco Miro Klose fa reparto da solo, mentre in difesa la scelta è ricaduta sulla continuità, conservando uno schieramento a quattro, onde evitare un esagerato sconvolgimento tattico a rischio di bassa digeribilità. “Step by step” ripete spesso Petkovic, come a lasciare intendere che la sua idea di calcio sia ancora tutta da plasmare, sopratutto dal punto di vista del modulo. In estate durante il ritiro, sembrava voler puntare deciso su un 4-4-2 classico, nonostante il suo biglietto da visita più volte pubblicizzato dall’ambiente circostante, ovvero il 3-4-3.

Un precampionato duro dal punto di vista della preparazione, difficile da quello dei risultati, ha però cambiato le carte in tavola. Si è puntato dritti sull’inedito 4-1-4-1, già sperimentato nella breve, ma brillante esperienza al Sion, che ha condotto alla salvezza subentrando alla quart’ultima giornata. Un’opzione equilibrata, in grado di dare sicurezza ai reparti, garantendo una minore fragilità al reparto difensivo e, allo stesso tempo, una ritrovata qualità di manovra, nonchè grande pericolosità alla fase offensiva. Però rimane un’opzione. Si perchè, il tecnico croato, non perde occasione per sperimentare nuovi schemi e alternative tattiche.

Vuole “una squadra camaleontica”, che possa variare l’assetto secondo l’avversario di turno o le necessità a partita in corso. Senza però abbandonare la sua idea di calcio, tutta improntata sull’imposizione del proprio gioco sul rettangolo verde, in casa o in trasferta, contro le grandi come contro le piccole e medie squadre. Divertimento, lavoro e sacrificio: E’ questo il “Petko-pensiero”, ancora in piena fase di sviluppo. “Abbiamo un piano A, ma studieremo anche un piano B e C, che più avanti potrebbero diventare anche soluzioni primarie”, ha recentemente dichiarato Petkovic. Detto, fatto.

Ha sfruttato le due soste nazionali, per continuare a modellarlo sulla rosa a disposizione, provando nuovi moduli che ha i mente per il futuro. In quella di settembre ha rispolverato un 4-2-3-1 di Rejana memoria, mentre in quest’ultima di ottobre ha iniziato i test del suo pallino pià caro: la difesa a tre. Nulla di definitivo, non c’è fretta di stupire, anzi. La sua Lazio gioca bene, vince e convince, diverte i pubblico e trova i consensi degli addetti ai lavori, per ora non c’è motivo di cambiare. Si lavora dunque per migliorare, per crescere, per fornire alla sua proposta di gioco ulteriore imprevedibilità.

Già oggi, dalla cintola in su dell’attuale schieramento, si possono notare frequenti interscambi di posizione: quando Mauri o Candreva si accentrano, sugli esterni scalano Hernanes o Gonzalez, per duettare con il terzino di turno, mentre Klose è in continuo movimento. Già oggi si possono distinguere due diversi moduli durante le due fasi di gioco. Quando si difende applica il ben noto 4-1-4-1, ma in fase di attacco si trasforma in un 4-3-3 stile blaugrana, con un regista, due mezze ali e due fantasisti a supporto dell’unica punta. Il risultato per ora, è che chiunque abbia affrontato la Lazio, Napoli a parte, abbia incontrato gravi difficoltà nella capire come arginare le avanzate biancocelesti, trovando inoltre una difesa solida e difficile da scardinare.

In definitiva la cosa che risulta più evidente, dopo così poco tempo alla guida tecnica di un club importante come quello romano, è la mano dell’allenatore. Senza un curriculum di alto profilo, alla prima esperienza in quello che viene definito il campionato più difficile del mondo, ha già mostrato un tratto forte e deciso. Eppure il suo disegno, come si evince dalle sue parole controprovate dai fatti descritti, è ben lontano dall’essere completato in tutte le sue forme. Ma se quanto visto fin ora è solo una bozza, chissà che a fine stagione non si possa parlare di un vero e proprio capolavoro.

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