A ritmo di tango

A ritmo di tango

La competizione, da sempre, si chiama Coppa Italia, eppure di tricolore ce n’è davvero poco in campo stasera. La Lazio si appresta a sfidare l’Argentin…ops! Il Catania di Rolando Maran e Antonino Pulvirenti. Nella formazione tipo del tecnico di Trieste, infatti, ben sette undicesimi battono bandiera argentina, ma si salvano…

La competizione, da sempre, si chiama Coppa Italia, eppure di tricolore ce n’è davvero poco in campo stasera. La Lazio si appresta a sfidare l’Argentin…ops! Il Catania di Rolando Maran e Antonino Pulvirenti. Nella formazione tipo del tecnico di Trieste, infatti, ben sette undicesimi battono bandiera argentina, ma si salvano grazie al doppio passaporto: escamotage tanto amato dalle società nostrane, che non sanno più parlare la lingua italiana. Anche fuori dall’undici titolare la situazione rimane invariata e Buenos Aires regna sovrana: al Massimino la capitale non è Roma. La colonia infinita siciliana è stata fondata, in parte, dall’ex allenatore dei rossazzurri che accomuna le due tifoserie stasera rivali. Una vecchia e gradita conoscenza in comune con la Capitale che ha portato il Catania agli alti livelli: Diego Pablo Simeone. Anche lui sudamericano, anche lui della patria del tango e dell’asado, neanche a farlo apposta. Fiducia per i connazionali o voglia di sentirsi a casa, fatto sta, che la lista è lunga ed inizia dal portiere: Mariano Gonzalo Andujar. Il nome ed il doppio cognome dicono tutto e la distinta completa della squadra deve creare non pochi problemi agli arbitri durante l’appello! La colonna difensiva, poi, è Nicolas Federico Spolli che, con il suo metro e novantatrè, fa ombra al compagno di reparto Pablo Sebastian Alvarez Valeira. Neanche a dirlo: sono connazionali e si capiscono facilmente anche con il resto della squadra.

Il Catania parla una sola lingua anche a centrocampo con Sergio Bernardo Almiron, Pablo Cesar Barrientos e Mariano Julio Castro. Tutti insieme, in campo, aiutano a crescere il giovane Lucas Nahuel Castro e, fuori dal rettangolo di gioco, gli insegnano l’italiano visto che anche lui è…c’è bisogno di ribadirlo? Ebbene si…è argentino! Per quanto riguarda i gol ci pensa la coppia d’attacco: Gonzalo Ruben Bergessio e Alejandro Dario Gomez! Una rosa infinita in cui giocatori come Nicola Legrottaglie dovrebbero sentirsi in palese minoranza etnica. Una percentuale sudamericana che ai laziali ricorderà di sicuro il passato. Analogie forti e rilevanti con quella Lazio che, a cavallo dell’anno 2000, fece sognare la sponda del Tevere che porta i colori biancocelesti: gli stessi dell’Argentina, guarda caso! Lì si parlava proprio di Diego Pablo Simeone, Juan Sebastian Veron, Nestor Sensini, Claudio Lopez e tanti altri che si sono dati il cambio nelle stagioni gloriose della squadra romana. I luoghi comuni vogliono il calcio verdeoro e lo configurano in terra brasialiana sulle spiagge di Rio De Janeiro. Ma qui, l’armata dell’elefantino, potrebbe avere molto da obiettare. Nello spogliatoio siciliano di nazione predominante ce n’è solo una ed il resto fa da contorno ad un gruppo che non ci ha messo molto a trovare un certo feeling. Tanto affiatati quanto argentini: si pranza con l’asado e si chiude ballando il tango per sentirsi a casa, ma lo si fa in terra sicula. C’è un po di Catania in questa Argentina.

Francesca Cuccuini

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