ESCLUSIVA – A tu per tu con Demetrio Albertini

ESCLUSIVA – A tu per tu con Demetrio Albertini

ROMA – Passato da grande calciatore, Demetrio Albertini ora è uno dei massimi esponenti del calcio italiano, vice-presidente in carica della Federcalcio dal 2007. Una vita in cabina di regia sul campo, con le maglie di Milan, Lazio e Barcellona: ora dirige dall’alto di un’importante carica istituzionale. Un cambio di…

ROMA – Passato da grande calciatore, Demetrio Albertini ora è uno dei massimi esponenti del calcio italiano, vice-presidente in carica della Federcalcio dal 2007. Una vita in cabina di regia sul campo, con le maglie di Milan, Lazio e Barcellona: ora dirige dall’alto di un’importante carica istituzionale. Un cambio di vita professionalmente totale, assunto con passione e dedizione, che ci racconta in esclusiva ai nostri microfoni. E non solo: Obiettivi futuri, i problemi del nostro calcio, Lazio, Milan e altro ancora. Tutto nell’intervista da noi realizzata:

Come ha vissuto il passaggio da calciatore a dirigente della massima istituzione calcistica italiana?

“E’ stata una sorpresa, perchè io a marzo facevo la mia partita d’addio e a maggio sono stato chiamato per seguire la spedizione del mondiale 2006. Quindi, all’inizio, sono stato catapultato dal campo alla scrivania, la mia fortuna è stata quella di poter partire subito per un evento così importante. Successivamente ho iniziato ad imparare un mestiere diverso, mettendomi a disposizione, così come si deve fare in ambiente federale”


Quali le soddisfazioni fin qui ottenute in questo percorso, e quali le maggiori difficoltà?

“Le soddisfazioni sono quelle di ogni giorno, come fa parte della vita. Lavorando con grande serietà, con grande impegno e passione, per potersi migliorare,  apprendere e comprendere. Dopo otto da dirigente anni mi sento di aver maturato una buona esperienza in questi termini. Le difficoltà che ho incontrato sono state a livello politico, diciamo così, perchè ho dovuto imparare un “linguaggio” molto lontano dal calcio giocato: la politica. La difficoltà e i tempi della politica sportiva, che sono diversi da quelli di una giocata sul campo. Bisogna avere la pazienza di saper aspettare, consapevoli si portare avanti le proprie idee”.

Che visione ha del calcio nostrano, in relazione e confronto con tutti gli altri movimenti calcistici europei?

“Bisogna cercare di analizzare con grande serenità e lucidità il momento che vive il nostro calcio, che, come si può osservare dal ranking e non solo, a livello di club è dietro ad altre nazioni. Per quanto riguarda la Federazione invece, dopo il brutto mondiale nel 2010 abbiamo raccolto i frutti di un lavoro importante, facendo un secondo posto all’europeo. C’è sicuramente da migliorare, ma è arrivato il momento di domandarci se vogliamo che il nostro sia un movimento che prepari giocatori per le altre nazioni, oppure se come accadeva negli anni ’90, ridiventare la nazione di riferimento del football europeo”.

Questo si potrebbe verificare con un “effetto stadi di proprietà”, che darebbe una spinta economica, oppure c’è dell’altro?

“Secondo me c’è dell’altro. Mai come oggi la centralità di un progetto sportivo, e non solo economico, sia alla base di una crescita. Ho vissuto, da calciatore, un calcio dove i bilanci si costruivano con i buoni giocatori, che venivano cresciuti e venduti per prenderne altri. Ho vissuto un calcio dove c’era spettacolo e la gente riempiva gli stadi. Quindi c’era un qualcosa di diverso. Magari non c’era la televisione, ma dobbiamo pensare che la tv c’è anche in germania, Inghilterra e Spagna, dove però gli stadi sono pieni.  Certamente la costruzioni di nuovi impianti è un passaggio fondamentale, anche per non rimanere troppo indietro, ma soprattutto mettere al centro di tutto il progetto sportivo nel rispetto dei tifosi, che sono i consumatori finali”.

Lei ha parlato di ranking. Stante che della champions c’è la massima attenzione e considerazione, quanto è importante approcciare e competere in Europa LEague con la stessa mentalità?

“I numeri tante volte sono opinabili, ma altre volte parlano chiaro. Nel decennio tra il 1990 e il 2000, quando c’era Coppa Uefa e Coppa delle Coppe, l’Italia ha partecipato ad undici finali, di cui sette di Champions League. Con la nazionale under 21 ha vinto quanttro campionati europei e ha partecipato a tre finali con la nazionale maggiore: Italia ’90 (finale 3°/4° posto ndr), Usa ’94 e Euro 2000. Poi le finali sappiamo tutti si possono vincere o perdere. Invece nel decennio sucessivo, dal 2000 al 2010, abbiamo partecipato cinque volte alla finale di Champions league, vinto i mondiali nel 2006 e gli Europei u21 nel 2004, ma zero partecipazioni alla finale di Europa League. Questo significa che noi negli ultimi dieci anni, siamo scivolati nel ranking proprio per aver trascurato questa competizione”.

Quanto quindi el fa piacere l’atteggiamento della Lazio, che sta dando la massima importanza alla competizione schierando gli uomini migliori?

“Mi piace e, con grande soddisfazione, vedo che si prende con grande serietà l’aspetto internazionale. Credo che mettere in camo la squadra migliore, o almeno, applicare un turnover regolare e non esasperato, sia motivo di grande rispetto per il pubblico, i giocatori e il nostro movimento. Vedere tutto questo e per me motivo di grande gioia”.

Una vita di Milan e poi l’esperienza in biancoceleste. C’è qualcosa che l’ha fatta rimanere legata a questi colori?

“Due cose mi legano in maniera speciale alla Lazio: mia moglie laziale e la coppa Italia vinta nel 2004, l’unico trofeo che non avevo ancora vinto in carriera. Milan? E’ normale che lo ricordi con affetto, dopo i tanti anni vissuti in rossonero, però devo dire la verità: il mio rapporto con il tifoso della Lazio, con quella società che era “di passiaggio” del povero presidente Longo, è stato veramente speciale. Credo sia stata apprezzata la mia disponibilità e la mia professionalità, nonostante sia stato solo per un anno”

Vivendo a Roma, non è che i suoi figli sono laziali?

“No mio figlio è del Milan, però pratica la scherma e segue poco il calcio, vivendo con grande serenità lo sport. Di questo sono molto contento”

Ai suoi vecchi tifosi laziali vorrebbe dedicare un messaggio?

“Li saluto con affetto, tanto più che qui siamo in casa vostra! (ride ndr). Il tifoso della Lazio l’ho conosciuto ed è un tifoso appassionato e appassionante, che ha grande voglia di partecipare attivamente alla vita della propria squadra”

Sabato si incontreranno proprio Milan e Lazio. Che partita sarà, oltre i contenuti tecnici?

“Sono due squadre che si incontrano nel loro momento migliore. La Lazio ha mostrato maggiore continuità, sta facendo bene dall’inizio dell’anno. Il Milan non era partito benissimo, ma ultimamente ha fatto una serie di risultati importanti, come la vittoria contro il Barcellona. Credo che sarà una partita intensa e emozionante. Storicamente Milan-Lazio è sempre stat una partita di cartello, quest’anno ancora di più”

Data la sua posizione istituzionale e personale, immaginiamo sia difficile esprimere una preferenza sull’eventuale vincitore..

“Non si tratta solo della mia posizione(ride ndr). Ultimamente mi sto trovando in queste difficoltà, perchè c’è stato anche Barcellona-Milan, dove io sono un ex di entrambe le squadre, per Lazio-Milan idem. Diciamo che non mi piacciono i pronostici, ma ci troveremo davanti a due squadre in grado di dare vita ad una bella partita, che sarà importante, ma non determinante per il terzo posto. Eventualmente, visto il calendario ancora ricco di partite, ci sarebbe tempo di recuperare per entrambe. Se dovessi pensare ad una squadra favorita, questa potrebbe essere quella milanese, ma solo perchè gioca in casa”

In conclusione, ci rivelerebbe il suo “sogno nel cassetto” come vice-presidente della Federcalcio?

“Riempire gli stadi, riuscire a farli  vivere ai tifosi con sportività, diritti e doveri in ogni suo settore, partendo dalle tribune fino alle curve. Ma soprattutto, pensare che rempiendo gli stadi si starebbe dando grandi emozioni alla gente, che è la cosa che mi piace di più”


Francesco Pagliaro



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