MERCATO – Kozak: “Vado pure in B, basta panchina”

MERCATO – Kozak: “Vado pure in B, basta panchina”

ROMA – Il suo canto Libor non finisce più. Ancora Kozak, è un infinito sfogo casalingo. Caldi i piedi, esplosive le gambe, fusa la testa. Con quella voglia matta di far vedere chi è: “Andrò ovunque possa giocare regolarmente e dimostrare chi sono”. Il ceco non si scansa più, adesso…

ROMA – Il suo canto Libor non finisce più. Ancora Kozak, è un infinito sfogo casalingo. Caldi i piedi, esplosive le gambe, fusa la testa. Con quella voglia matta di far vedere chi è: “Andrò ovunque possa giocare regolarmente e dimostrare chi sono”. Il ceco non si scansa più, adesso scapoccia: “In ritiro ho dato il massimo per essere al top quando salirò eventualmente su un altro treno. Entro fine agosto tutto sarà più chiaro. Ribadisco, Petkovic sarebbe felice se restassi. Abbiamo parlato tanto col mister, gli ho chiesto perché mi avesse dato l’opportunità di farmi vedere solo in Europa. Mi ha risposto che, per lui, era questo il mio ruolo. Perciò mi ha anche assicurato che non m’impedirà di andar via. Dipende solo da Lotito, col quale il mio agente sta discutendo. Purtroppo questa situazione si ripete ogni estate”. E Libor sembra stufo: “La Lazio chiede sei milioni, sono tanti soldi in questo periodo di crisi per i club italiani. E io, in Serie A, sono molto appetito, ho parecchie richieste. Ormai gioco lì da oltre 5 anni e sarebbe l’ideale continuare la mia maturazione”.

Non c’è però alcuna preclusione: “Non sono attaccato a tutti i costi a Roma e all’Italia. Pur di giocare, potrei pure andare in Serie B, non ho pregiudizi. Sono stanco di star seduto a scaldare una panchina. Sarebbe allettante pure sbarcare in Premier o in Bundesliga. Ma, ripeto, è tutto nelle mani della dirigenza biancoceleste. Dobbiamo sederci e trovare la soluzione migliore per tutti”. E’ cresciuto, Kozak, dietro Klose. Ma ora è diventato grande: “Miro è sopra qualunque altro attaccante, è il leader della Lazio. Noi abbiamo instaurato un bel rapporto d’amicizia, mi consiglia spesso e mi tira su quando sto giù di morale. Forse ci capiamo così bene, perché abbiamo la stessa mentalità. Lui è nato in Polonia, io a Opava, a pochi passi dal confine polacco. Ci siamo piaciuti subito”. Almeno fuori dal campo: mica facile vivere all’ombra d’un Dio del calcio.

Cittaceleste.it

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