Anno nuovo, vita nuova. Ciao capitano

Anno nuovo, vita nuova. Ciao capitano

ROMA – Foto di rito e prime parole da interista: così Tommaso Rocchi, il 40° Capitano della Lazio si sfila la fascia dal braccio e si trasferisce all’Inter. È stato il primo acquisto della gestione Lotito, un campione silenzioso e decisivo arrivato a Roma nel 2004: non è romano, lo…

ROMA – Foto di rito e prime parole da interista: così Tommaso Rocchi, il 40° Capitano della Lazio si sfila la fascia dal braccio e si trasferisce all’Inter. È stato il primo acquisto della gestione Lotito, un campione silenzioso e decisivo arrivato a Roma nel 2004: non è romano, lo è diventato nel corso di queste otto stagioni in cui ha realizzato 105 reti diventando il quinto bomber nella storia biancoceleste. Con la Lazio e con la fascia al braccio ha conquistato una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana ed era destinato a chiudere la carriera da calciatore con questa maglia per poi sedersi dietro una scrivania. Le cose però sono cambiate e le ultime due stagioni hanno visto il suo lento declino. L’anno scorso si è spesso seduto in panchina, siglando il suo ultimo gol all’Olimpico contro il Milan nella partita vinta per 2 a 0. Ha deciso di restare a Roma nonostante le richieste perché sperava di tornare ad essere protagonista, ma con Petkovic non ha trovato spazio: dopo l’intoccabile Klose, ci sono Kozak e  Floccari e Rocchi non è rientrato neppure nella lista Uefa ed in campionato ha giocato solo a Catania.  Non ha alzato la voce, non ha fatto polemiche e non ha spaccato lo spogliatoio, ma ha fatto una richiesta: giocare. Come biasimare allora un attaccante che ha ancora fame di gol e cerca spazio? In fondo, triste a dirsi, i tifosi biancocelesti hanno già vissuto storie simili. Solo negli ultimi 20 anni, già 14 capitani hanno cambiato maglia e sono stati accolti all’Olimpico da avversari: Gregucci ha salutato Roma per passare al Torino, così come Cravero. Nella storia recente hanno tolto la fascia  Favalli, Mihajlovic e Cesar, anche loro per passare all’Inter, Giannichedda alla Juventus, Liverani e Zauri sono partiti per Firenze e Oddo è andato al Milan.  Per non parlare poi degli addii più dolorosi, quelli che solo a pensarci hai i brividi. Il primo è quello di Signori: tre titoli di cannoniere vinti, una Coppa Italia e  127 gol che lo hanno reso il secondo goleador nella storia della Lazio e il solo annuncio della sua cessione al Parma ha determinato una vera e propria rivoluzione biancoceleste, che ha rinviato di tre anni il trasferimento alla Sampdoria. Poi Alessandro Nesta, il simbolo della Lazio più vincente di sempre, colui che ha alzato più trofei, nato e cresciuto con questi colori e nell’immaginario collettivo destinato a indossarli a vita, ma ceduto nel 2002 al Milan. Quella volta non ci fu la rivoluzione, ma l’ammutinamento perché era finita un’epoca  con un simbolo venduto in nome del bilancio e la speranza, ormai svanita, di rivederlo ancora una volta con l’aquila sul petto. La storia però non è finita, perché poi è stata la volta di Di Canio: lui sì che è tornato, ha indossato quella fatidica fascia ed è ripartito con l’avventura nella Cisco. E ora Rocchi: ha detto che non è un addio, ma un arrivederci. Per sei mesi andrà all’Inter, a giugno si vedrà. I tifosi lo ringraziano per quei 105 gol, per tutte le emozioni e per le due Coppe alzate: le porte di Formello sono aperte e lui potrebbe tornare in veste da dirigente, ma ad attenderlo non ci sarà più il coro dedicato al capitano.

Enrica Di Carlo

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