Asse Roma-Torino, quanti incroci!

Asse Roma-Torino, quanti incroci!

Stephan Lichtsteiner da una parte e Antonio Candereva dall’altra, si incontrano nello stadio Olimpico di Roma per giocarsi quella semifinale di Coppa Italia rimasta in sospeso dopo il pareggio dell’andata che ha creato non poche polemiche. Eppure, qualche stagione fa, loro c’erano già, ma a maglie inverse anche se lo…

Stephan Lichtsteiner da una parte e Antonio Candereva dall’altra, si incontrano nello stadio Olimpico di Roma per giocarsi quella semifinale di Coppa Italia rimasta in sospeso dopo il pareggio dell’andata che ha creato non poche polemiche. Eppure, qualche stagione fa, loro c’erano già, ma a maglie inverse anche se lo svizzero, era un punto di riferimento della fascia biancoceleste che l’attuale numero 87 di Petkovic guardava solamente dalla panchina juventina. Ora ognuno ha trovato la sua dimensione con annessa posizione in campo. Indispensabili per le loro formazioni e, grazie al trasferimento, già a conoscenza del gioco degli avversari. Ma questo successe spesso anche in passato con giocatori che hanno visitato sia Roma sia Torino. Stessa sorte per Federico Peluso che, da aquilotto in fasce, ha deciso di cambiare rotta e diventare juventino, come fece Paolo Di Canio nel lontano 1990, seguito da un giovanissimo Marco Di Vaio. Tanti addii dolorosi soprattutto per la Lazio che ha visto diversi campioni fare le valigie e partire alla volta di Vinovo, anche dopo aver vinto uno scudetto indimenticabile. Pavel Nedved, che si è ormai ancorato a Torino, potrebbe senza dubbio raccontarci i retroscena di questa scelta che fece piangere i tifosi laziali che ora lo guardano con diffidenza. Ma anche Marcelo Salas, l’insostituibile Matador, fece la stessa scelta dopo aver fatto cantare a gran voce il famoso coro, sapientemente modificato, “Che ce frega de quell’altri…”.



A questi fece scuola Silvio Piola, che diede inizio a questa folle migrazione: diventare talmente bravi da meritare la maglia bianconera sembrava l’obiettivo. Ma la storia è cambiata e non tutti sono esplosi con il semplice cambio di maglia perchè, si sa, non è il colore che ne influenza le giocate individuali. Giuliano Giannichedda ne sa qualcosa visto che i livelli toccati nella Capitale li ha riacquistati con maggiore difficoltà. Ma gli esempi lampanti rimangono le comparse come Guglielmo Stendardo che nella Juventus non riuscì neanche a terminare il campionato. Proprio come Juan Pablo Sorin che, però, il viaggio lo fece in contromano passando prima a Torino, poi a Roma. Chi, questo viaggio, ha deciso di intraprederlo da nord a sud sono stati nomi indimenticabili per la Curva Nord come Angelo Peruzzi, che fu accolto dall’intera tifoseria nonostante fosse cresciuto sull’altra sponda del Tevere e Pierluigi Casiraghi. Insieme a loro anche gente di grande calibro come Alen Boksic il cui amore per l’aquila non finì facilmente e tornò ben due volte nella città eterna pur non avendo dimenticato nulla, se non uno scudetto e qualche coppa Italia. Anche a Vladimir Jugovic piacque il fascino di Roma rispetto a quello di un’uggiosa Torino e dopo aver conquistato un campionato con i bianconeri regalò anche lui una Coppa Italia ai biancocelesti. Storie di amori che vanno, vengono e ritornano quando sembravano svanire. Storia di Fabrizio “Penna Bianca” Ravanelli che si impegnò talmente tanto con la Juventus che riuscì a segnare solamente quattro gol con la Lazio. Ma sono anche storie di allenatori come Dino Zoff. Due stagioni sulla panchina del vecchio “Delle Alpi” per poi passare allo stadio Olimpico ed abbandonarlo dopo ben quattro anni per poi tornare a riprenderlo. E’ dura la scelta quando hai due città tanto belle, è ancor più dura quando il colore della maglia acquista importanza.

 

Francesca Cuccuini

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