Pioli: “La Champions? Servirà una squadra competitiva”

Pioli: “La Champions? Servirà una squadra competitiva”

AGGIORNAMENTO ORE 21.30 – “È stata una stagione soddisfacente, ho avuto a disposizione un gruppo con una grande cultura del lavoro. Per la Champions c’è ancora un passaggio fondamentale con il preliminare di agosto, ma ci faremo trovare pronti”. Così l’allenatore della Lazio Stefano Pioli, a Siena per ricevere il…

AGGIORNAMENTO ORE 21.30 – “È stata una stagione soddisfacente, ho avuto a disposizione un gruppo con una grande cultura del lavoro. Per la Champions c’è ancora un passaggio fondamentale con il preliminare di agosto, ma ci faremo trovare pronti”. Così l’allenatore della Lazio Stefano Pioli, a Siena per ricevere il premio Briglia d’oro. La qualificazione alla Champions dovrebbe far scattare il rinnovo del tecnico, che spiega: “Ancora non ho parlato con la società, ma presto c’incontreremo e metteremo a posto tutte le cose”.  Poi sull’avventura Champions prosegue: “Servirà una squadra forte e competitiva”

SIENA -“Il Calcio è semplice, ma se fosse così facile tutti giocherebbero in Serie A”. Parole di Stefano Pioli, tecnico della Lazio. Il suo calcio, la sua ricetta per avere una “mentalità vincente che non significa necessariamente vincere tutte le gare”. Tono pacato, ma dalla convinzione d’acciaio. Un perfezionista che ama semplificare, ed effettivamente nel sentirlo parlare tutto appare meno complesso. Il suo è un calcio propositivo, ci tiene a ribadirlo come e smontare i luoghi comuni di questo sport. “La fase di possesso parte dai difensori, quella difensiva dagli attaccanti”. E’ abc, concetto da respirare nel quotidiano.

Ritmi in allenamento Priorità. “Motivare chi non gioca”. La testa è tutto: è qui che si crea e sviluppa una reale mentalità vincente. Pioli parla di situazione prioritarie, una scala gerarchica motivazionale in cui la vera mission, da condividere e coltivare con gli altri membri del suo staff, riguarda la gestione di chi ha un minutaggio inferiore. Il valore delle secondo linee, perchè termometro degli allenamenti: “chi non gioca alza i ritmi della seduta”. Appunto: ritmo ed intensità, naturale aggiungere anche velocità, nel caso specifico della Lazio. Queste sono le frecce nella faretra chi vuol fare un calcio europeo.

Singolo e Collettivo Chiarezza, davanti a tutto. Schiettezza fin da subito. “Non sono solito dare spiegazioni di scelte o esclusioni, se vogliono i ragazzi possono chiedere”. Pensate che il tecnico della Lazio ha un ufficio insonorizzato a Formello, aperto a qualsiasi confronto, sfogo se necessario. “Per carattere parlerei quotidianamente coi calciatori” spiega l’allenatore, “capire chi si ha di fronte per toccare i tasti giusti”. Logica che nasce dal fatto che ”i giocatori sono 11 uomini differenti, aziende individuali che svolgono un gioco collettivo”. La gestione di queste macchine da business in termini qualitativi che passa dal fattore quantitativo. “Sono troppi 30 giocatori”, ammonisce. Il perchè? Quello detto prima. C’è da motivare chi non gioca, ed una rosa troppo larga rischia di dilatare il lavoro di allenatore e collaboratori.

Le tre fasi Possesso, non possesso e transizione. Ecco le tre fasi distinte. Con la palla fra i piedi: muoversi per aprire soluzioni. In fase difensiva: pressing, organizzato, coi tempi giusti per recuperare (possibilmente) nella metà campo avversaria. Una sorta di pressione preventiva, perchè a “questi livelli la qualità è alta”. E poi la transizione. Persa palla “non si rincula” ma “si corre avanti” perchè la densità offensiva diventa arma double face per murare nell’immediato. Questo non è un dogma, ma una situazione innescata dalle punte, “se gli attaccanti escono noi andiamo”.

(fonte:sienasport.it)

Cittaceleste.it

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