Buio pesto.Niente sogni, solo solide realtà..

Buio pesto.Niente sogni, solo solide realtà..

SAN SIRO – Roma-Milano, andata e ritorno: le gerarchie cambiano. All’Olimpico fu dominio biancoceleste, viceversa nello stadio di casa, il Milan ha reso pan per focaccia alla Lazio. Tutto male per la squadra romana, che inizia male e finisce peggio. Pronti-via la Lazio scopre subito il suo fianco debole, la…

SAN SIRO – Roma-Milano, andata e ritorno: le gerarchie cambiano. All’Olimpico fu dominio biancoceleste, viceversa nello stadio di casa, il Milan ha reso pan per focaccia alla Lazio. Tutto male per la squadra romana, che inizia male e finisce peggio. Pronti-via la Lazio scopre subito il suo fianco debole, la catena di destra formata da Candreva e Pereirinha, rischiado da quella parte, prima un gol e poi un rigore. Il portoghese è andato immediatamente in difficoltà con il diretto avversario El Shaarawy, supportato dal giovane de Sciglio, che a sua volta ha costretto Candreva a rimanere basso. Tanto basso da essere lui l’ultimo, forse il penultimo uomo a dover chiudere fallosamente sul faraone, beccandosi la discussa espulsione che ha lanciato il Milan verso la vittoria. E’ indubbiamente questo l’unico appiglio per giustificare una tale disfatta, che diversamente non avrebbe giustificazione. Venti minuti di barricate in 10 uomini, ma il fortino cade a dieci minuti dall’intervallo con il gol di Pazzini e il morale va sotto i piedi.

Pochi giri di lancette e il diavolo, senza pietà,  con Boateng trova il colpo di grazia, ancora su ribattuta corta, che però da l’esatta dimensione di quanto la difesa laziale sia stata messa sotto pressione. La ripresa è una lunga sofferenza, culminata con la doppietta di Pazzini, per il 3-0 finale. Alla vigilia l’allenatore aveva detto, a domanda sui 24 anni di astinenza di vittorie contro il Milan in trasferta, che “Di tabù ne sente parlare tutte le settimane”, ma che la sua squadra sarebbe scesa in campo per dominare l’avversario, senza condizionamenti di sorta.Una medicina, che però, non sembra aver guarito la Lazio. Nessun tabù infranto quest’anno: nè contro il Milan, tantomeno contro le bestie nere Chievo e Siena, rispettivamente in casa e fuori. Petkovic non è un mago dunque, e forse non potrà trasformare Pereirinha in Konko, e neanche far sparire di botto tutti i difetti di personalità radicati nella rosa laziale. Rosa che certo non ha goduto, nell’ultimo mercato di gennaio, di quegli innesti che sembravano necessari. Non solo per sognare, ma anche mantenere tutto il vantaggio accumulato nei confronti delle inseguitrici. Bisogna vivere di “solide realtà”, che raccontano di una Lazio quarta un punto sotto ai rossoneri, quando due mesi fa erano lontani anni luce.

Cittaceleste.it

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