Candreva abbraccia la Curva Nord..

Candreva abbraccia la Curva Nord..

E’ nato due volte. Romano di origine, laziale di adozione. Segna sotto la Nord, è diventata una bellissima abitudine. Corre che quasi gli si spacca il cuore, s’invola verso la Curva della Lazio, la sua nuova casa, e l’abbraccia tutta. S’era sentito respinto, s’è fatto amare e ha conquistato tantissimi…

E’ nato due volte. Romano di origine, laziale di adozione. Segna sotto la Nord, è diventata una bellissima abitudine. Corre che quasi gli si spacca il cuore, s’invola verso la Curva della Lazio, la sua nuova casa, e l’abbraccia tutta. S’era sentito respinto, s’è fatto amare e ha conquistato tantissimi abbracci. In pochi ci sarebbero riusciti, lui ce l’ha fatta. Antonio Candreva e i suoi inizi, le sue radici, la sua storia, le sue missioni impossibili, le sue rinascite, le sue prodezze, i suoi sogni. Quando arrivò a Roma, nella sua città, si trovò a camminare sui carboni ardenti, portava un fardello pesante sulle spalle: quell’etichetta di romanista mai riconosciuta, sempre respinta con forza. Era in crisi d’identità e fu trattato da figlio illegittimo, fu accolto con fischi e offese, non è mai crollato. Candreva s’è rialzato più forte di prima, s’è rimesso in gioco, è ripartito da zero. «Vincerò questa sfida» ripeteva nei suoi primi giorni laziali. Il destino gli ha concesso una grande chance, un’ultima occasione, non l’ha sprecata. Lotito e Tare hanno puntato su di lui a gennaio, in pochi credevano in quell’acquisto. La mossa s’è rivelata azzeccata in poco tempo e oggi lo è ancora di più. Candreva s’era perso in provincia dopo aver sposato la Juventus. L’ascesa diventò discesa in brevissimo tempo, come in un incubo. Ancora prima era arrivato in Nazionale, sognava i Mondiali 2010, all’improvviso gli crollò il mondo addosso. La Juve non lo riscattò, Candreva fu sballottato a Parma e non ebbe successo. Arrivò la chiamata del Cesena, non c’erano i presupposti per rinascere. Quando tutto sembrava finito arrivò la telefonata della Lazio. Oggi Lotito ha in pugno un calciatore che solo due anni fa costava 15 milioni di euro, la Juve lo aveva acquisito dall’Udinese in prestito con diritto di riscatto della metà fissato a 7,5 milioni. La Lazio se l’è assicurato prelevando la metà del cartellino che apparteneva al Cesena e a giugno ha ratificato la comproprietà con l’Udinese versando 1,7 milioni di euro. Candreva ha stretto la mano alla Lazio per cinque anni e gli abbracci continuano.

Le origini: Tor de Cenci campo Mancini, i suoi primi calci a sette anni sulla via Pontina
Il campo Anzio Mancini è in pozzolana e si affaccia sulla via Pontina (al numero civico 605). Lasciando l’Eur e avviandosi verso Castel Romano e Pomezia, si vede benissimo anche transitando in macchina. Qui Antonio Candreva, quando aveva appena sette anni, s’affacciò per la prima volta e cominciò a giocare a calcio. Il fantasista della Lazio è nato e cresciuto a Tor de Cenci, quadrante Sud della Capitale, un quartiere vicino a Spinaceto e incastonato tra la Cristoforo Colombo e la via Pontina. A Tor de Cenci abita ancora la famiglia: papà Marcello, che lavorava in Guardia di Finanza, e mamma Lella. Antonio, già prima di essere acquistato dalla Lazio, si era preso una casa ad Anzio, dove tuttora vive con la moglie Valentina e Bianca, la piccola figlia di due anni. Da otto mesi fa il pendolare, 80 chilometri per arrivare a Formello, dove spesso si ferma a dormire. Presto si trasferirà a Roma in zona Cortina d’Ampezzo: sta solo aspettando che finisca la ristrutturazione di casa. Con la Lazio ha firmato un contratto di cinque anni (scadenza 2017) e il suo obiettivo, dopo aver trasformato il prestito in comproprietà, è essere riscattato a titolo definitivo. Con il Tor de Cenci, all’epoca guidato dal presidente Renato Sensi, il piccolo Candreva giocò una sola stagione. Nel ’95 era già entrato nel settore giovanile della Lodigiani.

La carriera: Il ds Acri lo fece debuttare in B con la Ternana, Leonardi lo portò gratis all’Udinese
Antonello Preiti, ds del Parma, vicino al Tor de Cenci, venne interpellato nel passaggio di proprietà della Ternana da Agarini a Longarini, patron della Lodigiani. C’era da spostare anche qualche giocatore e Preiti indicò Candreva alla Ternana. Preiti è anche il delfino di Pietro Leonardi, che prese da svincolato Antonio e lo portò all’Udinese e che poi lo ha voluto in prestito anche al Parma (esperienza andata male). Ma uno dei passaggi più importanti della carriera di Candreva si realizzò a Terni con il ds Guglielmo Acri, oggi nell’area tecnica del Pescara. Nel 2003-04 arrivò anche l’esordio in B. «Era al primo anno di Primavera e lo volli fortemente in prima squadra. Lo avevo visto giocare nella Lodigiani e lo ritrovai alla Ternana – racconta Acri – In quella stagione si alternarono tre allenatori: prima Sala, poi Brini, infine Caso. Candreva venne promosso nonostante ci fosse una rosa con una cinquantina di giocatori sotto contratto. Giocò un grande campionato. Antonio era di prospettiva: calcia di destro e di sinistro, ha visione di gioco, corsa. Poteva giocare in tutti e tre i ruoli dietro la punta nel 4-2-3-1 e anche da interno. Aveva quelle qualità che oggi sta sviluppando sulle corsie esterne». All’Udinese si accasò da svincolato. Erano cambiate le norme Fifa sui giovani (massimo 3 anni di vincolo e non più 5), andava rettificato il contratto ma la proprietà della Ternana non intervenne. Pozzo e Leonardi piazzarono il colpo a parametro.

I suoi amici: Del Piero, l’assist del primo gol in A. Rocchi conosciuto a Pechino durante i giochi olimpici
Due campioni per amici, due punti di riferimento, due esempi da seguire: Tommaso Rocchi e Alessandro Del Piero. Storie diverse, stima e affetto in comune. Antonio Candreva ha conosciuto Rocchi ai tempi dell’Olimpica a Pechino, era l’estate 2008, nacque subito feeling. Del Piero invece lo incrociò alla Juventus, fu proprio Pinturicchio a regalare a Candreva l’assist del primo gol in serie A. Era il 21 febbraio 2010, Antonio realizzò la rete della vittoria contro il Bologna al Dall’Ara, provò una gioia indescrivibile. Rocchi l’ha ritrovato a Roma, nella Lazio, gli è stato vicino nei momenti più difficili, quando i tifosi l’avevano respinto. Rocchi, come Del Piero, ha regalato a Candreva un passaggio al bacio: il ricordo risale al 7 aprile scorso, era la vigilia di Pasqua, la Lazio giocava contro il Napoli e Antonio sbloccò la partita raccogliendo un assist del capitano biancoceleste: scaricò un missile rasoterra, finì sotto la pancia di De Sanctis. Quel gol fece esplodere l’Olimpico, portò Candreva sotto la Curva Nord. Una scena simile a quella vissuta domenica sera nel match contro il Palermo: il bolide che ha bucato la rete dei rosanero, la corsa sfrenata sotto la Nord, lo sprint per raggiungere la panchina. Cera Rocchi ad attendere Candreva a braccia aperte, un amico sincero, pronto a passargli il testimone di laziale vero.

Il retroscena: Un tiro, un missile il gol col Palermo nasce dalle prove volute da Petkovic in allenamento
Un tiro, un golazo per dirla alla Altafini. Un missile sparato dai 25 metri, una prodezza studiata, pensata e voluta, non è nata per caso. Il merito è tutto di Antonio Candreva e del suo talento, ma l’idea di provarci dalla distanza, di trovare soluzioni alternative per centrare il bersaglio è nata in ritiro, in allenamento. Petkovic lo ripeteva a cantilena: «Tirate, tirate, tirate», nei primi giorni di lavoro. E i suoi uomini l’hanno preso alla lettera, l’hanno seguito con attenzione. Candreva è uno dei tiratori scelti, è capace di calciare con forza e precisione e l’ha dimostrato domenica contro il Palermo. Nel precampionato non s’è lavorato solo sulla tattica, s’è lavorato tecnicamente, migliorando la mira. Venivano organizzati esercizi specifici, comprendevano centrocampisti e attaccanti, a volte anche i difensori. A fine seduta in tanti si fermavano in campo per calciare a ripetizione, facevano le prove generali in vista dell’inizio dell’annata ufficiale. Candreva ha messo in pratica le indicazioni per la gioia di Petkovic. Chi conosce il tecnico bosniaco-croato s’aspettava una soluzione del genere in partita. Quando Candreva ha preso palla e s’è accentrato, in Monte Mario s’è udita una voce: «Ora tira…». Detto, fatto. Candreva ha tirato, ha colpito e ha affondato il Palermo. Gol così se ne vedono pochi in giro, gol così fanno sognare e vincere, gol così chiede Petkovic. Li rivedrete certi tiri e certi gol, potete prevederli.

La Nazionale: Novembre 2009, due presenze con il ct Lippi. Alla Juve iniziò la sua discesa
Pensa alla Lazio. Sa che per tornare in nazionale deve soltanto mantenere un livello alto di rendimento in campionato. Concetto espresso in modo sintetico durante il ritiro di Auronzo: «Negli ultimi anni, girando tante squadre in prestito e non avendo un ruolo preciso, mi è sempre mancata continuità. Inutile pensare alla nazionale sino a quando non avrò ritrovato continuità» disse a luglio sotto le Tre Cime di Lavaredo. Ha preso la rincorsa con Reja, sta continuando a correre con Petkovic. Prima o poi, riuscirà a conquistare la stima e la considerazione di Prandelli. Il ct Lippi, quando era il playmaker del Livorno di Cosmi, lo convocò in nazionale. Il debutto all’Adriatico di Pescara, 14 novembre 2009, Italia-Olanda 0-0. Candreva in campo per 75 minuti e un posto da titolare accanto a Camoranesi, Palombo e Pirlo con Gilardino e Palladino in attacco. Seconda presenza il 18 novembre, stadio Manuzzi di Cesena, per l’amichevole con la Svezia, vinta 1-0 (gol di Chiellini). Candreva ancora titolare e in campo nel primo tempo. Lippi si stava preparando per il Mondiale in Sudafrica. A gennaio sarebbe arrivato il trasferimento dall’Udinese (via Livorno) alla Juventus. Sembrava l’avvio di una carriera folgorante per Antonino. Invece a Torino sfumò la maglia azzurra e cominciò la discesa. Una spirale interrotta dal ds Tare e dalla Lazio, abilissimi a puntarci e rilanciarlo a gennaio.

Fonte: Corriere dello Sport – Fabrizio Patania / Daniele Rindone

Rob.Mac. – Cittaceleste.it

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